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Cambiamenti sociali, difficoltà economiche e di affermazione professionale, problemi abitativi e così via accentuano oggi quella fase di insicurezza che i giovani provano all’ingresso nella loro vita adulta, trovandosi in molti casi anagraficamente nella condizione di essere adulti ma di non sentirlo ancora in modo significativo a livello personale.

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Cosa spiega questa discrepanza tra la realtà esterna e il senso interiore di disallineamento della propria fase di vita?

Parte di questa distanza si basa sui cambiamenti sociali. I giovani adulti si sposano oggi più tardi, hanno figli in età più avanzata e spesso frequentano università e scuole di specializzazione fino ai 30 anni. A livello generale, nei paesi occidentali l’età media di chi acquistava una casa per la prima volta nel 1981 era intorno ai 29 anni, e nel 2022 è salita intorno ai 36.

Avere figli più tardi significa anche allontanarsi dalla prospettiva di essere un giorno nonni. A livello antropologico, oltre che sociale, diventare genitori a venticinque anni rende abbastanza probabile diventare nonni entro i cinquanta, mentre aspettare fino ai trentacinque, o anche di più potrebbe significare che si avranno più di settanta anni quando si avrà il primo nipote, se pure accadrà mai.

Tuttavia, questi ritardi oggettivi in ​​alcuni indicatori che segnano l’età adulta sono solo una parte della questione, affermano gli studiosi del fenomeno. Non riescono a spiegare perché la sensazione di non essere completamente adulti spesso persista nonostante tutti si siano raggiunte e superate tutte le tappe dell’età adulta.

Ci si potrebbe sentire meno adulti, spiegano gli psicologi, perché la propria prospettiva in prima persona non è cambiata. Si vede il mondo in gran parte come lo si vedeva quando si era più giovani, e la propria esperienza quotidiana da adulti probabilmente non è così diversa da come il proprio sé adolescenziale immaginava che sarebbe stata.

Questo fenomeno, dice la psicologia, è comune a tutte le età e spiega perché spesso si dica che non ci si sente la propria età. I segni esterni dell’età adulta – un partner a lungo termine, la proprietà di una casa, un lavoro a tempo pieno – non necessariamente penetrano il proprio profondo senso di identità. Sono come fatti esterni che si conoscono ma che potrebbero non influenzare il senso più astratto di cosa significhi "sentirsi adulti".

La ricerca mostra che le proprie preferenze vengono spesso fissate durante l’adolescenza o la prima età adulta. Ad esempio, la musica preferita, quella che i ricercatori chiamano la propria "identità musicale", tende a coincidere con la musica prodotta quando si aveva dai dieci ai venti anni. È un’esperienza comune, gli artisti preferiti sono sempre gli stessi, quelli conosciuti a quell’età.

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Lo stesso potrebbe essere vero per altri aspetti della propria vita, come gli sport che si seguono, il modo di vestirsi, il genere di persone da cui si viene attratti, le preferenze nel cibo, quello che si pensa della vita e della società, e così via.

Questo non vuol dire che non si cambi e non ci si evolva nel tempo, ma che molte delle proprie caratteristiche rimangono abbastanza stabili.

Forse il motivo principale per cui non si sente ancora un vero adulto deriva dalle impressioni che un giovane si è fatto degli adulti quando era bambino, che sono rimaste sostanzialmente immutate.

Conoscenze, autorevolezza, esperienze di vita hanno conferito agli adulti intorno a sé un'aura quasi mitica all’età adulta. Probabilmente sembravano riuscire a governare le cose, i problemi, a mantenere il giusto controllo nonostante le difficoltà, conoscere le risposte alle grandi domande dell’esistenza. Al contrario, un giovane può trovarsi oggi nella condizione di sentire di non sapere molto della vita, sta ancora aspettando che la sua esperienza interiore corrisponda alle sue aspettative su come sarebbe stata l'età adulta.

Ma, in realtà, quelle impressioni adolescenziali erano un’illusione. Se si guarda con lucidità e maturità alle cose, si comprende che anche i propri genitori hanno affrontato e lottato con l'insicurezza, i traumi , la depressione e lo stress e l'incertezza che sono tutti elementi ineliminabili dalla vita.

Genitori, insegnanti, medici, allenatori e ogni altro adulto che si conosceva da adolescenti probabilmente non si sentivano come si credeva osservandoli con lo sguardo di un ragazzo. Potevano certo sembrare padroni di se stessi, sicuri e a proprio agio, ma dentro di loro erano insicuri quanto lo sono i figli adesso.

In altre parole, un giovane adulto, di fatto, entra nell’adultità e si sente come deve sentirsi un adulto, solo che questo sentirsi adulto non è quello che pensava sarebbe stato.

Forse non deve continuare ad aspettare quel momento in cui si sentirà magicamente cresciuto. Se si è una persona adulta, spiegano gli psicologi, il modo in cui ci si sente è proprio quello che dell’essere un adulto, con tutta la sua confusione, insicurezza e gioia. La verità è che gli adulti a cui si pensava da ragazzi erano esseri umani fallibili che facevano del loro meglio, proprio come tocca ora fare a qualunque giovane una volta arrivato all’adultità.