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profughi

  • Questo articolo, uscito nell’2013 con il titolo “Nei CIE, in punta di dita” sul Corriere delle Migrazioni (www.corrieredellemigrazioni. it). Allora era lecito aspettarsi una definitiva rottura con un sistema di detenzione amministrativa che aveva portato solo lutti, desolazione e sofferenze, oltre che rivelarsi inutile. A maggior ragione, oggi che lo si intende riportare in voga ci pare utile rimetterlo in circolazione, perché la memoria aiuta a difendersi.

    20170118 CIE

  • «Abbiamo bisogno di voci coraggiose di eroi comuni che si oppongano all’ingiustizia e alla repressione», questo è l’invito di Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International in apertura dell’ultimo numero della rivista trimestrale della nota organizzazione umanitaria.

    20170530 amnesty 1

  • per Jatta
    (Gambia 1999 – Italia 2016)

    Non era parte del prezzo
    insegnarti a nuotare.
    Eppure quello era un mezzo
    da doverci pensare

    20161202 Jatta 1

  • Nell’arco di pochi giorni due ragazzi sono morti in Emilia Romagna. Entrambi minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia attraversando pericoli e devastazioni, entrambi affogati in acque imprevedibili proprio quando sembrava che per loro il peggio fosse passato.
    Non li ho conosciuti personalmente, amici che li hanno incontrati mi hanno trasmesso qualcosa di loro.

    20161202 Dao 2

  • La sua voce è spaesata. Non è solo paura è anche confusione. La sua voce non me la ricordavo più a dire la verità. Sono passati troppi anni e di quelli, almeno per lui, cruciali.

    20161206 Orsetto a

  • Vede la videocamera ed esplode di frenetica gioia ed infantile narcisismo. Letteralmente la insegue, ci si piazza davanti offrendo il suo sorriso sdentato eppure perfetto e regala la sua intervista al mio amico giornalista.

    20170710 pellegrinaggio 2

  • Il dato più impressionante, e non è che ne manchino nel Dossier statistico immigrazione per il 2016 da poco presentato da Idos nelle principali città italiane, è rappresentato dal numero dei migranti forzati, ovvero da tutte quelle persone che, non avendo altra scelta, sono state costrette a lasciare la loro casa e il loro paese. 

    20161124 odissea 1

  • Manca all’appello ancora l’ultimo treno, quello delle 23, e i profughi in stazione a Ventimiglia sono già almeno 400. Sudanesi, etiopi, eritrei, ghanesi, profughi del Togo, del Mali e della Guinea, tutti approdati sulle nostre coste nei giorni scorsi. La nostra piccola Africa ligure.
    Tra loro, numerose donne anche giovanissime, stremate, stese per terra con occhi e corpi quasi inermi. Bellissime, nonostante tutto.

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  • “Volevo ringraziare gli italiani che mi hanno salvato la vita in mare. Chi ti salva ti ama”. “Volevo ringraziare perché quando ero in mare avevo dubbio che qualcuno mi potesse salvare. Io non posso dimenticare e devo ringraziare”.

    20170905 ringraziamento 2a

  • Un'amica di vecchia data, incontrata casualmente un po' di mesi fa, in un momento di rara contentezza, quasi di grazia, mi aveva ironicamente apostrofata con questa frase: "meno male che hai le orecchie!" e poi davanti al mio sguardo perplesso aveva aggiunto come spiegazione: "Ti servono a fermare il sorriso".

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  • Se fossi un sudanese fuggito dal mio Paese, scappato dalla dittatura militare, se avessi attraversato deserti e prigioni e mare, se fossi miracolosamente scampato ad ogni invito di morte, se fossi approdato in qualche costa del sud Italia, se mi avessero intinto i polpastrelli

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  • Un mio lontano cugino alcuni anni fa, dopo aver sperimentato qualche improbabile tecnica di rilassamento ha provato ad insegnarmela.
    Consapevole della deprimente impotenza che si accumula dopo giornate in studio, avendolo per qualche tempo lui stesso frequentato come mio praticante, mi suggerì di ripetere ad alta voce, prima di dormire, un numero di volte che non riesco a ricordare ma certamente dispari, la frase assolutoria: non è colpa mia.

    20170912 colpa 1a

  • Ora come allora. Stessi luoghi, almeno in parte, stessa indecente sofferenza, stessa insensata burocrazia (con alcune varianti peggiorative), stessa, sperimentata ottusità dei poteri, stessa tenacia delle vittime e di chi le assiste.

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  • Alcune vengono da sole, grazie al passaparola, col mio nome e l’indirizzo dello studio scritti confusamente, in una sorta di anagramma, su un lembo di carta. Alcune sono state indirizzate alla mia porta dalla mitica Comunità di don Gallo che non si volta mai dall’altra parte quando si imbatte in una richiesta di aiuto, altre dallo sportello degli avvocati di strada, altre ancora dalla Caritas di Ventimiglia o dalle varie quanto preziose associazioni di volontariato.

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  • Sarà, credo, capitato a tutti di sentirsi fuori posto, non solo e non tanto inadatti o inadeguati, ma proprio fuori luogo, o meglio, nel luogo sbagliato. In incontri, convegni o semplici cene, quando tutti sembrano legati da interessi comuni, o almeno fingono in maniera sublime, e noi vorremmo scomparire, essere ovunque ma non lì,

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  • Le parole fanno le cose” dice Foucault. E a volte fanno anche le persone. In tema di migrazioni quanti vocaboli, spesso dispregiativi, vengono utilizzati, a volte senza una reale consapevolezza, per indicare intere categorie di individui!

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  • È difficile anche solo contarli. Nei locali della chiesa di san Antonio e sparsi nei cortili adiacenti, sono oltre mille, almeno cosi risultavano dalla conta di qualche ora prima. Poi, come accade ormai quasi quotidianamente, circa duecento di loro, prelevati a caso, sono stati caricati sui pullman della polizia e riportati a forza in qualche centro per migranti (Cara o hot spot) del Sud Italia, in alcuni casi gli stessi centri dai quali si erano allontanati pochi giorni prima.

    20160725 laboratorio ventimiglia 3

  • Nei giorni in cui si celebra  l'anniversario della dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, ci si trova a fare i conti, in questa terra di frontiera, con la costante ed impunita violazione degli stessi pur inviolabili diritti. A Ventimiglia 250 profughi, per la maggior parte (l'81%) provenienti dal Sudan e per metà minori non accompagnati (vale a dire soli), sono costretti a dormire lungo il fiume, in mezzo ai rifiuti, alle intemperie e ai predatori, spesso bipedi e dunque più pericolosi e perversi.

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