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La codipendenza, una condizione psicologica o una relazione in cui una persona viene controllata o manipolata da un'altra affetta da una condizione patologica, tende a riprodursi una volta che le "vittime" si trovano a loro volta ad avere una famiglia. I genitori che hanno vissuto questa realtà da bambini possono rompere il circolo vizioso della codipendenza esplorando e acquisendo stili differenti di genitorialità. 

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Esistono infatti diverse strategie che possono aiutare in questo e che sono utili anche a chi non sia un genitore, per "ri-educarsi" e rimediare a quanto non si è avuto nell’infanzia dai propri genitori – amore incondizionato, possibilità di esprimere i propri sentimenti o rispetto.


I trauma infantili hanno effetti che durano a lungo

Molte persone che hanno subito traumi nel corso dell’infanzia, continuano a sentire gli effetti di questi torti anche in età adulta.

Per fronteggiare il trauma, potrebbero essere stati sviluppati tratti di codipendenza, come il cercare di risolvere i problemi altrui o di “salvare” gli altri, il comportarsi come un martire, la tendenza al perfezionismo, al superlavoro, la tendenza a sentirsi sotto controllo, la difficoltà a fidarsi, il negarsi, il sentirsi in colpa e il vergognarsi, la difficoltà di individuare ed esprimere i propri sentimenti, l’essere eccessivamente accondiscendenti, arrabbiati, colpevolizzanti, sdegnati, auto-critici e svalutanti verso se stessi.


La codipendenza si “trasmette” all’interno delle famiglie

Se si hanno tratti codipendenti, esiste una buona probabilità che anche i propri genitori e nonni li abbiano avuti. La codipendenza involontariamente “passa” da una generazione all'altra. I genitori e coloro che si prendono cura di un bambino, sono i suoi primi insegnanti, hanno quindi un'enorme influenza sullo sviluppo del suo autocontrollo e della concezione del suo valore personale (come pensa di sé e come tratta se stesso).

Poiché la codipendenza viene “appresa”, i genitori inconsapevolmente modellano e insegnano ai loro figli modi di pensare e di agire codipendenti.

Ad esempio: Maria è stata abusata emotivamente dai suoi genitori ed è cresciuta con una sensazione di disamore e vergogna, senza le capacità di coping necessarie per gestire i suoi sentimenti. Ha soffocato dentro se stessa il suo dolore. Da adulta, la sua convinzione di avere difetti e mancanze la porta ad essere perfezionista, e la spinge a restare in un rapporto malsano con un uomo che approfitta di lei finanziariamente, mantenendo un atteggiamento oppressivo e talvolta rabbioso. Quando Maria poi ha dei figli, questi assimileranno i modelli disfunzionali e codipendenti dei genitori, impareranno a soffocare i propri sentimenti e tenderanno a dimostrare costantemente il proprio valore e a temere di essere rifiutati dagli altri.

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Non voglio essere come i miei genitori

Molti adulti, figli di alcolisti, o persone che da bambini hanno vissuto violenza e caos nelle loro famiglie crescono con un'intensa spinta a comportarsi in modo diverso, cercando di essere per i propri figli un genitore diverso e di non ripetere gli errori dei loro genitori.

Questo di fatto è possibile. Con un giusto supporto, le adeguate risorse e la necessaria determinazione, si può cambiare. Tuttavia, le disposizioni acquisite nell’infanzia sono dure da vincere. Occorre lavorare contro un inconscia tendenza a riproporre il tipo di genitorialità che si è vissuta.


Si tende a crescere i propri figli nel modo in cui si è stati cresciuti

La tendenza a ripetere lo stile genitoriale dei propri genitori, non è intenzionale. È ciò con cui si ha più familiarità. È il modo in cui si è stati formati ed educati. D

a piccoli, si possono avere nozioni vaghe, a partire dalla visione di programmi televisi o dall’osservazione di quello che accade nelle case di amici, che esistono altre strategie di genitorialità. Ma anche una forte volontà di cambiare può non essere sufficiente. Bisogna cambiare i propri modelli di codipendenza e imparare a pensare e ad agire in modo diverso.


La genitorialità è difficile e impegnativa

La maggior parte dei genitori concorderebbe forse nel dire che la genitorialità sia mille volte più difficile di quanto non ci si aspettasse.

Non importa quanto ci si prepari in anticipo, nessuno è completamente pronto per le sfide che presenta l’essere genitori. E la genitorialità, poi, comporta sfide aggiuntive per i figli di alcolisti e per chiunque abbia subito traumi o trascuratezza emotiva nell'infanzia, se non si ha un modello per esercitare una genitorialità funzionale.

Tutti i genitori hanno bisogno di una grande dose di sostegno e di amore di sé. Hanno bisogno di aiuto pratico (babysitter, vicini che daranno uno strappo ai ragazzi fino al campo di allenamento, e così via) e di supporto emotivo (un amico incoraggiante, familiari empatici) per essere aiutati a superare gli alti e bassi della genitorialità. Occorre davvero una cerchia allargata di persone, una "tribù genitoriale" per crescere un ragazzo. E se la famiglia di origine è disfunzionale, probabilmente un genitore desidererà intenzionalmente ampliare la sua cerchia di supporto, mettendosi in rapporto con altre mamme e papà che condividano i suoi valori e obiettivi genitoriali.

Tutti commettono errori; nessuno è un genitore perfetto. Quindi, occorre essere sempre comprensivi con se stessi e perdonarsi quando si sbaglia.

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Interrompere il circolo della codipendenza

Se si vuole rompere il circolo della codipendenza, il primo passo è l'accettazione. La negazione è forte nelle famiglie con codipendenza: può essere doloroso riconoscere e far fronte al danno che è stato fatto a se stessi e, in aggiunta, al fatto di avere riprodotto il circolo. È importante lavorare con un terapeuta che capisca la codipendenza e il trauma alla sua origine, perché questo è un lavoro impegnativo, spesso va al di là delle capacità di un singolo di elaborare e arrivare a guarigione da solo.

Queste di seguito sono alcune strategie di genitorialità che possono comunque aiutare a evitare di trasferire la codipendenza ai propri figli.

  1. Parlare dei sentimenti. Nelle famiglie disfunzionali, i bambini non sono autorizzati a esprimere i loro sentimenti, per cui vengono repressi. Ciò può contribuire all’insorgenza di problemi mentali e relazionali. Si può interrompere questo schema mostrando ai propri figli di essere interessati a conoscere i loro sentimenti e di accettarli. I bambini hanno bisogno di aiuto per imparare a fare attenzione, a identificare e esprimere adeguatamente i loro sentimenti. Si può iniziare chiedendo regolarmente ai propri figli come si sentono, rispondendo loro con empatia (esempio: "questo deve essere davvero duro, per te!"). In un modo appropriato alla loro età, si può anche dire loro come ci si sente. Se si hanno figli ancora piccoli, si può far usare loro un disegno con figure che rappresentino i diversi sentimenti, in modo che possano indicarli, o vedere con loro film come Inside Out.

  2. Avere aspettative realistiche. È molto comune per i genitori pensare che i figli possano fare cose che vanno al di là del loro livello di sviluppo (e poi si sentono frustrati quando non ci arrivano o non ce la fanno del tutto). Questo è molto probabile che accada se si avevano genitori che pretendevano comportamenti da adulti già in tenera età. Se non si è sicuri di cosa un ragazzino di dieci anni dovrebbe essere in grado di fare, occorre rivolgersi a degli esperti per saperlo ed evitare di commettere l'errore di esigerlo.

  3. Permettere ai propri figli di avere opinioni e credenze diverse. In altre parole, bisogna incoraggiate i ragazzi a essere se stessi - e non solo versioni dei loro genitori. Un forte senso di sé è una grande difesa contro la codipendenza. Quando i bambini si conoscono e si prendono cura di se stessi, è meno probabile che si sentano come se dovessero dimostrare il loro valore attraverso il sacrificio di sé e l’accondiscendenza.

  4. Lasciare che i propri figli provino cose nuove. Un altro modo per sviluppare la propria identità e diventare coscienti di sé, è quello di provare nuove cose. Le persone con codipendenza spesso hanno difficoltà a identificare i propri interessi e punti di forza. Si può evitarlo lasciando ai propri figli la possibilità di provare una varietà di attività, di incontrare nuove persone e anche di prendersi dei rischi.

  5. Lodare gli sforzi dei bambini, non i risultati. È naturale volere che i propri figli abbiano successo - vincere una gara, prendere un buon voto. Tuttavia, questo può essere un terreno scivoloso. In primo luogo, non tutti i ragazzi possono eccellere a scuola o in altri tradizionali ambiti di successo. La lode dei risultati può dare ai ragazzi il messaggio che sono amati e di valore solo se raggiungono quel certo risultato. Se invece ci si concentra sugli sforzi dei ragazzi, li si incoraggia a perseverare, a lavorare duro e migliorare.

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  6. Trattare i propri figli con rispetto. Anche se i propri ragazzi non si comportano bene o vi contrariano, questa non è una ragione per minacciarli, sminuirli, trattenere l'amore o picchiarli. Dalla propria esperienza si sa che questi comportamenti erodono l'autostima, la fiducia e la sicurezza di un bambino e non sono il modo in cui si desidera essere genitori. Se ci si ritrova a ripetere questi comportamenti, è particolarmente importante cercare aiuto e sostegno. La vergogna può essere un freno, ma ottenere aiuto da qualcuno di cui ci si fida può contribuire a contenerla e a raggiungere più efficaci abilità genitoriali.

  7. Impostare regole coerenti. I figli si comportano meglio quando le regole sono chiare e coerenti, ma abbastanza flessibili da adattarsi alle loro mutevoli esigenze. Bisogna evitare gli estremi di regole molto dure o troppo leggere, o di stabilire regole ma non applicarle. 

  8. Definire confini sani. I confini sono quelli per cui diciamo "sì" e "no" a qualcuno; mostrano agli altri ciò che possono aspettarsi da noi e come ci possono trattare. Si può mostrare al proprio figlio che è giusto dire "no" e non permettere ad altri di maltrattarlo. Si possono rafforzare confini sani spiegando come e perché bisogna stabilire dei limiti invalicabili. È inoltre importante rispettare i confini dei propri figli. Man mano che i ragazzi crescono, raggiungono maggiore autonomia e capacità di stabilire i propri confini. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, anche i bambini molto piccoli dovrebbero avere la possibilità di impostare i propri confini fisici, ad esempio decidendo se vogliono o meno abbracciare qualcuno.

  9. Passare tempo di qualità insieme. Si costruiscono forti legami familiari quando ci si diverte e si svolgono attività significative insieme. Bisogna cercare di dare priorità in modo regolare al tempo della famiglia.

  10. Mostrare loro amore incondizionato. Non basta sentire l'amore per i propri figli; è necessario esprimerlo con parole e azioni. L'amore può essere espresso con un abbraccio, aiutandoli a fare i compiti più difficili, leggendo loro una storia prima che si addormentino, trascorrendo insieme il pomeriggio o dicendo loro ad esempio: "sono molto felice che tu sia mio figlio!".

In definitiva, per un genitore prendersi cura di sé e cercare di superare la propria codipendenza è la cosa più importante che possa fare per interrompere questo circolo vizioso, gettando le basi di una sana relazione educativa e affettiva con i propri figli ed evitando di trasferire loro le proprie insicurezze. 

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Ubiminor è una pubblicazione online ad aggiornamento continuo, indicizzata nell'International Standard Serial Number Register ISSN 2283-348X

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