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allontanamento dalla famiglia

  • Bambini e adolescenti “fuori famiglia”: riflessioni attorno al tentativo di smantellare il sistema di accoglienza.

    Ci lamentavamo degli istituti, ci lamentavamo del clima freddo e autoritario che vigeva in quei contesti, ci lamentavamo del gran numero di bambini e ragazzi che erano costretti a stare tutto il giorno con le stesse persone a fare le stesse cose alle stesse ore. Ci lamentavamo, appunto, dell’istituzionalizzazione in quanto processo di assoggettamento di un minore ad una dimensione omogeneizzante e non centrata sui bisogni individuali dei singoli individui.

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  • Allontanamento, legami familiari, protezione dei minori, comunità

    Quando l’inserimento in comunità di un minore avviene dopo un serio percorso di approfondimento relativamente alla crisi familiare in atto e al danno subito dal bambino spesso è compreso e riconosciuto anche dai genitori come protettivo della relazione tra loro; certamente non potranno condividerlo , ma nei fatti non lo ostacoleranno più di tanto.

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  • Anno I, n.1 - Protezione dei figli e cura dei legami familiari

    In questo lavoro Paola Covini affronta l’argomento dell’allontanamento dei figli dalla famiglia disfunzionante e danneggiante non a partire da un punto di vista “a monte” – considerando se vada attuato o meno l’allontanamento di un bambino dai suoi genitori – ma piuttosto dall’interno, per  così dire, “a valle”. Quando, in altre parole, essendo stata valutata la necessità di attuarlo, risulta poi necessario governare il provvedimento come operatori, nella sua valenza protettiva ma anche trasformativa ed evolutiva.

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  • Filastrocca del bimbo mangione

    (il fratellino)

    Io sono piccolo, sono un bambino.
    (Posso mangiare un altro panino?)

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  • Filastrocca del rifiuto

    Okay, la bigenitorialità. Okay, i legami di sangue. Purché non se ne faccia un’ideologia, perché le ideologie lasciano morti e feriti e questa non è da meno.
    Alcuni bambini si allontanano da un genitore perché non riescono a perdonarlo. Ci sono ferite da rimarginare, non megafoni da impugnare. Non è una mamma cattiva a determinare l’alienazione del papà, è una sofferenza ancora aperta di cui occorre tenere conto.

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  • Filastrocca del ritornello

    È sempre difficile credere che un genitore maltratti i suoi figli, e se poi è la madre a farlo questo può sembrare veramente impossibile. Così accade che i bambini non vengano ascoltati e che tutti – dall’insegnante al vicino di casa, fino a chi scrive sul giornale – si sentano in diritto di mettere bocca.
    Il prezzo più alto, dopotutto, lo pagano i bambini.

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  • Filastrocca della costola rotta

    Quando bruciano i maltrattamenti i ragazzi lo chiedono: portami dovunque ma non farmi tornare a casa. Dopo qualche mese di allontanamento si pongono i problemi veri, i conflitti interni, i sensi di colpa. Meglio ritornare nella violenza, sentendosi parte di una famiglia, o restarsene fuori, con un buon prezzo di solitudine?

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  • Filastrocca della pretesa

    La madre e l’avvocato lo sostenevano con una certa forza: “D’accordo, la mamma è coinvolta nella morte del bimbo appena nato, ma non si può proprio dire che lo abbia ammazzato lei e comunque ormai è ai domiciliari, il primo figlio potrebbe vivere con lei; che cosa osta?”

    Partorito lì per lì
    scivolato nel wc
    lui gridava forte forte.

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  • Filastrocca dello sgomento

    (l’affidataria)

    A volte sento proprio che mi manca l’aria.
    Da qualche mese sono una zia affidataria.

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  • Filastrocca scomposta

    (la madre)

    non aspettatevi che faccia la rima

    prima di chiedere a tutti un inchino

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  • I minori davanti al giudice: raccontare la violenza familiare o negarla?

    Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Elena Buccoliero nel quaderno "Riconoscere la violenza o negarla" (maggio 2014). ll quaderno raccoglie gli atti di un ciclo di incontri proposto dalla Scuola della Nonviolenza. Scopo del percorso era mettere a fuoco i meccanismi di negazione della violenza maschile nelle relazioni d’intimità, meccanismi presenti in tutti gli attori coinvolti: gli uomini maltrattanti per giustificare i loro comportamenti, le donne maltrattate per rimanere nella relazione nonostante tutto, i figli per giustificare i genitori e infine questi ultimi, per non intaccare la propria immagine di “bravo papà” e “brava mamma”.  L’iniziativa era inserita nell’ambito del progetto “Violenza di genere e rete locale” coordinato dal Comune di Ferrara, partecipato da Centro Donna Giustizia, Centro di ascolto uomini maltrattanti e Movimento Nonviolento, e realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità. 

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  • I minori davanti al giudice: raccontare la violenza familiare o negarla? - Parte seconda

    Quali sono le risorse dei bambini?

    Prima di tutto il desiderio di crescere, l’apertura al futuro. L’investimento nello studio nonostante tutto, l’avvio di relazioni importanti con coetanei o adulti dentro e fuori dalla famiglia o dai servizi, l’espressione artistica, la capacità di credere o costruire un proprio mondo interiore sono espressione di questa meravigliosa energia.

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  • Le neomaggiorenni in uscita dalle comunità e dall’affido e l’accoglienza di madri con bambino: riflessioni e questioni aperte.

    Le ragazze o giovani donne madri accolte in comunità mamma-bambino presentano un alto tasso di problematiche familiari vissute nella famiglia d’origine: assenza di uno o entrambi i genitori; ambienti familiari disfunzionali e degradati; violenze e abusi intrafamiliari subiti; trascuratezza e basso livello culturale.

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  • Minori e comunità. L'intervento di Federico Zullo.

    L'intervento di Federico Zullo
    alla presentazione, tenutasi il 17 luglio a Roma, della campagna:

    "#5buone ragioni per accogliere i bambini che vanno protetti".   

  • Minori e comunità. L'intervento di Jennifer Zicca.

    L'intervento di Jennifer Zicca 
    alla presentazione, tenutasi il 17 luglio a Roma, della campagna:

    "#5buone ragioni per accogliere i bambini che vanno protetti".   

  • Minori e comunità. L'intervento di Laura Laera

    L'intervento di Laura Laera 
    alla presentazione, tenutasi il 17 luglio a Roma, della campagna:

    "#5buone ragioni per accogliere i bambini che vanno protetti".   

  • Nelle stanze di Cheng: Il fratello maggiore

    Appena sono arrivato
    non ho potuto studiare.
    Lei mi ha segregato.
    La dovevo aiutare.

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  • Nelle stanze di Cheng: il medico

    Gli ho visto un mezzo sorriso
    in sala d’aspetto.
    Sembrava indeciso
    era vigile e incerto.

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  • Nelle stanze di Cheng: L’affidataria

    Mi guarda da lontano
    a volte anche di notte.
    Deve sembrargli strano
    non prendere più botte.

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  • Nelle stanze di Cheng: l’insegnante

    Questa mamma cinese
    non conosce l’infanzia.
    Sarà che ho troppe pretese
    o lei che ha poca pazienza

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