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Un tempo, soprattutto prima dell’avvento di internet, i bambini e i ragazzi vivevano con maggiore spensieratezza il loro tempo libero, incontrandosi casualmente con gli amici per una partita di pallone e risolvendo da soli le questioni che sorgevano con loro, senza l'intervento degli adulti.

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Senza un accesso costante a internet e i social, passavano il tempo a volte annoiandosi e facendosi domande che non trovano un’immediata risposta online.

L'infanzia senza meta e un po’ vagabonda non esiste più da tempo per la maggior parte dei ragazzi di oggi. I giovani passano più tempo che mai a scuola, a fare i compiti e in attività extrascolastiche. Il poco tempo che resta dopo lo studio viene speso per sport organizzati o altre attività in cui gli adulti sono i protagonisti.

Il tempo di gioco già negli ultimi due decenni del secolo scorso, secondo diversi studi si era notevolmente ridotto. Oggi sembra che ogni bambino abbia a disposizione mediamente solo pochi minuti al giorno per fare qualcosa di non strutturato.

In parte questo sembra attribuibile a una cultura della genitorialità che chiede ai genitori di offrire ai figli attività che li intrattengano in modo quasi costante.

In questo i ragazzi hanno sempre meno tempo per annoiarsi e trovare in autonomia cose cui dedicarsi. La psicologia indica che la possibilità di giocare in modo libero e inventivo rende i ragazzi più felici e autosufficienti, portandoli anche ad ottenere migliori risultati scolastici.

La risposta più comune di un genitore, oggi, alla domanda su come affrontare la noia di un figlio, sembra essere quella di iscriverlo a un'attività extrascolastica. Giocare all'aperto o con gli amici, non è una delle prime opzioni.

Un’infanzia trascorsa spostandosi da un'attività all'altra, lascia poco tempo per stare da soli e poche opportunità per prendere decisioni e anche fare errori in modo indipendente.

Gli esperti di psicologia dello sviluppo iniziano a pensare che questa perdita di libertà sia un problema. La mancanza di tempo non strutturato, avvertono, diminuisce i livelli di creatività e di problem solving e influenza scarsi risultati scolastici e alti livelli di depressione e ansia.

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La noia porta alla creatività

In uno studio del 2019 un team di ricerca australiano ha scoperto che la noia potrebbe essere un carburante per la creatività.

Hanno scoperto che le persone che hanno completato un compito noioso (come smistare i fagioli) erano più creative e produttive nelle attività di generazione di idee rispetto ai partecipanti che hanno completato un compito coinvolgente (trovare scuse per il fatto di essere in ritardo).

Questi risultati fanno eco a uno studio del 2012 dell'UC Santa Barbara in cui i ricercatori hanno scoperto che "impegnarsi in un compito poco impegnativo durante un periodo di incubazione ha portato a miglioramenti sostanziali delle prestazioni su problemi precedentemente incontrati".

In altre parole, una mente “errabonda” può aiutare una persona a pensare a soluzioni migliori e più creative ai problemi.

Parte del motivo per cui gli esseri umani, spiegano i ricercatori, hanno questo lungo periodo di sviluppo è perché occorre loro molto tempo per imparare a prendere il controllo della propria vita, decidere cosa si vuole veramente fare e poi farlo accadere. Tutto questo è lo scopo del gioco, durante il quale, almeno idealmente, non dovrebbero esserci adulti in giro.

In effetti, anche il gioco relativamente “rischioso” (o quello che alcuni genitori considererebbero pericoloso) può essere vantaggioso, sostengono alcuni esperti di sviluppo. Questo tipo di gioco aiuta i bambini e i ragazzi a sviluppare un senso di padronanza sulle situazioni in cui si trovano, aiuta a prevenire l'ansia e la paura da adulti.

Questa perdita di autonomia e di fiducia nelle proprie possibilità, si è riprodotto anche in età più avanzata. Ricerche svolte tra gli studenti universitari  hanno messo in luce che a partire dagli anni duemila una radicale diminuzione del senso di controllo sulla propria vita rispetto agli studenti degli anni '60.

Il rischio di una maggiore infelicità

Questa, osservano gli esperti, è la prima volta nella storia del mondo in cui i bambini sono stati così gestiti in modo così minuzioso. A questo corrisponderebbe un’epoca di maggiore infelicità per i più piccoli.

Di conseguenza, i genitori che vogliono che i loro figli crescano quando si trovano a dover decidere cosa fare del proprio tempo, dovrebbero considerare che i benefici sono maggiori quando i ragazzi non hanno indicazioni dagli adulti su come impegnarsi.

I genitori, secondo alcuni esperti, non dovrebbero controllare le attività che i loro figli scelgono quando sono annoiati, anche quando sono online. I genitori tendono a vedere il tempo passato sullo schermo come un vizio che ha sostituito l'infanzia all'aperto dei decenni passati. Ma, chiedono gli studiosi, e se fosse il contrario? E se, essendo loro vietato giocare per strada o in altri luoghi senza genitori, i ragazzi si rivolgessero a Internet come a uno degli pochi spazi liberi da occhi indiscreti degli adulti?

I ragazzi sono già troppo limitati, secondo questo punto di vista. Se si toglie loro anche il “mondo” online, li si priva dell'opportunità di giocare e interagire con altri ragazzi.

I papà generalmente sono quelli che lasciano più liberi i figli di dedicarsi anche a giochi “rischiosi”. Se si chiede a un genitore quali siano i ricordi più vividi dell’infanzia, questi nella maggior parte dei casi riguarderanno momenti di libertà con i loro genitori, a contatto con la natura, come su una spiaggia o in montagna.

Difficile che si possa tornare alla libertà di un tempo, quando i bambini giravano da soli per strada o andavano a fare commissioni, ma lasciare loro maggiore autonomia, facendoli sentire anche un po’ abbandonati a se stessi, li aiuterà a costruire indipendenza, resilienza e creatività a partire spesso da una condizione di totale noia.

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