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Gli adolescenti possono avere reazioni da stress post-traumatico, anche se non hanno vissuto direttamente esperienze di coinvolgimento in attacchi terroristici o in eventi violenti dai quali non siano stati colpiti in prima persona,

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come ad esempio la tragedia del 22 luglio 2011 in Norvegia. Risultano essere a maggior rischio da trauma, rispetto ai loro coetanei, quando hanno subito violenze o abusi sessuali nei primi anni di vita.

Gli scienziati sanno poco delle reazioni dei giovani che non siano stati direttamente interessati da un evento pubblico di violenza o non abbiano avuto uno stretto rapporto con una delle vittime.

Ora, su questo terreno, un nuovo studio guidato da ricercatori provenienti dall'Uni Research a Bergen, in Norvegia, dimostra che gli attacchi terroristici del 22 luglio 2011 ha anche influenzato la salute degli studenti delle scuole superiori che non avevano vicinanza fisica né psicologica con le vittime degli attentati che costarono la vita a 77 persone.

I giovani che sono stati vittime di violenza o abusi sessuali da bambini, o che da piccoli sono stati testimoni di violenza, sono più vulnerabili a sviluppare sintomi di stress post-traumatico - anche se hanno assistito solo all'informazione e alla diffusione mediatica degli attentati terroristici.

Coloro che hanno subito ripetutamente di abusi sessuali hanno un rischio raddoppiato di reazioni da stress post-traumatico ad un attentato terroristico. Per coloro che hanno assistito o sono stati vittime di violenza il rischio è del 50 per cento maggiore.
"Chiunque sia coinvolto nella cura della salute dei giovani, deve essere consapevole che quelli che hanno esperienze passate negative possono attraversa un periodo difficile, anche se non sono stati direttamente colpiti da attacchi o violenze pubbliche." Lo sostiene Dag Øystein Nordanger della Uni Research.

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I ricercatori sottolineano che il trauma nella prima infanzia è un fattore di rischio indipendente, che rappresenta un elemento di vulnerabilità nel rispondere a successivi eventi traumatici come, appunto, un atto terroristico.
"Se si assiste a quanto sviluppano i media attorno a un evento di violenza, questo può rendere ansiosi e procurare sintomi di stress post-traumatico", ha aggiunto Nordanger.
Lo studio ha analizzato i dati del progetto di ricerca "ung@hordaland", un'indagine completa, e finora unica, sulla salute mentale e sul comportamento quotidiano di oltre 10.000 studenti delle scuole superiori nel corso del tempo.

"I nostri risultati sono importanti perché ci dicono che prevenire la violenza e degli abusi nei primi anni di vita significa anche prevenire le reazioni negative e la sofferenza derivante da incidenti gravi che si verifichino più tardi", ha detto Nordanger, il quale sostiene che i ricercatori stanno iniziando ora a comprendere maggiormente le conseguenze di eventi traumatici nella prima infanzia, grazie anche alla grande attenzione che viene oggi riservata alla prevenzione della violenza sui bambini.

 

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