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La comunicazione con i propri figli non è sempre facile e molto spesso si interrompe e fallisce. Quando un ragazzo sta combattendo con una dipendenza, può sembrare impossibile riuscire a parlargli in modo tale da essere sicuri che stia effettivamente ascoltando e comprendendo quello che gli si dice.

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Tuttavia, la comunicazione è lo strumento più basilare - e più essenziale - per garantire che le relazioni funzionino nel miglior modo possibile. Imparare a parlare e ad ascoltare un figlio quando è in crisi e in preda a una dipendenza può essere la chiave che aiuta un genitore a mantenere equilibrio e benessere, oltre a fare ciò che sente di poter fare per aiutare il proprio ragazzo a mantenere il suo di equilibrio.


Dimostrare al proprio ragazzo di essere lì per ascoltare

Il comportamento non verbale costituisce una buona parte del messaggio che inviamo.

Se si ha veramente a cuore di comunicare con un figlio, bisogna imparare l'arte di "mostrargli" realmente quanto questo importa. In termini di abilità comunicative di base, questo significa sedersi di fronte a lui se lui è seduto o stargli davanti se lui è in piedi.

In questo modo si potrà stabilire un contatto visivo in modo significativo e continuativo. Occorre creare un contatto visivo ma non si deve fissare con lo sguardo.

Non bisogna guardare con occhi che comunichino rabbia, incredulità, mancanza di rispetto o disprezzo. Sebbene questo possa risultare quasi impossibile per quei genitori che sono stati ingannati e “sfruttati” dai propri figli, guardare negli occhi un ragazzo con amore e preoccupazione può essere molto più produttivo per aprire la porta alla comunicazione che, ad esempio,,fissare oltre di lui mentre sta parlando  rifiutandosi di stabilire un contatto visivo, o guardarlo con disprezzo o derisione.


Saper ascoltare attivamente

L'ascolto attivo è una delle abilità comunicative basilari, eppure è quella che i genitori spesso fanno fatica a mettere in atto con i figli. Molti adulti educano i propri figli secondo l’ingiunzione: "Ascoltaci quando parliamo!".

Sfortunatamente molti, poi, realizzano che i figli si zittiscono e “si scollegano” proprio quando stanno cercando di dire loro quello che pensano dovrebbero ascoltare.

L'ascolto attivo consiste nel fare domande aperte e nel rispondere a ciò che un figlio sta dicendo senza criticarlo aspramente o inviare messaggi non verbali che suggeriscano che non importa di quello che stanno confidando, o che semplicemente non si crede a quello che sta dicendo.

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Ascolto attivo significa che si sta entrando davvero in relazione con il ragazzo per assicurarsi di comprendere bene quello che sta cercando di dirci.

A volte le nostre parole non sempre trasmettono per intero il messaggio che stiamo cercando di inviargli. Occorre provare empatia con quello che il ragazzo sta vivendo. Empatia non significa che si sia d’accordo con quello che fa, solo che si vuole capire meglio perché sta facendo determinate scelte.

Se non si è sicuri di capire cosa sta cercando di dire, meglio verificare con frasi come "Correggimi se ho torto, ma quello che ti sento dire è ..." o, "Aspetta un secondo, se ho capito bene, credo che quello che stai cercando di dire sia che...".

Essere disposti ad ascoltare il proprio ragazzo migliora notevolmente le possibilità che lui a sua volta sia disponibile ad ascoltare.

Che cosa succede se il vecchio detto "Se non si può dire qualcosa di buono, meglio tacere " non funziona?

Cosa dovrebbe fare un genitore?

Sebbene il concentrarsi sulle cose positive della relazione con il proprio figlio e della vita sia la cosa migliore da fare, a volte può sembrare impossibile trovare qualcosa che si possa considerare "buono".

In questi casi, non bisogna lasciasi prendere in trappola dal dubbio o dall'auto-colpevolizzazione. I tossicodipendenti scelgono i loro comportamenti e, anche se potrebbero essere in grado di trovare mille modi per cercare di dare la colpa a a un genitore e al suo rapporto con lui, è bene tenere a mente che ogni tossicodipendente sceglie di assumere la sua prossima dose.

La dipendenza è come una malattia che prende piede e, a un certo punto, procede da sé, indipendentemente dalla relazione di un ragazzo con la sua famiglia.

Esiste una verità interessante sulla dipendenza e sulla sua presa sulle persone coinvolte nella vita di un tossicodipendente: se si permette di incolpare se stessi in qualsiasi modo per le dipendenze di un figlio, si incoraggia di fatto la dipendenza.

Prendendosi la colpa delle scelte sbagliate di un figlio, si promuove un'accettazione tacita agli occhi del ragazzo del suo seguire la dipendenza lungo la strada solitaria in cui lo condurrà.

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Prendersi cura di sé

Quando si sente che al momento non esiste alcuna speranza di stabilire una comunicazione positiva con il proprio ragazzo, o si ritiene di essere arrivati al limite della sopportazione, occorre prendersi del tempo per occuparsi di se stessi.

La cura di sé va dalla cura individuale (meditazione , hobby e così via) alla creazione di confini chiari nella relazione con il tossicodipendente - e al loro mantenimento – fino al rivolgersi ad altri, sia che si tratti di un consulente professionale, di un gruppo di supporto, o solo di un buon amico.

È d’aiuto rivolgersi all'esterno della famiglia per avere supporto: quando tutti in una famiglia si sentono come se stessero affogando, nessuno ha la capacità o l'energia, di solito, per cercare di salvare qualcun altro. E diventare martiri del dolore di un altro è un altro modo per permettere alla dipendenza di un figlio di ferirci.

In sintesi, è essenziale ascoltare il ragazzo e, sebbene si possa certo incoraggiarlo a cercare aiuto, non lo si mette nella condizione di guarire forzando, rimproverando o facendolo vergognare.


Quando la speranza è tutto quello che è rimasto

Bosogna ricordare che un figlio sarà sempre nostro figlio; questa relazione può essere tesa fino al suo punto di rottura da una dipendenza, ma è bene ricordare sempre che l'amore inscalfibile a volte è l'unico tipo di amore appropriato.

Amare un figlio non significa accettare la dipendenza; amarlo significa che a volte bisogna fare scelte molto difficili e prendere posizioni difficili. La genitorialità non è facile, e richiede molta più forza interiore di quanto la maggior parte delle persone pensa.

Essere un tossicodipendente non è in ogni caso una passeggiata. Le dipendenze sono un inesorabile fattore di rottura delle relazioni,  questo problema consuma tutto nella vita di un figlio. Le dipendenze possono essere superate, ma il processo può prendere una brutta piega, e può trasformare un genitore e un figlio in nemici e nella nemesi uno dell’altro.

Quando si è al limite non bisogna abbandonare il tossicodipendente ma nemmeno cedere alla sua tossicodipendenza.

Occorre mantenere la distanza di cui si ha bisogno per sentirsi sicuri - fisicamente, emotivamente e finanziariamente.

Invece di disprezzarlo, bisogna provare a inviare tre importanti messaggi a un ragazzo intrappolato dalla dipendenza:

  1. Non importa quanto noi vogliamo salvarti da questo male, sappiamo bene che solo tu puoi fare i passi necessari per prendere il controllo della tua vita. Solo tu hai il potere di sconfiggere la dipendenza.

  2. Hai un sistema di sostegno che ti circonda e quando sarai pronto ad affrontare il tuo problema, saremo lì per aiutarti ad affrontare il duro lavoro che ti sarà necessario fare. Non sempre portà sembrarti così, ma agiremo per amore e rispetto della persona che conosciamo, e che eri prima che la dipendenza prendesse il sopravvento sulle tue scelte.

  3. Conti molto per noi e per tanti altri che fanno parte della tua vita. Hai un ruolo importante e insostituibile nelle nostre vite. Ci preoccupiamo profondamente del tuo benessere e siamo qui per te per quando sarai pronto a raggiungerci.

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 3 settembre.
A tutti i lettori, auguriamo buone vacanze!

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