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(I bambini hanno pazienza con i loro genitori. Tanta, tantissima. Ma non infinita. E le chance ignorate finché sono bambini, non è detto restino aperte per sempre…).


Papà, papà, dove è andato il mio papà?

Gli voglio bene anche se non è qua.

Lui fa barchette con gli stuzzicadenti,

fende i marosi, affronta i delinquenti,

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esploratore per mare o nel deserto.

Chiamo il suo nome, lo cerco a cuore aperto.

 

Il mio papà, l'aspetto tutto il giorno.

È super forte, attendo il suo ritorno.

Quando verrà ve la farà vedere, 

voi siete scemi e non potete capire.

Lui mi ha promesso un pc, la bicicletta 

e io gli credo, il mio cuore l'aspetta.

 

Mio padre, mah… Qualcuno l'ha veduto?

L’ho visto un giorno e non l'ho riconosciuto.

È ancora lì, in cima ai desideri

e l'ho aspettato, giudice, anche ieri.

C'era la recita, quella di Natale.

Io l'ho invitato e non c'era... Forse stava male.

 

Quel signore, quello a cui assomiglio?

Sì e no che sappia d'avermi come figlio.

Lui non mi cerca, dice che ha paura,

“colpa dei servizi”, “è tutta una congiura…”. 

Passano gli anni i mesi e anche i minuti,

passano i giorni e noi figli siam cresciuti.

Passano gli anni e il conflitto si è risolto: 

per me mio padre è come fosse morto.

 

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Le filastrocche giudiziarie

I tribunali per i minorenni prendono ogni giorno decisioni difficili. Scelte delicate, suscettibili certo di errore ma orientate ogni volta sulla valutazione dei rischi e dei danni che un minore patisce, molto spesso per mano degli adulti a lui più vicini vale a dire i suoi genitori e i familiari più stretti.
Negli ultimi anni una retorica mielosa e in bianco e nero ha raccontato storie dove i buoni erano ben distinti dai cattivi e dove la conclusione era invariabilmente una sola: i bambini e i ragazzi devono crescere con i loro genitori. Con loro, chiunque essi siano e comunque si comportino.
Ogni altro intervento, anche quando è temporaneo e di stimolo al cambiamento per giungere a relazioni familiari più serene, viene presentato come crudeltà, come ingiustizia. Avrebbe, ciascun genitore, il diritto di fare dei propri figli tutto ciò che vuole - e di evitare il dolore, per sé e per il bambino. Piuttosto la perversione, il maltrattamento, l'incertezza endemica. Tutto sembra meglio della sofferenza che sta dentro alla crisi e alla necessità di cambiare.
Il cinismo infantile di Cukerì che racconta scelte giudiziarie estreme, eppure ordinarie nelle aula dei tribunali per i minorenni, è uno sberleffo a questa logica e un modo per affermare una volta di più che i bambini e i ragazzi sono persone. Non proprietà, non appendici degli adulti ma persone, soggetti di diritto, nei cui panni occorre provare a mettersi e che è opportuno disporsi ad ascoltare in ogni singola e distinta decisione che riguardi da vicino la loro vita.

 Le precedenti filastrocche:

Filastrocca del matrimonio combinato, Filastrocca del bambino abusato

Filastrocche della televisione

Filastrocca dell'occhio nero di mamma. Filastrocca del giudice bizzarro 

Filastrocca della mamma bambina

Filastrocca dei bambini contesi

Filastrocca della competenza minorile

Filastrocca dei gemelli di Cattolica

Filastrocca dello spaccino

Filastrocca dell'adolescente adottato

Filastrocca del Natale all'improvviso

Filastrocca dell'udienza si va beh...

Filastrocca di chi arriva per mare

Filastrocca della cattiva coscienza

Filastrocca della mamma brasiliana

Filastrocca di un assassino

Filastrocca del sudario

Filastrocca della pelle dei minori, Filastrocca dell'indigesto

L'autore.
Sociologa e counsellor, è giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna e lavora per il Comune di Ferrara nell’ufficio Diritti dei minori. Da molti anni aderisce al Movimento Nonviolento. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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