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Come i disturbi da uso di sostanze, l'autolesionismo è generalmente vissuto in segreto e viene socialmente molto stigmatizzato. Come accade per i disturbi da uso di sostanze, le motivazioni alla base dell'autolesionismo non suicidario sono diverse ma spesso includono il desiderio di ricompensa o di sollievo.

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Le persone che praticano l’autolesionismo usano spesso un linguaggio simile a quello utilizzato dai tossicodipendenti, come "pulirsi", "ricadere" o "riprendersi".

Si stima da alcune ricerche realizzate a livello internazionale, che oltre il 15% degli adolescenti, oltre 10% dei giovani adulti e più del 5% degli adulti hanno una storia di autolesionismo non suicidario o di lesioni deliberate (il più delle volte tramite tagli, graffi o ustioni) senza l'intenzione di uccidersi.

Sebbene questo tipo di comportamento sia diventato sempre più diffuso negli ultimi due decenni, affermano studiosi del fenomeno, non si sa abbastanza sui fattori scatenanti e sulle caratteristiche cliniche del comportamento autolesionista e non esiste un approccio terapeutico standard per trattarlo.

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, giunto alla sua quinta edizione (DSM-5), l'autolesionismo non suicidario è identificato come bisognoso di studi futuri. Tuttavia, una nuova ricerca realizzata dagli statunitensi National Institute on Drug Abuse (NIDA) e National Institutes of Health (NIH) dimostra le somiglianze e i punti in comuni esperienziali tra autolesionismo non suicidario e disturbi da uso di sostanze.

Nello studio, recentemente pubblicato sul Journal of Behavioral Addictions, una sostanziale maggioranza delle persone che hanno segnalato e discusso di autolesionismo non suicidario sulla piattaforma di social media Reddit ha descritto la propria esperienza in termini straordinariamente simili a quelli utilizzati in relazione ai disturbi da uso di sostanze.

I ricercatori hanno analizzato più di 350.000 post e commenti su un sottoforum di Reddit dedicato alla discussione sull'autolesionismo, dal 2010 al 2019. Coloro che hanno pubblicato spesso hanno definito direttamente le loro attività autolesionistiche come una "dipendenza", citando voglie o impulsi all'autolesionismo, così come una progressione di azioni e una gravità crescente legate al fenomeno della tolleranza, dove diventa necessaria una maggiore intensità e/o frequenza del comportamento autolesionista per ottenere gli effetti desiderati.

I partecipanti hanno anche usato frequentemente un linguaggio e concetti comuni al recupero dalla dipendenza e usati frequentemente nei programmi di disintossicazione, come "pulirsi", "ricaduta" o "recupero".

L'autolesionismo viene generalmente nascosto ed è altamente stigmatizzato. Le motivazioni alla sua base sono diverse ma spesso includono il desiderio di ricompensa o di sollievo: sentirsi "bene", sentirsi "meglio" o almeno sentirsi diversi. Più specificamente, molte persone si impegnano in comportamenti autolesionistici per alleviare o far fronte a sentimenti di depressione, ansia e stress, unitamente ad altri stati mentali ed emotivi di disagio.

Per esplorare la misura in cui l'autolesionismo e i disturbi da uso di sostanze sono esperienze simili, i ricercatori hanno esplorato il linguaggio che le persone usano per parlare di autolesionismo, esaminando un insieme di dati di quasi 70.000 post originali e oltre 290.000 commenti da circa 38.500 utenti della piattaforma, all’interno di un forum che si autodefinisce come un luogo “per autolesionisti per relazionarsi tra loro, porre domande e costruire una comunità".

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Da questo set di dati, gli investigatori hanno analizzato i post di 500 utenti casuali che avevano lasciato ciascuno almeno dieci post e commenti con un totale di almeno duemila parole.

I disturbi da uso di sostanze vengono diagnosticati utilizzando i criteri basati sull'evidenza descritti nel DSM-5. Per esaminare i post sull'autolesionismo non suicidario per il linguaggio correlato a caratteristiche e sintomi della dipendenza, i ricercatori hanno quindi adattato 11 criteri diagnostici del DSM-5 utilizzati per diagnosticare i disturbi da uso di sostanze e li hanno applicati a questi post.

Il disturbo da uso di sostanze viene diagnosticato quando vengono soddisfatti almeno due criteri DSM-5. In questo studio, il 77% degli individui ha soddisfatto almeno due dei criteri adattati del DSM-5 per il disturbo da uso di sostanze, come indicato dai loro post. I criteri più frequentemente osservati sono stati gli impulsi o le voglie (68%) e la crescente gravità o tolleranza delle attività autolesionistiche (47%).

In generale, gli individui il cui comportamento autolesionista assumeva caratteristiche di dipendenza avevano anche maggiori probabilità di rivelare un disturbo psichiatrico - come depressione, ansia o un disturbo alimentare - nei loro post, utilizzavano una gamma più ampia di metodi per l'autolesionismo ed erano impegnati in attività autolesionistiche più frequenti e pericolose (quelle che poi richiedono cure mediche). Detto questo, segnalare comportamenti autolesionistici simili alla dipendenza non era associato al suicidio.

I ricercatori del NIDA sottolineano che le loro scoperte non stabiliscono l'autolesionismo non suicidario come una dipendenza e sono necessari ulteriori studi per indagare le somiglianze tra la dipendenza e l'autolesionismo non suicidario, compresi quelli che implicano il coinvolgimento diretto con questa popolazione.

Tuttavia, questo studio, sottolineano psicologi ed esperti, contribuisce a un corpus crescente di lavori che utilizza i social media come una finestra sulle esperienze soggettive delle popolazioni a rischio stigmatizzate e i suoi risultati indicano che le persone che si autolesionismo possono essere supportate in modo più efficace e trattate adottando il linguaggio e le strategie utilizzate per diagnosticare e trattare i disturbi da uso di sostanze. Tra gli aspetti più importanti della ricerca, c'è il fatto che ascoltare e imparare dalle esperienze vissute di coloro che si autolesionismo è essenziale per migliorare la comprensione e il potenziale trattamento.

Le attività per la prevenzione e il trattamento sono particolarmente importanti per gli adolescenti e i giovani adulti in condizioni di disagio, tra i quali è molto diffuso l’autolesionismo come mezzo per alleviare la sofferenza mentale derivante dai traumi e dalle esperienze negative vissute.