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L’essere madri, così come l’invecchiare, non è una cosa per i deboli di cuore. Qualcuno ha detto, a proposito della genitorialità, che è spesso una cosa piena di gioia ma per nulla divertente. A volte ce n’è molto poca anche di gioia. A volte c'è un bel po' di paura. Ma aiutare a crescere e sostenere un essere umano dalla nascita fino all'età adulta, è anche una delle esperienze più profondamente gratificanti e misteriosamente meravigliose in cui un essere umano possa trovarsi coinvolto.

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A raccontare la sua esperienza è Karen Dolan, membro di un gruppo di studio per i diritti sociali a Wahington e madre di un ragazzo transgender, adolescente e attivista del movimento transgender.

Ogni bambino, spiega Karen, si presenta al suo genitore o ai suoi genitori con talenti e sfide inaspettati. Le sfide più difficili da affrontare possono metterci alla prova e portarci oltre limiti che mai avremmo immaginato la nostra forza d’animo potesse superare.

Eppure, tanto più in quanto madri, non abbiamo altra scelta che mettere in gioco quell'amore e forza materni innati, a un livello tale da essere all’altezza del compito che ci troviamo di fronte.

Non avrei mai immaginato di poter dare alla luce un bambino il cui cervello si è costituito, già in utero, al femminile, ma i cui organi riproduttivi erano ciò che definiamo come maschile.

Io non sapevo nemmeno che ciò potesse accadere. Ma poi ho scoperto che questo succede in un sacco di casi. Non era solo la mia situazione. Il mio bambino è nato transgender.

Fare da madre a un bambino transgender nato nel 2000, molti anni prima che ci fosse una qualche comprensione pubblica del processo naturale di ciò che rende un bambino transgender, è stata una di quelle montagne che la maggior parte delle madri spera di non dover scalare. Le madri desiderano che i loro figli abbiano un percorso di vita facile.

La confusione mi travolgeva quando il mio piccolo "ragazzo" insisteva sul fatto che "lui" fosse una ragazza, quando si costruiva abiti femminili utilizzando coperte, tovaglioli, camicie; o per il fatto che trasformava i suoi camion in bambole e li "allattava"; o per il fatto che tutte le sue amicizie all’asilo o alla scuola elementare fossero delle femmine.

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Ma le madri non possono permettersi il lusso di rimanere confuse. Le madri si educano e si informano. Le madri fieramente proteggono. Le madri combattono. Le madri nutrono. Le madri amano. Le madri si assicurano che i loro figli vivano.

Ho trovato gruppi online di altre madri che avevano avuto figli come la mia. Ho cercato gli esperti di salute, di medicina e di questioni di genere. Ho divorato la più recente letteratura e passato al setaccio gli articoli scientifici presso il National Institutes of Health. Ho combattuto in cause legali interminabili coloro che cercavano di placare la propria paura e ignoranza negando l'identità di mia figlia e cercando di piegarla alle loro idee su chi sarebbe dovuta essere e diventare.

Ho imparato che il mio piccolo "ragazzo" era sempre stato la mia bambina, proprio come lei aveva insistito e affermato di essere sin dalla prima infanzia. Ho imparato che quando i bambini transgender non hanno una famiglia di sostegno o una giusta atmosfera a scuola, fanno rilevare un tasso di suicidio nove volte superiore rispetto alla popolazione generale.

Fanno esperienza di molestie nelle scuole, di violenza sessuale e bullismo, e corrono il rischio di diventare persone senza fissa dimora, a livelli di gran lunga superiori rispetto ai loro coetanei cisgender. Studenti trans di colore esperiscono discriminazione e violenza a tassi ancora più elevati rispetto ai loro coetanei transgender bianchi.

Ho imparato che con il corretto sostegno dei genitori, tuttavia, molte disparità si sciolgono, e i bambini transgender prosperano e crescono senza traumi particolari.

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Ho imparato che la maternità era ancora più profondamente complicata di quanto non dica l'espressione: “tanta gioia ma nessun divertimento”. La maternità con un bambino transgender vi spingerà dove non avreste mai pensato di andare e vi insegnerà più di quanto avete mai pensato di poter sapere.

Far da madre a un bambino transgender nel 21° secolo significa che si è parte di un grande cambiamento culturale, di una nuova direzione nel campo dei diritti umani. Il vostro ragazzo è un eroe, anche senza volerlo, semplicemente mostrando chi è autenticamente, o anche, al contrario, per il fatto di dover vivere nascondendo chi sia tutti i giorni.

Si capisce presto che il nostro lavoro più grande di madri, è quello di essere sempre lì per sostenerlo, e di essere ammirati di lui quanto si deve a un figlio.

Rivolgo un pensiero e un auspicio alle mamme di ragazzi che non sono transgender o di genere non conforme. La vostra influenza sui vostri figli e su quanto avviene nelle loro scuole, è di vitale importanza per porre fine alla violenza contro i ragazzi come la mia. Noi siamo madri come tutte le altre madri: vogliamo la felicità, la sicurezza, e ogni opportunità per i nostri ragazzi.

Le scuole, in particolare, sono fondamentali per far sì che questo accada, ed è importante per noi, come madri, far sentire la nostra voce e lavorare insieme in solidarietà per il benessere di tutti i nostri ragazzi.

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 4 settembre.
A tutti i lettori, auguriamo buone vacanze!

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Ubiminor è una pubblicazione online ad aggiornamento continuo, indicizzata nell'International Standard Serial Number Register ISSN 2283-348X

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