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"La Porta dell’Umanità" è un’imponente installazione artistica collettiva realizzata dai ragazzi di Arimo coadiuvati dagli operatori della comunità, per l'iniziativa Pane in Piazza 2025, organizzata dai Missionari cappuccini di Milano. Si tratta di un progetto di Arimo Lab nato dalle mani e dalle esperienze di giovani migranti non accompagnati e ragazzi in messa alla prova, accolti nella comunità "Casa di Camillo". Rappresenta un esempio concreto di integrazione positiva, creatività collettiva e costruzione di bellezza condivisa.

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"La Porta dell’Umanità" è molto più di una scultura: è un simbolo.
Un invito a superare la paura dell’altro e a riconoscere nella diversità un’occasione di crescita comune. È un passaggio ideale che unisce le culture e accoglie chi arriva con il desiderio di costruire un futuro migliore.

La Porta dell’Umanità è fatta di legno di abete e decorata con motivi etnici e simboli culturali provenienti da diverse parti del mondo. L’opera misura 3,70 metri in altezza e 4,50 metri in larghezza, e si ispira alla forma antica dei portali cerimoniali dei popoli della foresta equatoriale africana.

Il colore predominante è il rosso: una scelta simbolica, che richiama sia la fatica del cammino migratorio sia la terra rossa d’Africa, ricca di memoria e di vita. I disegni che rivestono la struttura – realizzati dai ragazzi ospiti della comunità – rappresentano i loro paesi d’origine, le loro storie, e le culture che portano con sé.

Sui pannelli troviamo anche antichi simboli dei popoli autoctoni dell’Africa centrale, come quelli della foresta equatoriale, da cui proviene anche Stéphane Ngono, artista e educatore di origine camerunese che ha curato l’intero progetto artistico. L’inserimento di questi elementi è un omaggio alla bellezza della scrittura visiva tradizionale africana e alla sua capacità di raccontare, senza parole, storie universali.

Questa la presentazione dell’opera nelle parole di Stéphane Ngono, suo ideatore:

“Quest'anno abbiamo realizzato, insieme ai ragazzi della comunità per adolescenti "Casa di Camillo", che accoglie minori stranieri non accompagnati e ragazzi in messa alla prova, un’opera artistica da esporre esposta in Piazza del Duomo a Milano.

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Vivendo e lavorando in Italia, vedo ogni giorno come lo straniero venga spesso raccontato solo come un problema. I media parlano quasi esclusivamente degli aspetti negativi dell’immigrazione, alimentando diffidenza e rifiuto. Eppure, nella costruzione di quest’opera – un portale simbolico – ho visto un’altra faccia dell’immigrazione: luminosa, creativa, piena di bellezza.

I ragazzi con cui lavoro portano nelle loro "valigie migranti" non solo fatica e dolore, ma anche sogni, arte, speranza, e una profonda voglia di costruire un futuro migliore. In una città che spesso fa fatica ad accogliere, loro ci insegnano a guardare con occhi nuovi, a cogliere – nei piccoli gesti quotidiani – la bellezza della diversità.

La nostra installazione rappresenta proprio questo: l'incontro delle culture, la fusione delle storie, la costruzione di una nuova narrazione possibile.

Un’opera che non è solo estetica, ma anche simbolica: un invito a guardare all’immigrazione non con paura, ma con apertura. A vedere nelle differenze non un ostacolo, ma una ricchezza comune.

Con questo lavoro vogliamo ispirare un futuro più bello e pieno di opportunità, per tutti”.

La Porta dell’Umanità, esposta in Piazza del Duomo a Milano dal 23 agosto al 1° settembre 2025, è un progetto di ARIMO LAB – della Cooperativa ARIMO, realizzata dai ragazzi della comunità educativa Casa di Camillo, a cura di Stéphane Ngono (disegni e simboli) e Matteo Bissaca (struttura).


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