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allontanamento dalla famiglia

  • Ci lamentavamo degli istituti, ci lamentavamo del clima freddo e autoritario che vigeva in quei contesti, ci lamentavamo del gran numero di bambini e ragazzi che erano costretti a stare tutto il giorno con le stesse persone a fare le stesse cose alle stesse ore. Ci lamentavamo, appunto, dell’istituzionalizzazione in quanto processo di assoggettamento di un minore ad una dimensione omogeneizzante e non centrata sui bisogni individuali dei singoli individui.

    20131208 zullo1

  • Quando l’inserimento in comunità di un minore avviene dopo un serio percorso di approfondimento relativamente alla crisi familiare in atto e al danno subito dal bambino spesso è compreso e riconosciuto anche dai genitori come protettivo della relazione tra loro; certamente non potranno condividerlo , ma nei fatti non lo ostacoleranno più di tanto.

    20150203 covini1

  • In questo lavoro Paola Covini affronta l’argomento dell’allontanamento dei figli dalla famiglia disfunzionante e danneggiante non a partire da un punto di vista “a monte” – considerando se vada attuato o meno l’allontanamento di un bambino dai suoi genitori – ma piuttosto dall’interno, per  così dire, “a valle”. Quando, in altre parole, essendo stata valutata la necessità di attuarlo, risulta poi necessario governare il provvedimento come operatori, nella sua valenza protettiva ma anche trasformativa ed evolutiva.

     Leggi il documento in pdf 

  • Avere 7 anni, crescere in una famiglia che senti tua perché è quella che ti dà affetto, ti cura, ti riconosce come persona, ti insegna le regole per stare insieme agli altri, e un bel giorno scoprire che tutto questo non vale niente. Il Procuratore in Cassazione chiede di ribaltare scelte precedenti asserendo che il legame di sangue deve prevalere su ogni altra considerazione.
    Che questo sempre realizzi "il preminente interesse del minore" non mi è dato sapere nel caso specifico, ma risulta assai dubbio di per sé. In ogni caso ci interpella su come un bambino possa vivere una sentenza di questo tipo, su come si possa sentire.

    Nell'anno 1
    non mi lego a nessuno

    20171211 sette 4

  • (il fratellino)

    Io sono piccolo, sono un bambino.
    (Posso mangiare un altro panino?)

    20160913 mangione 2

  • Può essere una cosa tra le più difficili al mondo, decidere con chi deve crescere un bambino. Ma può diventare facilissimo se si applica l’unico criterio del diritto di sangue. Se però abbiamo lo sfizio di chiederci che cosa si meglio per il bambino, la risposta può non essere scontata.

    Non ho la soluzione
    non mastico la legge
    ma ho come l’impressione
    che a volte non protegge

    20171219 diritto sangue 2

  • Okay, la bigenitorialità. Okay, i legami di sangue. Purché non se ne faccia un’ideologia, perché le ideologie lasciano morti e feriti e questa non è da meno.
    Alcuni bambini si allontanano da un genitore perché non riescono a perdonarlo. Ci sono ferite da rimarginare, non megafoni da impugnare. Non è una mamma cattiva a determinare l’alienazione del papà, è una sofferenza ancora aperta di cui occorre tenere conto.

    20170605 rifiuto

  • È sempre difficile credere che un genitore maltratti i suoi figli, e se poi è la madre a farlo questo può sembrare veramente impossibile. Così accade che i bambini non vengano ascoltati e che tutti – dall’insegnante al vicino di casa, fino a chi scrive sul giornale – si sentano in diritto di mettere bocca.
    Il prezzo più alto, dopotutto, lo pagano i bambini.

    20160905 ritornello 3

  • In comunità è entrata dopo che ha denunciato per abusi il compagno della madre. Non è stata creduta, non dal giudice degli adulti (rancorosa, gelosa della mamma, sicuramente) e non dalla mamma che alla fine quell’uomo lo ha lasciato, ma per tutt’altre ragioni. Così la ragazza è ancora in comunità e chiede di restarci, è l’unica nicchia dove trova quiete.

    Scusa
    non parlo con te né con nessuno.

    20180528 imbuto 3

  • Quando bruciano i maltrattamenti i ragazzi lo chiedono: portami dovunque ma non farmi tornare a casa. Dopo qualche mese di allontanamento si pongono i problemi veri, i conflitti interni, i sensi di colpa. Meglio ritornare nella violenza, sentendosi parte di una famiglia, o restarsene fuori, con un buon prezzo di solitudine?

    20160126 filastrocca costola rotta 4

  • La madre e l’avvocato lo sostenevano con una certa forza: “D’accordo, la mamma è coinvolta nella morte del bimbo appena nato, ma non si può proprio dire che lo abbia ammazzato lei e comunque ormai è ai domiciliari, il primo figlio potrebbe vivere con lei; che cosa osta?”

    Partorito lì per lì
    scivolato nel wc
    lui gridava forte forte.

    20160725 pretesa 4

  • (l’affidataria)

    A volte sento proprio che mi manca l’aria.
    Da qualche mese sono una zia affidataria.

    20160921 sgomento

  • La incontro in udienza e mi piace, la vedo sincera e intelligente oltre che piegata, eppure so che prima di incoraggiarla devo farle male. Cioè poi scuoterla, dirle che a forza di scappare con l’alcol sta lasciando dietro di sé persone ferite e prima di tutte la figlia. Ormai adolescente, ha già iniziato, anche lei, a tormentarsi, nel suo caso in punta di coltello.

    Se potessi vedere
    che sono tutta intera
    non solo il bicchiere
    che svuotavo ogni sera

    20181126 palafitta 5

  • (la madre)

    non aspettatevi che faccia la rima

    prima di chiedere a tutti un inchino

    20160927 madre 2

  • Sulla stampa l’ennesima polemica fomentata da politici e avvocati scontenti per puntare il dito contro gli allontanamenti dei bambini. Sarebbero troppi, come pure le strutture di accoglienza, immotivati, prolungati, manovrati da interessi economici. Tutti addosso ai servizi dunque, dimenticando che chi decide sono altri, i giudici cioè. E trascurando che non basta essere genitore o figlio per sapere come si fa a proteggere l’infanzia.

    Che te lo dico a fare
    tutto quello che incontro
    se continui a dubitare
    e a spararmi contro?

    20181121 dico 5

  • Segnalato in un procedimento amministrativo, il ragazzo ha già collezionato qualche denuncia ma i processi ci saranno più avanti. Intanto fa quello che vuole, incluso un abbandonante consumo di sostanze ben oltre lo scopo socializzante e ricreativo e tale da indurlo a commettere reati. Ma le etichette non le vuole, e la comunità nemmeno.

    Tossico sarai tu!
    Ha detto la tivù
    che quelli più distrutti, persi
    sono molto diversi
    da come sono io.
    20180514 tossico 3

  • Con un pensiero di gratitudine a Danilo Dolci: “Ognuno cresce solo se sognato”.

    Si sa che ognuno cresce
    solo se sognato.
    A volte non riesce
    a chi non è pensato
    e chi abita il sogno
    di un uomo in catene
    può ignorare il bisogno
    di sciogliere le vele.

    20180219 elizabeta giudice 2

  • Chiudere in casa una figlia, prometterla in sposa. Quel che per me è una prigione, per altri può essere un modo di proteggere da spazi di autonomia scontati per me - buoni o cattivi che siano - ma per altri un’offesa. Se mai ci riuscissimo, a passare dai postulati alle buone ragioni che coviamo dentro! Certo, non per questo finiremmo per assomigliarci.

    Siamo nomadi, certo
    ma in appartamento
    che un po’ è un deserto
    un po’ un tradimento

    20180212 elizabeta padre 3

  • La mamma è andata a cercarla, Elizabeta ha opposto un rifiuto. Non è facile capire. Dal dolore sgorgano le promesse, ma fino a che punto sono sinonimo di cambiamento?

    Mi sono intrufolata
    nella comunità.
    Non mi ero rassegnata
    volesse stare là.

    20180205 sinti madre

  • Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Elena Buccoliero nel quaderno "Riconoscere la violenza o negarla" (maggio 2014). ll quaderno raccoglie gli atti di un ciclo di incontri proposto dalla Scuola della Nonviolenza. Scopo del percorso era mettere a fuoco i meccanismi di negazione della violenza maschile nelle relazioni d’intimità, meccanismi presenti in tutti gli attori coinvolti: gli uomini maltrattanti per giustificare i loro comportamenti, le donne maltrattate per rimanere nella relazione nonostante tutto, i figli per giustificare i genitori e infine questi ultimi, per non intaccare la propria immagine di “bravo papà” e “brava mamma”.  L’iniziativa era inserita nell’ambito del progetto “Violenza di genere e rete locale” coordinato dal Comune di Ferrara, partecipato da Centro Donna Giustizia, Centro di ascolto uomini maltrattanti e Movimento Nonviolento, e realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità. 

    20140603 interv buccol 4

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