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Molti genitori, quando osservano i figli isolati nella loro stanza, con grandi cuffie alle orecchie e fissi davanti a un dispositivo elettronico, mentre per ore si sfidano e urlano con i loro compagni di giochi, temono che possano aver sviluppato una dipendenza.

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Si preoccupano, cercano di informarsi, di sapere quale sia il limite oltre il quale un’interazione online, oggi pressoché inevitabile per un ragazzo, diventa un problema. Leggono studi e ricerche, si confrontano con altri adulti e trovano che molti esperti condividono i loro timori.

Come può un genitore sapere se i figli hanno un sano rapporto con la tecnologia? E quali passi deve fare per assicurarsi che la loro vita online non comprometta il loro benessere? Un nuovo studio offre alcune indicazioni a riguardo.

Modelli sani e malsani

Molti abusano della parola "dipendenza", ma la vera dipendenza dalla tecnologia non sarà il problema della maggior parte dei ragazzi, dicono gli esperti. Un ragazzo che ama giocare ai videogiochi e ci gioca senza sosta, non si può definire dipendente se partecipa comunque alla cena in famiglia, se interagisce con gli amici a scuola e se risulta fisicamente in buona salute.

Indicatori come la voglia di cenare o la capacità di prendersi cura di cose al di là del mondo virtuale possono sembrare un po' labili. In queste cose ogni ragazzo è diverso. Potrebbero entrare in gioco molti fattori per valutare bene il suo comportamento, tra cui l'età e lo stadio di sviluppo, occorre quindi prestare attenzione alla situazione particolare di un giovane.

Di recente, uno studio ha offerto spunti più chiari per valutare l'uso dell’online da parte di un figlio.

Sono stati intervistati quasi 4.000 adolescenti (13-18 anni) e i loro genitori, un gruppo insolitamente numeroso. I ricercatori non avevano un'ipotesi preconcetta sul fatto che i media digitali fossero "cattivi" o "buoni". Al contrario, hanno chiesto informazioni sia sul benessere che sui comportamenti a rischio, quindi hanno analizzato i dati per cercare elementi e comportamenti comuni.

Sono emersi due gruppi distinti. Un gruppo di ragazzi, la maggioranza (63%), stava bene. Il loro rapporto con la tecnologia non sembrava avere un impatto particolare sulle loro vite; ad esempio, godevano di salute e benessere, testimoniati da una minore ansia e da un sonno regolare.

Un altro fattore chiave di valutazione è stato il modo in cui gli adolescenti interagivano e partecipavano alle attività in famiglia. I genitori di questo gruppo conversavano con i loro figli riguardo ai contenuti che visionavano o ai loro giochi, e su quant’altro facevano online.

Questo gruppo ha riferito di avere regole rigide sui tipi di contenuto a cui accedevano oltre a regole rigide su quanto tempo potevano trascorrere sui video. Questo dato ribadisce quello che l'American Academy of Pediatrics e molti altri esperti hanno consigliato ai genitori per anni.

I genitori di questo gruppo hanno anche tenuto sotto controllo il proprio uso della tecnologia. In particolare, hanno trascorso meno tempo a pubblicare e controllare i propri social media, dando esempio ai figli.

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L'altro gruppo, più piccolo, nello studio (37%), tuttavia, aveva una relazione più problematica con la tecnologia e mostrava comportamenti meno salutari rispetto ai loro coetanei.

Ad esempio, dormiva di meno e aveva una forma fisica meno brillante. La tecnologia era chiaramente una delle cause di questo ma, ancora una volta, il malessere risultava correlato ai comportamenti e alle abitudini della famiglia. In questo gruppo, i genitori avevano stabilito sì regole rigide sul tempo di accesso dei figli ai videogiochi e ai social media, ma non avevano creato regole stringenti sui contenuti.

I genitori di questo gruppo utilizzavano i social media più frequentemente, motivo per cui gli adolescenti indicavano una minore comunicazione con loro. Spesso li vedevano al telefono, la maggior parte delle volte come se nemmeno li sentissero; quindi, si mettevano anche loro al telefono.

Gli adolescenti di questo gruppo hanno anche affermato di aver ricevuto i loro primi telefoni cellulari prima degli 11 anni o dopo i 15 anni, suggerendo lassismo o uno stile genitoriale restrittivo.

I genitori si preoccupano pensando al futuro dei figli e, quando i ragazzi hanno dei problemi, i social media sono spesso il primo capro espiatorio su cui puntano gli adulti. I videogiochi violenti sono accusati di diffondere la violenza reale, smartphone e social media sono accusati di provocare problemi di salute mentale. Eppure, sottolineano gli studiosi, la ricerca mostra che molti problemi più grandi riguardano i giovani: disuguaglianza, clima, istruzione e molto altro ancora.

Durante la pandemia, i social media sono stati un'ancora di salvezza per coloro che si sentivano isolati o annoiati a casa. Per i giovani, essere in collegamento con i loro amici, di persona o virtualmente, è importante, proporzionalmente al loro stadio di sviluppo.

Un genitore preoccupato del tempo trascorso davanti allo schermo da parte di un figlio, dovrebbe considerare questo comportamento all’interno di un quadro più ampio e fare affidamento sulla scienza. Potrebbe semplicemente aiutare suo figlio a sviluppare gli strumenti che gli consentano di far parte del gruppo di giovani che usano la tecnologia in modo positivo.

Secondo i ricercatori dello studio sopra citato, è bene sapere che alcune azioni chiave possono aiutare un giovane a crescere positivamente nell'era digitale.

Creare e mantenere regole in casa incentrate sul contenuto e sulla comunicazione. Il suggerimento è di chiedere ai figli a cosa sta giocando o cosa guardano e cercare di interessarsi veramente al suo mondo virtuale. Essere aperti al loro punto di vista e consentire loro di contribuire al confronto.

Essere consapevoli del proprio uso della tecnologia, in particolare a casa e quando si utilizzano i social media. Se si sta guardando il proprio cellulare quando un figlio fa domande o cerca di attirare l’attenzione, bisogna mettere giù il dispositivo e prestare a lui la massima attenzione. Questo modo di dare in prima persona un esempio può fare molto nel plasmare l’uso che ne fanno i giovani. Se, ad esempio, si pubblicano online le foto dei propri figli, bisogna assicurarsi di chiedere il loro consenso per aiutarli a capire l'importanza di prendersi un momento per riflettere prima di pubblicare.

Iniziare presto a sviluppa il pensiero critico e il libero arbitrio di un figlio. Insegnare a un figlio come fare le proprie scelte, anche quando si ha il pieno controllo sul suo uso dei media, farà molto per aiutarlo ad autoregolarsi man mano che cresce. Si possono stabilire dei “premi” per motivarlo a riflettere sulle sue scelte. E così, insegnare a pensare ai contenuti che visiona, parlando con lui del motivo per cui ha scelto una cosa piuttosto che un’altra, in modo che possa iniziare, con il confronto, a interiorizzare dei valori.

Si può essere sicuri che così facendo un giovane avrà più possibilità di crescere in modo sano e di sviluppare, parallelamente, anche il piacere delle cose “reali”, come studiare, conoscere luoghi nuovi, andare a un concerto o girare in bicicletta.