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Nel 2021 abbiamo costituito la start-up Dedu | Digital Education e abbiamo creato l’app dedu (https://www.dedu.app/). Perché “surfare” in questo mare sconosciuto in cui educazione e digitale tentano di sfiorarsi?

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Se sommiamo ciò che siamo stati “costretti” a sperimentare nel corso della pandemia causata dal Covid 19 per poterci tener collegati tra operatori sociali e con le persone di cui ci stavamo occupando all’interno dei nostri servizi, e i soldi in arrivo tramite il PNRR che spingeranno anche le organizzazioni del Terzo Settore verso la digitalizzazione, il gioco è fatto e si capisce perché c’è questo gran parlare di transizione digitale anche all’interno di questo ambito.

Ma in questo pullulare di iniziative, di seminari, di webinar e di aziende che propongono i loro prodotti, siamo sicuri di sapere di cosa stiamo parlando? O meglio, ci siamo chiesti cosa stiamo cercando?

Se spostiamo la nostra attenzione sui bisogni del mondo del sociale in rapporto al mondo del digitale, vi è una prima area, quella su cui quasi tutti si stanno concentrando, che riguarda la ricerca di strumenti che potrebbero essere utili al lavoro educativo diretto con le persone a cui i servizi si rivolgono. Ci riferiamo ad esempio alle piattaforme per la comunicazione a distanza, alle tecnologie per il gioco o per la gestione di attività cooperative. Si cercano strumenti ma anche si ha fame di apprendere competenze nell’uso di alcuni strumenti, come il sapere usare ed orientarsi nel mondo dei cosiddetti “social” (facebook, instagram, tik tok, ecc.).

Ci sono poi i bisogni espressi dai dirigenti delle organizzazioni del Terzo Settore che ricercano gestionali complessi, in grado di raccogliere dati riguardanti utenti, operatori, enti, clienti, ore lavoro, budget, spese e chi più ne ha più ne metta e che siano al contempo in grado di produrre delle reportistiche per monitorare l’attività interna e per rendicontare agli enti committenti i risultati del lavoro dei propri servizi.

A nostro avviso esiste una terza area di bisogni, di cui pochissimi parlano, che risponde alla seguente domanda: esistono degli strumenti digitali che possono aiutarci a potenziare la qualità del processo di lavoro, permettendo così di migliorare l’appropriatezza degli interventi a favore delle persone di cui ci si occupa nei servizi?

Per rispondere è necessario in prima istanza chiederci se realmente pensiamo di aver bisogno di migliorarci e quali sono gli ambiti in cui oggi il mondo dei servizi socio-educativi potrebbe agire per innescare processi di miglioramento della qualità dei propri interventi.

Dalla nostra esperienza, ci sembra ci siano almeno quattro ambiti che di seguito sinteticamente descriviamo:

  1. affinare la capacità di costruire progetti socio-educativi appropriati ai bisogni delle persone: quando parliamo di PEI, solitamente ci riferisce all’atto della scrittura degli obiettivi che ci si prefigge, dimenticandoci che il PEI è prima di tutto un processo di lavoro che comprende alcune precise fasi: la conoscenza della situazione (assessment, osservazione, analisi); la scelta degli obiettivi; la realizzazione delle attività progettate e la verifica dell’intero processo in maniera circolare e continua. Il tutto non come un atto unidirezionale dell’operatore verso l’utente, bensì in maniera partecipata, co-costruendo significati, negoziando le scelte, analizzando insieme cosa accade durante il percorso, pronti in ogni momento a riaggiustarlo. L’appropriatezza degli interventi è quindi correlata all’appropriatezza del processo che i professionisti generano, in maniera riflessiva, per condividere con le persone il senso della direzione verso cui si sta cercando di andare;
  2. agire secondo un preciso ed esplicito metodo di lavoro: l’idea di PEI come processo di lavoro, co-costruito con le persone non più destinatarie ma protagoniste e “proprietarie” del proprio progetto di vita, richiede agli operatori di farsi aiutare da un metodo di lavoro capace di accompagnarli in questo complesso e delicato percorso. Parlare di metodo, significa avere una cornice teorica di riferimento, degli strumenti congruenti, delle procedure chiare e trasparenti, un’organizzazione allineata a tale sistema sia per quanto riguarda funzioni, compiti e distribuzione delle ore di lavoro;
  3. prendersi cura della circolazione delle informazioni: il lavoro nel sociale è un lavoro complesso, che si muove entro sistemi complessi, entro reti di relazioni, persone ed enti che hanno bisogno di muoversi in maniera sincronica e convergente. E’ evidente quindi la centralità di una buona circolazione delle informazioni per mantenere alto il livello di conoscenza e consapevolezza tra tutte le parti coinvolte di ciò che sta accadendo. Una comunicazione completa, trasparente e che si muove “in tempo reale”, è come l’olio nel motore di un’automobile: la sua assenza produce danni a volte irreparabili;
  4. convincersi dell’importanza della documentazione: quanto detto richiede il supporto di una buona e curata documentazione del lavoro. Si documenta non per costrizione o per rispondere a richieste formali, ma per scelta. Si documenta per darsi uno spazio di riflessività sul proprio operato; si documenta per comunicare ad altri quello che è accaduto, quello che si è fatto, quello che si potrebbe fare; si documenta per lasciare testimonianza di un percorso; si documenta perché si riconosce il diritto delle persone di cui ci si occupando di sapere dove siamo, cosa facciamo, come lo stiamo facendo.

E’ all’interno di questa terza area e, quindi, per cercare di rispondere ai bisogni ad essa collegata, che nasce la startup Dedu | Digital Education, che ha come mission il favorire un interscambio positivo tra il mondo dell’educazione e quello della tecnologia.

20220223 dedu 2Dall’ascolto delle realtà che operano in prima linea nei servizi socio-educativi, abbiamo capito che il punto di partenza non poteva che essere la creazione di un’app che accompagnasse gli operatori nella creazione del PEI assumendo i quattro ambiti di potenziale miglioramento che abbiamo appena descritto. È nata così dedu app.

 

Quali sono in sintesi le sue caratteristiche innovative?

  1. Partiamo da cosa non è: non è un gestionale, inteso come uno strumento in cui l’obiettivo è inserire più informazioni possibili per produrre dati20220223 dedu 3 con la finalità di monitorare l’andamento dell’attività di un’organizzazione, di un servizio o di un progetto.
  2. È invece un’app che accompagna l’intero processo di scrittura di un PEI (dati di partenza, analisi della situazione, progettazione, valutazione) e la sua continua e necessaria rimodulazione per poter seguire l’evolversi nel tempo dei percorsi di vita delle persone (riprogettazione).
  3. È pensata quindi per essere a “portata di mano” dell’operatore che la può avere sempre con sé nella propria “tasca”, potendo consultare istantaneamente gli elementi del progetto che gli interessano o inserire nuove informazioni decisioni.
  4. È così semplice e graficamente accattivante da superare le resistenze al suo utilizzo anche dal più “analfabeta digitale” tra gli operatori sociali.
  5. È in grado mettere in comunicazione in tempo reale tutte le persone coinvolte in un progetto grazie alla funzione del “diario di bordo smart™”, permettendo così una facile circolazione delle informazioni.
  6. È infine in grado di generare dei report che permettono di avere uno sguardo sia sui singoli progetti, sia sull’andamento dell’attività di una équipe, sia di un’intera organizzazione.

Chi volesse conoscerci e conoscere più approfonditamente dedu app, basta che si colleghi a www.dedu.app: troverà indicazioni su come partecipare a webinar di presentazione dell’app, scaricare materiali e informazioni su come provare l’app. 

Marco Tuggia
Pedagogista e co-fondatore di dedu | digital education

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