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Ci sono famiglie che sono fatte di un solo genitore. Più spesso la madre. Queste famiglie, tecnicamente dette monoparentali, sono in crescita e corrono dei rischi di diversa natura. Perché? Perché, molto spesso, le famiglie monogenitoriali non nascono tali. Se una parte di queste vien fuori dal desiderio di famiglia non accompagnato da quello di coppia, mentre un'altra piccola parte è il risultato di un lutto, quando viene a mancare una madre o un padre, la maggioranza di queste famiglie nasce da una separazione.

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Una coppia smette di essere tale e un genitore resta con i bambini. Che sia la madre o il padre, in entrambi i casi, la prima sfida per il benessere sarà essere responsabili nel trasformare una unione infelice in una buona separazione, nell'interesse dei figli. Purtroppo molto spesso emozioni e conflitti non risolti trasformano questa opportunità di nuovo equilibrio in un grogiolo di sofferenze, accuse reciproche, demonizzazioni, il tutto in salsa legale, con il risultato di un malessere diffuso.

Il peggior nemico di queste famiglie sono la rabbia e il dolore non superati. Situazioni già faticose economicamente, difficoltà di conciliazione tra impegni, lavoro, problema della casa, cura dei figli, servizi, problemi di povertà, tutto si aggrava se gli adulti non riescono a giocare insieme almeno la partita che gli compete da genitori. 

Il peggior nemico di queste famiglie sono la rabbia e il dolore non superati. Situazioni già faticose economicamente, difficoltà di conciliazione tra impegni, lavoro, problema della casa, cura dei figli, servizi, problemi di povertà, tutto si aggrava se gli adulti non riescono a giocare insieme almeno la partita che gli compete da genitori. Questo genera fantasmi, madri denigrate, padri accusati, famiglie infelici in modi diversi ma sempre terribili. La società in toto sarebbe bene offrisse una attenzione privilegiata a questo, perchè più si riesce a far star bene le famiglie, migliore sarà il tono dell'umore della comunità tutta. Invece, le lotte tra i separati, per impossibili rivincite, terminano con soli perdenti, specie i figli, contesi quando non dimenticati, sempre meno visibili nei loro bisogni.

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Il problema economico, spesso pressante, pesa maggiormente sulle madri. Sono loro, infatti, che restano con i figli il più delle volte, sebbene i padri stiano aumentando. Come donne, soffrono di più i problemi della disoccupazione e della poca protezione che la società è capace di offrire. Alla fatica di crescere la propria famiglia da sole, che necessita già di per sé una forza d'animo e una buona capacità di rispondere alle molte domande quotidiane, si unisce, quindi, il problema della gestione economica. Un problema che influisce non solo sulla vita della famiglia stessa, ma anche sulla possibilità delle madri di poter ripensare una possibile vita di coppia o un piccolo spazio personale (cinema, cena con le amiche, spazio psicologico nel privato). In mancanza di sostegno da parte delle politiche preposte, anche la baby sitter per una sera rischia di diventare un sogno proibito.

Sapersi tenere in equilibrio costante tra le tante richieste e quel che si è, può proteggere le madri e i padri single dalle insidie, da quelle che nascono da un certo senso di onnipotenza (“Io posso fare tutto!”) a quelle celate nell’iperprotettività verso i figli, che finisce per renderli ansiosi e fragili

Certamente, una famiglia monogenitoriale in buona salute non ha solo bisogno di buone politiche per la famiglia. Crescere un figlio, far star bene la propria famiglia, oltre al benessere economico necessita di una certa capacità genitoriale e di un buon equilibrio nelle relazioni, dentro e fuori la famiglia stessa. La mancanza di uno di questi elementi o la sua carenza, rende il tutto instabile e soggetto a crisi. Come genitore, si deve essere capaci di gestire richieste da parte dei figli con attenzione, senza cedere al bisogno di legame eccessivo con loro, per solitudine, fragilità, bisogno di riconoscimento e protezione ma senza neppure cadere nella trappola di spostare il conflitto dall'altro genitore al figlio. Per nulla semplice, essere soli in questi casi, si presenta come una strada faticosa e piena di trappole nella quale bisogna camminare lentamente, facendo attenzione prima di tutto a cosa si prova e cosa si fa accadere, privilegiando la ricerca di un proprio equilibrio per riuscire a vivere con piacere anche i problemi che, naturalmente, accompagnano una famiglia con un solo adulto. Qualche esempio? Le piccole cose che si fanno più difficili se da soli, dal lavare le tazze della colazione all'accompagnare i bambini ai vari impegni. Andrà imparato come lasciar correre qualcosa, magari l'ordine della cucina, per poter dare priorità ai bisogni più forti, ascolto, tempo comune, andare a vedere una partita. Sapersi tenere in equilibrio costante tra le tante richieste e quel che si è, può proteggere le madri e i padri single dalle insidie, da quelle che nascono da un certo senso di onnipotenza (“Io posso fare tutto!”) a quelle celate nell’iperprotettività verso i figli, che finisce per renderli ansiosi e fragili. Una vita sociale capace di preservare contatti e una rete di amici e parenti presenti può aiutare con il resto.

 

L'autore.
Psicologa, Psicoterapeuta di formazione sistemico relazionale.

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