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La prima pagina del diario di una madre, presentato qui.

Primo ottobre

Che buio c’è ancora fuori, deve essere presto, la sveglia non è ancora suonata ma il cervello si è acceso in automatico. Mi sento di buonumore, ho finalmente dormito bene e sono pronta ad affrontare la giornata.

Non mi succede spesso, ultimamente, di trascorrere una intera notte serena e di svegliarmi carica e riposata.

20131130 angelo

Anche quando non ci chiama di notte, perché non sa come rientrare o non si sente bene, i nostri sonni sono agitati, le preoccupazioni sono bombe ad orologeria conficcate nel profondo dell’anima che ci impediscono di dormire. Sto parlando di Lui, del nostro caro Angelo, come cantava Lucio Battisti, che ci fa trepidare e ci tiene sempre in pista, sette su sette per 365 giorni all’anno. Senza ferie né permessi retribuiti,  altro che sindacati!

Come un tiranno ha usurpato le nostre esistenze e ci ha reso inermi di fronte alla realtà. Quale realtà? Quella che si legge spesso sui giornali, di cui tutti parlano in terza persona, come se non li riguardasse. Quella di un figlio senza regole, senza desideri,  senza aspettative, che vive in balia di se stesso e del branco e dal futuro non si aspetta nulla.

Altissimo, bellissimo, scombinatissimo, eccolo lì il giovane eroe che da quasi venti anni  tiene in pugno le nostre vite  senza neanche accorgersene, tra piccole gioie profonde e grandi dolori.

Mi rigiro tra le coperte,  godendomi questo inaspettato piacevole risveglio, ma mentre i minuti passano  una sottile consapevolezza si  fa largo nei pensieri, e a poco a poco il buonumore non c’è più. Sconfitto, esiliato, scacciato dalla solita angoscia che come un tiranno ha usurpato le nostre esistenze e ci ha reso inermi di fronte alla realtà. Quale realtà? Quella che si legge spesso sui giornali, di cui tutti parlano in terza persona, come se non li riguardasse. Quella di un figlio senza regole, senza desideri,  senza aspettative, che vive in balia di se stesso e del branco e dal futuro non si aspetta nulla.  Che  vive il presente in modo ossessivo e preferisce stordirsi per annullare quel barlume di coscienza sepolto sotto anni di inerzia  ed insuccessi.

E adesso cosa faccio? Come la scaccio questa ansia e come ritrovo la forza di andare avanti e riprovarci ancora, Penelope di una tela che altri disfano ogni giorno, prima ancora che la trama sia tessuta?  Chiudo gli occhi e mentalmente chiedo aiuto, per sciogliere il nodo in gola che fa male e mi impedisce di alzarmi. Guardo dentro, alla ricerca di cosa ha scatenato la mia angoscia. Forse se riesco a separare i problemi che mi assillano, sarà più facile affrontarli uno ad uno, e magari qualcuno lo risolvo anche. Mi giro su un fianco e lo vedo. Non l’Angelo,  il suo papà.  Sembra che dorma  tranquillo, e la sua presenza mi dà forza. Anche se ci battibecchiamo in continuazione e non andiamo mai d’accordo su nulla, sento che mi è vicino,  che insieme possiamo farcela.  Ok, ora mi alzo.

 

L'autore.
Penny Hope è lo pseudonimo scelto dalla madre di un ragazzo di diciannove anni.