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Buon giorno Giulia, come va? Come sono andati gli ultimi mesi?

L’ultimo periodo è stato positivo per la nostra comunità. Ora possiamo dire con sicurezza che Arimo ha un nuovo servizio. Nei primi mesi il nostro obiettivo era valutare la possibilità di aprire una comunità come la nostra, grazie a un progetto finanziato da "Con i bambini". Era una sperimentazione. Ora la nostra cooperativa può dire di avere una comunità di pronta accoglienza ad alta intensità.

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Puoi spiegarci questo passaggio? Come siete passati dalla fase di valutazione a quella della certezza?
In questi ultimi mesi si è costituito un rapporto solido con i servizi del penale, con l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni e con il Centro di Giustizia Minorile, e con i servizi sociali territoriali, del comune di Milano ma anche di molti altri comuni della Lombardia, dell’Emilia Romagna, del Piemonte e della Liguria. Ci hanno conosciuto, hanno visto come lavoriamo, e la relazione si è intensificata, tanto che oggi abbiamo una sorta di lista d’attesa, per l’inserimento di nuovi ospiti nella nostra comunità.

Inoltre, si è costituita un’équipe stabile. Mancherebbero ancora due operatori, ma il gruppo che sta operando in questo momento, lavora in maniera costante, in modo coordinato e seguendo un’impostazione univoca. Questa compattezza sta dando buoni frutti. In una comunità come la nostra la coerenza e la chiarezza dei principi educativi sono fondamentali.

Quanti ragazzi ospita al momento La Traccia?
Al momento otto.

Che genere di richieste avete? Chi sono i ragazzi che vi vengono proposti dai servizi sociali?
In prevalenza sono giovani che hanno commesso reati e sono a piede libero. Hanno avuto una denuncia per qualcosa che hanno fatto. Quando vengono ammessi, le forze dell’ordine li vanno a prendere a casa e li portano da noi. Ci sono poi ragazzi in messa alla prova o in misura cautelare, comunque sempre del circuito penale, i quali sono all’interno di un percorso e di un progetto che è risultato fallimentare all’interno di un’altra struttura comunitaria. Ci sono anche ragazzi che arrivano direttamente dall’Ipm, dal carcere, in cui sono stati inseriti momentaneamente, in attesa di una collocazione in comunità.

Ci sono anche ragazzi segnalati dal servizio sociale civile, i quali sono stati sono allontanati dalla loro famiglia per violenze che hanno subito, abusi, trascuratezza, maltrattamenti intrafamiliari. Oppure ragazzi la cui famiglia non è in grado di esercitare il necessario contenimento. Sono autori di piccoli reati che ancora non rientrano nell’ambito penale perché minori di quattordici anni o perché ancora non sono stati denunciati. Ci sono infine ragazzi che sono al limite della devianza, con un comportamento inadeguato e pericoloso, prima di tutto per loro stessi, con famiglie che non riescono a garantire il necessario presidio educativo.

Quanti anni hanno?
Una media di quindici, sedici anni.

Ce ne sono anche di più giovani di quattordici anni?
Al momento no, ma arrivano richieste per ragazzi tanto piccoli. In passato ne abbiamo avuti, pochi, ma ci sono stati.

Ragazzi che hanno commesso reati, magari anche violenti, e ragazzi che hanno subito violenze e abusi. Come fanno ad andare d’accordo? Che tipo di relazione si stabilisce tra loro?
Nella nostra comunità questa differenza non sussiste. I ragazzi non hanno un’etichetta in base alla loro provenienza. Qui dentro valgono per tutti le stesse regole, gli stessi trattamenti, la stessa considerazione da parte degli operatori. Devi poi considerare che a loro stessi non piace essere entrare in relazione con i compagni a partire da quello che hanno fatto o subito. A volte si presentano tra loro in un modo che non che rispecchia la loro realtà. Un po’ perché si vergognano, un po’ perché vogliono essere conosciuti in un modo diverso, che possano decidere loro.

Gli obiettivi del nostro lavoro sono anzitutto la tutela e il contenimento, un’osservazione a trecentosessanta gradi dei nostri ospiti. E questo vale per tutti loro, senza distinzione per categorie. Lo facciamo con strumenti che sono gli stessi per tutti: il colloquio con l’assistente, il colloquio con gli operatori, la valutazione psicologica con uno psicoterapeuta, l’orientamento per la scuola e per il lavoro con la nostra orientatrice, lo spazio neutro gestito dagli operatori di Arimo. Tutto uguale per tutti.

Avete già fissato un vostro regolamento? E come differisce da quello di una comunità educativa di lungo periodo?
Sì, ed è diverso solo in riferimento alla tutela e al contenimento, che qui sono più necessari. Gli ospiti non hanno la possibilità di uscire se non accompagnati dagli operatori. Il nostro regolamento è molto stringato. Poche regole, molto semplici. Riguardano il rispetto degli altri e delle norme socialmente condivise.

Esistono anche indicazioni legate alle consuetudini della vita quotidiana? Come sistemarsi la camera, l’igiene, il linguaggio che usano?
Certo. Riguardano le condizioni minime del buon vivere all’interno di uno spazio comune. La cura degli ambienti fa parte della quotidianità. E, nella quotidianità, i ragazzi, con l’aiuto e l’accompagnamento degli educatori, che sono molto più presenti e concedono meno autonomia rispetto a quanto non accada nelle nostre comunità educative, hanno queste responsabilità che riguardano l’andamento e la gestione della quotidianità.

Ad esempio devono, con l’accompagnamento stretto dell’educatore, fare le pulizie della stanza e degli altri spazi della comunità, cucinare per sé e per tutti, fare la lavatrice, prendersi cura dell’orto o partecipare al lavoro che si svolge nei nostri altri laboratori. Sono "obblighi" che riguardano sempre, prima di tutto, il loro stesso benessere.

Se un ragazzo viola una regola delle dodici “fondamentali”, quelle del regolamento, immaginiamo che la conseguenza sia una comunicazione al servizio sociale.
Sì, esatto. Perché sono, appunto, regole fondamentali: se uno viola una di queste regole, viene messa in discussione la sua permanenza all’interno della nostra comunità.

Quali attività ludico-ricreative sono possibili all’interno della comunità, visto che non potete portare i ragazzi all’esterno?
Abbiamo una palestra. Gli educatori, poi, ogni fine settimana si organizzano per portare ognuno qualcosa di proprio. C’è ad esempio un educatore che ha fatto un corso di giocoleria, e quindi porta i suoi strumenti e viene realizzato un piccolo laboratorio di giocoleria. Altri sono esperti di particolari giochi di gruppo da tavolo, altri propongono il karaoke, altri invece suonano e portano il loro strumento. La domenica cuciniamo menu particolari. Si decide di fare un menu etnico o regionale, o di preparare torte e dolci. Organizziamo tornei di playstation, visioni di film, e così via.

I ragazzi hanno disposizione cellulari?
Assolutamente no. Nessuno. Questa è una delle dodici regole fondamentali. Non è possibile per quelli del civile e tantomeno per quelli del penale. I ragazzi comunicano una volta alla settimana dal telefono della comunità, in vivavoce e in lingua italiana, alla presenza dell’educatore, le persone autorizzate dal servizio sociale, che solitamente sono i familiari.

Per quanto tempo possono parlare?
Quindici minuti, una volta alla settimana.

Sarà probabilmente presidiato anche il televisore.
Certo, ci sono criteri anche per il televisore, per quello che possono o meno vedere. Si decide insieme, perché tutto da noi deve essere e avere valore educativo. Tutto quello che noi facciamo e proponiamo ai nostri ospiti deve avere un senso rispetto alla loro progettualità. Alla loro osservazione, tutto quello che avviene è per noi un’occasione di osservazione. Non è che vietiamo di vedere determinati film, ma la visione deve avere un senso, un significato, anche perché questi sono ragazzi che arrivano da una situazione di alto rischio, da condizioni che sono pericolose a livello psicofisico per un minore. C’è chi ha passato un periodo abbandonato per strada. C’è chi era strafatto di sostanze, c’è chi è stato anche in carcere. Quindi vedere e riattivare certi stimoli può essere negativo, in questo primo periodo di osservazione che ci compete. Ecco perché limitiamo e controlliamo quello che guardano

Se un ragazzo ha problemi di sostanze, come fate a gestire l’astinenza?
Noi collaboriamo con il SerT di riferimento, che è quello di Rozzano. Loro hanno la responsabilità di dire quello che i giovani devono fare per non soffrire della mancanza delle sostanze. Alcuni prendono dei farmaci, che sono prescritti dal SerT.

Ti facciamo una domanda che abbiamo rivolto anche ai ragazzi: una cosa positiva e una negativa di questo periodo?
Negativo è ancora oggi le comunità educative fanno un’enorme fatica a lavorare in rete con la neuropsichiatria e i servizi sociali. Fatica di fare rete, soprattutto con la neuropsichiatria, perché abbiamo ospitato e ospitiamo ragazzi che hanno patologie, anche diagnosticate, neuropsichiatriche. E la Uonpia, l’unità operativa di neuropsichiatria, è quasi inesistente. Questo è il problema più grande.

La cosa positiva è quanto dicevo prima: il consolidamento del nostro servizio all’interno dell’offerta educativa di Arimo.

Tra i vostri laboratori ce n’è uno cui i ragazzi sono particolarmente interessati?
La falegnameria, il recupero dei mobili. Raccogliamo bancali di legno da una nostra rete, e con i bancali i ragazzi sono in grado di costruire, con l’aiuto degli operatori, cose molto interessanti. Hanno fatto panchine, le bacheche per le loro camere, abbiamo in progetto di costruire dei comodini. Stanno facendo cose davvero molto belle. Hanno costruito armadi per la cucina, tavolini per giocare a carte, a scacchi. Li appassiona molto. Molto più, ad esempio, del lavoro nell’orto, che non piace molto.

Un aneddoto particolarmente bello? Qualcosa che non ti aspettavi e ti ha colpito?
Il fatto che, anche se stanno qui poco tempo, notiamo un’incidenza a livello affettivo, di ricordo, davvero importante. Alcuni ospiti, nonostante il breve periodo in cui sono stati da noi, ci chiamano o ci mandano i loro saluti attraverso l’assistente sociale, lo spazio neutro o tramite altri nostri servizi. Ci ricordano positivamente e vogliono dircelo.

Un ragazzo che arriva da voi, magari è stato denunciato per un reato, probabilmente ha un umore difficile, depressivo, rabbioso. Da quello che stai dicendo, riuscite a vedere un cambiamento del suo stato d’animo nel corso della permanenza da voi.

Sì, anche in breve tempo. Si deve anche al lavoro buono che fa il gruppo degli ospiti più “vecchi”. Perché comunque si crea il gruppo di quelli che sono in struttura da più tempo e che hanno quindi più esperienza, i quali aiutano gli ultimi arrivati. Questo è importante, fondamentale. Così come lo è il fatto che il gruppo degli operatori ormai si è abituato a questo tipo di ragazzi, sa come accoglierli, come trattarli nei primi tempi. Li lascia un po’ “friggere”, come diciamo noi. Poi, piano piano, li coinvolge nelle piccole cose.

Lasciarli “friggere” vuol dire lasciarli un po’ soli con se stessi, creare un tempo di sospensione, di riflessione, fino a quando non si attivano da soli?
Sì. Accettare i musi lunghi, i silenzi, lasciarli un po’ per loro conto, dargli la possibilità di smaltire l’arrabbiatura, la delusione, la sofferenza, riconoscendola e lasciandola appunto diminuire. Questo è importante.

Quanto tempo rimangono più o meno i ragazzi nella vostra comunità?
Tre mesi

Hai detto che più “vecchi” quando ne arriva uno nuovo lo aiutano a inserirsi. Cosa fanno, in particolare?
Gli spiegano le regole e, soprattutto, gli “presentano” gli operatori. Consigliano come comportarsi in generale ma anche con l’uno o con l’altro degli educatori. Non devi fare questo quando c’è lui, puoi fare questo quando c’è quell’altro. Lui è più severo, lei è meno severa. Questo li aiuta, li fa “entrare” nello spirito della comunità, nel suo ambiente.

Cosa ti aspetti per il futuro?
Mi ripeto, ma per noi è importante: di avere un nostro neuropsichiatra di riferimento.

Grazie. Buon lavoro, Giulia!

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Abbiamo rivolto alcune domande agli ospiti della comunità La Traccia. Queste le loro voci:

Primo ragazzo

Qual è la cosa più positiva e quale quella più negativa in questo momento?
Quella positiva è il fatto di fare qualcosa che aiuta a migliorare me stesso. La più negativa invece è di non poter vedere la mia famiglia e alcune persone cui tengo molto.

Qual è la cosa che ti manca di più (a parte la libertà?
Giocare a calcio, fare attività sportiva. La mia fidanzata.

Sei arrabbiato? E, se sì, con chi?
Sono arrabbiato con me stesso perché potevo evitare di fare quello che ho fatto. Ce l’ho con me stesso, soprattutto.

Se tu potessi decidere di aggiungere (o togliere) qualcosa nella struttura e nei locali della comunità cosa faresti?
Aggiungerei una piccola area svago, all’esterno, dove poter praticare dello sport.

E se potessi aggiungere, o togliere, un'attività?
Toglierei l'orto, perché non mi ci trovo bene, e aggiungerei la possibilità di fare una corsetta o una passeggiata all’esterno.

E se tu potessi aggiungere una regola che valga per tutti?
Che ognuno deve fare bene il suo lavoro, fino in fondo, senza lasciare cose che poi devono sistemare gli altri.

Ritieni che la comunità in questo momento della tua vita ti stia servendo?
Sì perché prima non riuscivo a gestire bene determinati miei sentimenti, come la rabbia. Ora sento che sto riuscendo a controllarla molto di più.

 

Secondo ragazzo

Qual è la cosa più positiva in questo momento?
Di avere un tetto sopra la testa, e che ci sono persone che ci proteggono.

E la più negativa?
Che non posso vedere le persone care.

Cosa ti manca di più?
La mia famiglia

Sei arrabbiato? E, se sì, con chi?
Sono arrabbiato per le regole, ma non tantissimo. Perché non posso uscire nemmeno per poche ore. E poi ho un percorso penale, la messa alla prova. Anche per questo sono un po' arrabbiato.

Cosa può fare la comunità per aiutarti in questi giorni?
Lascia fare quello che piace ragazzi, qualche volta.

Cosa cambieresti nelle attività della comunità?
Toglierei un po’ di ore di lavoro e aggiungerei più attività come il calcetto o il nuoto. Aggiungerei la possibilità di uscire e andare in piscina.

Se tu potessi aggiungere una regola che valga per tutti?
Ci sono già abbastanza regole.

Pensi che in questo momento comunità ti sia utile?
Non come prima.

 

Terzo ragazzo

Qual è per te la cosa più positiva In questo momento? 
Che sto imparando tante cose. Questo progetto mi sta servendo. È un'esperienza importante per me, mi fa capire gli sbagli. È dagli sbagli che si impara.

Quella più negativa?
Non stare con i miei genitori con la mia famiglia.

Cosa ti manca di più?
La mia famiglia.

Sei arrabbiato?
No. Non sono arrabbiato.

Cosa potrebbe fare la comunità per aiutarti più in questi giorni?
Farmi vedere la mia famiglia, lasciarmi fare qualche rientro a casa.

Se tu potessi aggiungere qualcosa alla comunità, cosa faresti?
Metterei una biblioteca.

E se potessi aggiungere una regola che valga per tutti?
La preghiera prima di pranzare. Ognuno rispetta la sua religione e fa una piccola preghiera.

Pensi che la comunità ti serva, ti sia utile?
Mi sta servendo sì, lo dico sinceramente, perché ho capito chi sono i miei veri amici. Chi è buono tra le persone che ho attorno e chi avevo attorno di cattivo. Mi ha fatto capire che certa gente mi vuole del male. Da quando sono venuto in comunità ho capito chi mi voleva bene e mi vuole aiutare, proteggere. C'era tanta gente che faceva finta di proteggermi, però erano falsi. Non girerò più con gente che non si comporta bene, per non dire da delinquenti.

 

Quarto ragazzo

Qual è per te la cosa più positiva In questo momento?
Fare i lavori, occupare il tempo, per pensare di meno al posto in cui mi trovo.

E la cosa più negativa?
Non poter sentire spesso la mia famiglia, gli amici.

Cosa ti manca di più?
La mia famiglia.

Sei arrabbiato?
Sono arrabbiato con me stesso perché ho fatto certe cose che, se tornassi indietro, non rifarei

Cosa potrebbe fare la comunità con i suoi educatori per aiutarti di più?
Mi sento aiutato a sufficienza.

Cosa toglieresti nei locali o nella struttura della comunità?
Toglierei la palestra e metterei una sala giochi con biliardo, calcio balilla, e altri giochi.

E se potessi aggiungere una regola?
Di non dire parolacce e portarsi rispetto a vicenda.

Perché non dire parolacce?
Perché dalle parolacce partono le provocazioni e le tensioni e la mancanza di rispetto.

Ti è utile la comunità?
Sì, la comunità in questo momento mi è utile, mi sta riportando sulla strada giusta, a mio parere.

 

Quinto ragazzo

Qual è la cosa più positiva per te in questo momento?
Sono quasi alla fine del mio percorso in questo posto e mi sento più vicino alle persone care. So che è tornato un mio amico e da poco anche una persona a cui voglio molto bene. Durante il mio percorso mi aveva abbandonato per un certo periodo di tempo, il fatto che sia tornata mi riempie.

Poi, il fatto che ci sia una psicologa. Il sostegno psicologico sento che mi potrebbe aiutare. Questa è una cosa positiva perché posso conoscere meglio me stesso e risolvere i problemi della mia personalità. Posso affrontare alcuni problemi come la rabbia.

È la cosa più negativa?
Che sono tornate quelle persone e mi sento più vicino a loro, ma non posso avere con loro un contatto visivo e fisico.

Qual è la cosa che ti manca di più?
Forse le abitudini che avevo prima, passare il tempo con le persone cui sono legato.

Sei arrabbiato?
Non sono proprio arrabbiato. Qualche volta deluso

E quando mi sento arrabbiato non riesco a dare una colpa a qualcuno. Con la psicologa alcune volte ne parlo. Lei mi dà delle opzioni. Mi chiede se sono arrabbiato con la mamma o con il papà. Alcune volte mi sento arrabbiato con mio padre.

Cosa potrebbero fare gli educatori per aiutarti più?
Visto che io sono uno che non chiede molto aiuto, perché alcune volte penso di non averne bisogno, ma in realtà certe volte ne ho bisogno, magari potrebbero, quelle volte, cercare di parlarmi, di chiedermi se ho bisogno di una mano. Di un colloquio in separata sede. Di sfogarmi un po' per tirarmi un po' su di morale.

Se potessi decidere di aggiungere o togliere qualcosa nei locali nella struttura della comunità, cosa faresti?
Visto che la palestra non la uso molto, la toglierei, per aggiungere ad esempio una sala giochi, nel rispetto delle regole delle comunità.

E quale attività aggiungeresti?
Una proposta potrebbe essere, per esempio, fare sempre alla domenica, in modo fisso, i tornei con i giochi. Possono tirare su il morale agli ospiti della comunità.

E se potessi aggiungere una nuova regola?
Di non stuzzicare o scherzare troppo, perché alcune volte se uno sta male non vuole giocare o scherzare con un altro. Questa cosa potrebbe aumentare il suo malessere, perché in quel momento non vuole essere disturbato, non vuole essere pressato.

Pensi ti stia servendo la comunità?
In questo momento sì. Anche se ancora non riesco ad accettarlo ma stare in comunità mi ha aiutato, perché qui ho trovato sostegno psicologico. La psicologa mi è stata molto d’aiuto. I problemi che avevo, fuori non li avrei mai risolti o probabilmente li avrei risolti troppo tardi. Qui invece li ho risolti in poco tempo, solamente parlando. Quindi questa cosa per me è molto di aiuto.

 

Sesto ragazzo

Qual è per te la cosa più positiva In questo momento?
Il fatto che ci sono degli educatori che mi aiutano e mi fanno sentire bene nei momenti difficili.

Quella più negativa?
Che ho un processo penale in corso.

Cosa ti manca di più?
La cosa che mi manca di più è una persona cara che era in un’altra comunità.

Sei arrabbiato?
Sono arrabbiato con me stesso per la cavolata per cui sono entrato qua dentro, e basta.

Cosa potrebbero fare gli educatori per aiutarti di più?
Stanno già facendo abbastanza.

Cosa modificheresti o aggiungeresti nelle attività?
Toglierei il découpage e aggiungerei il teatro.

Credi che la comunità ti sia utile?
In questo momento sì. Mi aiuta a riflettere su quello che ho fatto, che è stato un mio errore.

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