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Questa storia inizia con un viaggio. E una biblioteca.
È la storia di un ragazzino che scappa in Europa. Una delle ventitremila persone che ogni giorno sono costrette da persecuzioni, miserie, disavventure a lasciare la propria casa e il proprio Paese cercandone un altro dove riuscire a sopravvivere.

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E se hai 17 anni, parli una lingua che nessuno capisce, non hai soldi, cellulare, non hai un tutore, né familiari, in una grande città che non è la tua, potresti perderti o peggio potresti essere abusato, sfruttato o "trafficato".


E' la storia di uno dei tanti minori stranieri non accompagnati che consegnano la propria vita, le proprie speranze e i propri denari a qualche trafficante di uomini, per raggiungere una terra dove il diritto alla vita non sia precluso.  Trafficanti che per denaro concedono quello che la legge dovrebbe garantire come un diritto: la possibilità di chiedere protezione in altre terre quando la tua ti respinge.
Il trafficante di Faysal ha la barba lunga e non è dei peggiori. Prende i soldi, lo chiude in un container, ogni tanto gli consegna del cibo e gli permette, bene o male, di arrivare a destinazione.
Bene perché arriva vivo, male perché sette giorni e sette notti rannicchiato al buio dentro una scatola, su una nave, non sono una bella esperienza.

Il bravo poliziotto lo guarda serio e paterno e lo rimprovera: ma lo sai che potevi morire?
Faysal lo sa. Se la ricorda bene la sua paura e possiede il sorriso timido e forte degli scampati. 
Forse è stato quel sorriso a conquistare Luisa, Lucia, Claudio e gli altri "abitanti" della Biblioteca De Amicis dove Faisal, negli interminabili pomeriggi di pioggia del nostro inverno genovese, si rifugiava.

La comunità dove era stato collocato dopo alcune notti trascorse in albergo, lo costringeva a passare le giornate all'aperto dalle 9 del mattino alle 21 di sera. Senza soldi né biglietto dell'autobus. 
E se hai 17 anni, parli una lingua che nessuno capisce, non hai soldi, cellulare, non hai un tutore, né familiari, in una grande città che non è la tua, potresti perderti o peggio potresti essere abusato, sfruttato o "trafficato". Per questo i minori stranieri non accompagnati dovrebbero essere per legge tutelati, accolti e protetti. Non è cosi per Faysal. Accusato di mentire sulla sua età, prima ignorato e poi trattato come un adulto indesiderato da espellere. 

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Come se non bastasse, nella nostra città da ottobre a marzo piove sempre. 
A Faysal tocca stare sempre in giro anche quando la protezione civile invita alla prudenza perché il cielo minaccia alluvioni.
Il ragazzo trova, nelle sue peregrinazioni, questo luogo magico e colorato. 
Sul mare, accanto a navi che gli ricordano prigionia ma anche salvezza. Ci sono sale accoglienti e riscaldate, colme di libri. Lui si rifugia lì, nella biblioteca De Amicis, tra libri, lettori e bibliotecari.
Luisa, Lucia e Claudio lo "adottano" subito. Qui funziona così, mi spiega Luisa "Nella mediateca è facile incontrarsi. Fin dall’apertura, nel 1999, è stato il luogo di ritrovo e d’accoglienza per molti ragazzi stranieri, magari appena arrivati a Genova e ospitati in qualche istituto che alle 8 del mattino li manda fuori per strada. Grazie al passaparola, approdano in Biblioteca dove gratuitamente si può usufruire della connessione Internet, partecipare a corsi di autoapprendimento della lingua italiana, ascoltare musica, vedere film o leggere qualcosa nella propria lingua d’origine." 

E fare amicizia o trovare una nuova famiglia. 
Se oggi Faysal, nel giorno del suo compleanno stringe finalmente tra le mani l'agognato permesso di soggiorno lo deve al personale della biblioteca, che, all'atto della registrazione necessaria per richiedere la connessione, non si è limitato a chiedergli il nome ma ne ha ascoltato la storia e i bisogni. 
Hanno lottato contro burocrazia, ottusità e vergognosa accoglienza e grazie a un buon giudice e ottimi poliziotti hanno restituito diritti e sorriso a questo fanciullo.

Questa storia è iniziata con un viaggio e continua in una biblioteca che è un ottimo luogo di viaggi, esplorazioni, incontri.

 articolo già pubblicato da "La Repubblica"

L'autore.
Avvocato civilista specializzato in diritti umani e immigrazione