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I  ragazzi disabili si innamorano. Continuamente. Provano piacere, desiderio, il loro cuore batte per qualcuno che trovano carino, sorridono e, se possono, si sistemano i capelli. Sebbene, nelle famiglie come nelle strutture, sovente si cerchi di sminuire questo aspetto, la disabilità  non rende impossibile l'innamoramento.

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Certamente, la “tipologia” di innamoramento, se sia platonico, fisico, appassionato o altro, dipende dal tipo di disabilità. Ma quando la natura bussa, non dimentica molte porte, anche se sono diverse le possibili risposte. Le ragazze sognano il matrimonio, anche dopo un solo incontro con chi decidono essere il loro futuro compagno, ascoltano canzoni d'amore con aria sognante, i ragazzi cercano di strappare baci e carezze, si fidanzano, sognano una casa per la loro coppia. La sessualità è un diritto, certo, ma non è sempre facile capire come muoversi o accogliere le esigenze di vicinanza, coccole, intimità di ragazzi che si tende a vedere sempre come eterni bambini per cui le cose, anche quelle dell'amore, si pensa, sbagliando, che funzionino  diversamente. Non si tratta solo dei genitori, ma di tutta la società, compresi i professionisti che lavorano a contatto con i giovani disabili. Si respira spesso paura e difficoltà nel gestire la  scoperta della sessualità e della tenerezza dei ragazzi. Molti cercano di arginare, allontanare, a volte negare che possa nascere un sentimento tra due giovani portatori di handicap. Questo non riconoscere le nuove esigenze di un adolescente a tutti gli effetti, porta a controllare, inibire, addirittura limitare i contatti con l'oggetto del desiderio, anche cambiando abitudini di vita, pur di non nutrire una affinità che spaventa. In alcuni casi, si arriva a usare sedativi per allontanare il fantasma della sessualità dalle proprie preoccupazione.

Per i genitori non è facile accettare questo cambiamento nei loro figli, spesso si scontra con il lavoro fatto per accettare la loro “diversità” e questo li porta a difendersi, dalla sofferenza che questo  può significare, sminuendo, come se il disabile restasse sempre un bambino piccolo. Eppure, il ruolo dei genitori, o comunque delle figure di riferimento dei ragazzi, è centrale. Sono loro i primi che danno il permesso di crescere e di provare le loro emozioni. Ed è quando gli adulti diventano capaci di rielaborare la loro stessa idea di figlio, senza negare o rifiutarlo, che rendono possibile che i ragazzi si allontanino, pur il poco che possono, sentendosi capiti, ascoltati, grandi. Questo nutre anche la loro autostima e li accompagna poi nel gestire quello che accade in relazione con gli altri.

Mi viene in mente il film del 2013, del regista canadese Louise Archambault, dal nome della sua protagonista, una fantastica ragazza veramente affetta da sindrome di Williams, “Gabrielle”. Il film parla dell'amore che nasce e viene vissuto, in un modo o nell'altro, tra  Gabrielle, 22 anni, e Martin, 25, entrambi con una disabilità diversa. Quando si arriva ad accettare e parlare di queste emozioni tra i ragazzi, si comincia a vedere oltre il loro deficit, si vedono le persone che sono di cui il deficit è solo una parte, seppure importante.

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L'immaginario sulla sessualità dei disabili è spesso ricco di eccessi, i ragazzi sono ipersessuati o lontani anni luce dall'idea del sesso, ma facciamo attenzione a non farci accecare da quello che noi pensiamo, facendo diventare un'etichetta l'unica realtà pensabile. Ogni ragazzo merita di essere ascoltato nella sua peculiarità, molti disabili non sono interessati all'amore o alla sessualità, altri sì, altri troppo, ma evitiamo di vederli per quello che crediamo siano, eviteremo di sacrificare quello che sono.

Prima di tutto, secondo i limiti e le possibilità del caso, ogni handicap mostra diverse possibilità e tempi di sviluppo sessuale, sarebbe sempre bene informare i ragazzi, sostenendo questa loro avventura, senza svalutare quello che provano o peggio renderlo ridicolo.

Una base di educazione affettivo-sessuale è fondamentale, perché sia possibile dare un nome a quello che si prova, ma anche per  sapere come comportarsi davanti ad un possibile rifiuto. Inoltre,  prima ancora dell'innamoramento, i disabili possono provare una scoperta tutta personale del proprio essere diventati maturi sessualmente, toccando il proprio corpo e sperimentando la masturbazione, che diventa non solo momento di piacere ma di definizione di sé, di come si è fatti con quello che significa. Anche in questo caso, diventa necessario definire delle regole della scoperta (banalmente quando e dove).  Una buona educazione su quello che accade, o accadrà, rende più tranquilli tutti, avvicina i genitori all'idea che anche i loro figli crescono e , sebbene il loro ruolo rimane fondamentale, molte cose cambiano e si trasformano, proprio come per tutti i genitori. Le persone con delle disabilità, possono aiutare anche molti dei cosiddetti normodotati, proprio perché la loro è una esperienza diversa del mondo e delle emozioni. Ascoltarli non può che rendere migliore la vita di tutti, perché dando spazio alla loro emozioni, permettiamo anche a noi stessi di definire e scoprire alcuni aspetti del nostro modo di amare e accettare l'altro.

L'autore.
Psicologa, Psicoterapeuta di formazione sistemico relazionale.

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