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I giovani sono spesso ansiosi, soprattutto in questo difficile periodo, e l’ansia diventa per loro un peso che rende ancora più faticoso affrontare le incombenze quotidiane. Tuttavia esiste anche la possibilità di “sfruttare” positivamente questa emozione complicata e i ragazzi dovrebbero imparare a farlo.

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È quello che pensano diversi psicologi e neuroscienziati. L'ansia è un'emozione umana naturale, sostengono, che si è evoluta per servire a un fine preciso: avvertire quando esiste un qualche tipo di pericolo. L’ansia prepara a combattere o a fuggire da quel pericolo, nella speranza di stare meglio.

Allo stesso modo che ai primordi dell’umanità, le ansie moderne possono essere un segnale di avvertimento per cose che non vanno: riposo insufficiente, troppo impegno multitasking, isolamento dagli altri. L’energia ansiosa avverte di cambiare la vita in meglio.

Se ci si approccia all’ansia semplicemente come a qualcosa da evitare, eliminare o smorzare, avvertono gli studiosi, non solo non si risolve il problema ma, in realtà, si perde un'opportunità per sfruttare il potere generativo dell'ansia.

Per farlo, si deve prima abbassare il livello della propria ansia, in modo da poter “ascoltare” ciò che ha da dire.

Sembra dunque, secondo la psicologia, che nel quotidiano esiste un’ansia “buona” da distinguere a quella “cattiva”, tipica del disturbo d’ansia.

L’ansia, detto in modo semplice, è la sensazione di paura o preoccupazione tipicamente associata a situazioni di incertezza. Un ragazzo non sa come andrà l’interrogazione, non sa se quell’incontro andrà come vorrebbe, se sarà all’altezza di quell’impegnativa sfida sportiva, e così via. Sono tutte cose che contribuiscono all'incertezza che innesca l'ansia.

L’ansia è stata fondamentale per l’evoluzione della specie umana. Era fondamentale per la sopravvivenza perché in tempi lontani la maggior parte delle minacce erano minacce fisiche alla vita, animali feroci, condizioni atmosferiche avverse, ecc. Un minimo rumore nel bosco ancora oggi mette in allerta, come allora preparava una reazione di lotta o fuga da un animale pericoloso.

Una buona ansia, afferma la psicologia, deriva da una migliore consapevolezza che l'ansia è protettiva, e che da essa si può trarre vantaggio, generando un’azione che conduca in una situazione migliore da quella presente.

L'ansia e lo stress cronici, in altre parole la cattiva ansia, sono molto dannosi per tutti i sistemi di funzionamento del corpo. Alti livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, possono prima danneggiare e poi uccidere le cellule in due aree chiave del cervello di cui si ha bisogno per prestazioni ottimali: l'ippocampo (critico per la memoria a lungo termine) e la corteccia prefrontale (fondamentale per la concentrazione e il processo decisionale). Ma non è solo il cervello. L'ansia cronica ha effetti dannosi sul cuore, sul sistema immunitario.

La buona ansia invece è fondamentalmente, si è evoluta per essere utile. È quel sistema di allerta che aiuta a mettersi in azione ma poi si placa. Si pensi al sistema di lotta o fuga, il sistema dello stress: fa aumentare la frequenza cardiaca, permette di scappare molto velocemente.

Nell'evoluzione, in parallelo con il sistema di lotta o fuga, si è evoluta una parte uguale e opposta del sistema nervoso, la sua parte antistress. Quella che si deve attivare per tornare in equilibrio quando si è in uno stato di stress.

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Per ridurre l’ansia in modo da poterla comprendere, consigliano i terapeuti, anzitutto occorre fare leva sul respiro, che deve essere regolare e profondo. Ad esempio, inspirando contando per quattro, trattenendolo sempre contando per quattro, espirando contando quattro, trattenendo ancora per quattro. Questo piccolo stratagemma funziona perché si sta attivando quel sistema nervoso parasimpatico che funziona da antistress.

I monaci per centinaia e centinaia di anni si sono rivolti al respiro per calmarsi e entrare in uno stato meditativo.

Occorre poi muovere il corpo. Non servono esercizi particolarmente impegnativi. Basta uscire, passeggiare per il quartiere, girare intorno al tavolo della propria sala da pranzo se non si può uscire.

Muovere il proprio corpo attiva un intero gruppo di sostanze neurochimiche rilasciate nel cervello: tra cui dopamina, serotonina ed endorfine. Tutte le persone, sottolineano gli esperti, notano che se vanno a fare una passeggiata, si sentono poi meglio quando tornano.

Il respiro ovviamente è la strategia più semplice, la si può mettere in atto in una situazione che provoca ansia senza che nessuno se ne accorga.

Esistono poi atteggiamenti controproducenti quando ci si sente ansiosi. Ad esempio il semplice pensarlo, che crea una sorta di meta-ansia. Ci si sente ansiosi e questo rende ancora più ansiosi e porta nel vuoto dell'ansia ancora più velocemente.

L'obiettivo di saper gestire una buona ansia è, quando ci si inizia a sentire ansiosi, invece di moltiplicare l’ansia, quello di mettere in atto una delle strategie di attenuazione e poi di comprensione che si sono provate in precedenza. Una di quelle che hanno funzionato bene.

Dopo aver calmato l’ansia occorre imparare quello che essa dice sui propri valori, sulla propria vita, sul proprio stile di vita. Occorre insegnare a un giovane a domandarsi: perché sono diventato ansioso? Cosa lo ha causato? Cosa posso imparare da questo in modo da poterlo affrontare in futuro, magari in modo diverso? 

Una volta abbassato il livello dell'ansia si può fare un passo indietro e imparare e osservare quello che l’ansia sta dicendo.

La cosa che provoca ansia potrebbe non cambiare mai. Occorre saperla affrontare e ridurre, facendo tesoro delle esperienze positive.

In ultimo, il consiglio della psicologia è di trattare la lista di “e se” prodotti dall’ansia: e se non ce la facessi nell’interrogazione? E se perdessi il treno? E se sbagliassi il gol? E se non riuscissi a ricordare quello che ho studiato?

Questo elenco in realtà sta suggerendo una lista di cose da fare. Ad esempio, se un ragazzo è preoccupato per un compito in classe: trovare un amico con cui studiare, trovare un tutor, studiare meglio quelle tre lezioni particolari che lo confondevano, e così via.

Una buona ansia sta usando l'energia di attivazione di quella risposta allo stress indotta dall'ansia per fare qualcosa, per prendere quel segnale di avvertimento e fare qualcosa con esso, sia che si tratti di studio per un’interrogazione, o di fissare quell'appuntamento, o di partecipare a una partita di calcio. Completando le cose da fare, si aiuta se stessi a risolvere la sensazione di ansia e si diventa più produttivi.

Un genitore o un educatore, magari affiancati da un esperto, possono aiutare un adolescente a gestire l’ansia in modo da avere una vita più appagante, più creativa e nel complesso meno stressante, trasformando la sua brutta ansia in un fattore di miglioramento.