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I giovani adulti stanno attraversando un momento non facile, dovuto alla congiuntura economica, a difficoltà sociali che rendono difficile il percorso verso la piena autonomia e mettono a rischio il loro benessere psicologico.

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È stato da poco pubblicato uno studio della Harvard Graduate School of Education che descrive in dettaglio i fattori che determinano l’ansia nei giovani adulti (dai 18 ai 25 anni).

Il 34% ha parlato di sentimenti di solitudine, Il 51% ha affermato che la pressione per raggiungere i traguardi stabiliti ha avuto un impatto negativo sulla loro salute mentale, il 58% ha riferito di aver provato una mancanza di “significato o scopo” nella loro vita nel mese precedente.

La metà ha indicato che la loro salute mentale è stata influenzata negativamente dal “non sapere cosa fare della propria vita”.

Come rileva la ricerca, mentre nel corso degli anni è stato effettuato un ampio esame del benessere degli adolescenti (dai 14 ai 17 anni), non si sa molto di coloro che occupano questi anni critici della giovane età adulta. Eppure, “i giovani adulti riferiscono circa il doppio dei tassi di ansia e depressione rispetto agli adolescenti”. I giovani adulti, in sostanza, non stanno bene.

È una questione che deve essere tenuta in grande considerazione a livello sociale, in quanto questi giovani stanno diventando parte attività della comunità come lavoratori, affittuari, contribuenti, elettori, prossimi genitori, e così via.

In un futuro non troppo lontano saranno loro a guidare la società, a governare la politica e le imprese, e su di loro ricadrà la responsabilità delle prossime generazioni e il sostegno di quelle più anziane.

Cosa può succedere a tutti i livelli sociali, da quelli economici a quelli politici e della vita quotidiana, quando un’intera generazione si sente sola, sotto pressione e priva di scopo o direzione? Una questione generazionale, come sostiene la ricerca, e non solo individuale.

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È ben documentato, sottolineano gli studiosi, che avere qualcosa che si potrebbe chiamare scopo o direzione di vita, un motivo per impegnarsi nelle proprie giornate, è essenziale per il benessere personale e il successo professionale.

Per le imprese, avere dipendenti che trovano uno scopo e un significato nel proprio lavoro e riescono a vedere come il proprio lavoro si collega a un quadro più ampio porta a maggiori risultati di produttività e a un minore turnover. Per gli individui, questi fattori si traducono in una maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e in un minor burnout.

Più in generale, avere uno “scopo” o sentire una connessione con qualcosa di più grande di sé, in qualunque modo possa essere definito per la persona, si traduce in maggiori sentimenti di soddisfazione per la propria vita. Ricerche effettuate mostrano che più di 9 dipendenti su 10 erano disposti a scambiare una percentuale dei loro guadagni nel corso della vita per una maggiore significatività nel loro lavoro.

Connettersi con gli altri migliora la qualità della vita e della salute. La solitudine provoca problemi di equilibrio mentale e fisico, tra i quali ansia, depressione, problemi cardiovascolari e anche diabete. Al di là dell’impatto individuale di queste condizioni sulla salute, il malessere ha inevitabili implicazioni sociali.

La mancanza di connessione e di senso di appartenenza sembrano essere oggi un problema in molti paesi occidentali. La competitività che caratterizza per molti aspetti il mondo in cui i giovani si devono inserire, deriva da una cultura che premia il successo e non il solo impegno per arrivare a qualcosa.

È compito di chi oggi governa la politica e l’economia produrre un cambiamento culturale che porti al rilancio e alla fiducia verso i giovani che, a tutti i livelli, stanno facendo ingresso nella società adulta.

Accogliere i loro bisogni e creare contesti meno competitivi può soltanto favorire il loro investimento, e valorizzare le loro potenzialità e le loro risorse, di cui l’intera società ha e avrà con il tempo sempre più bisogno.