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Immaginate due ragazzi, entrambi a rischio in riferimento alla possibilità di ingresso in una banda di ragazzi con tendenze devianti. Uno poi lo fa davvero, l'altro invece evita di farlo. Anche se il primo adolescente alla fine ne esce, molti anni dopo lui, o lei, non solo ha un "rischio" significativamente più alto di essere incarcerato e di ricevere una sanzione legale, ma ha anche meno probabilità di aver concluso le scuole superiori e più probabilità, rispetto al coetaneo che ha evitato di entrare nella gang, più facilmente sarà in peggiori condizioni di salute, con la necessità di assistenza sociale, e impegnato a lottare contra la tendenza ad abusare di droga.

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Sono i risultati di un'indagine svolta dai ricercatori dell'Università di Washington, secondo la quale l'unirsi a un gruppo deviante in adolescenza ha conseguenze significative in età adulta, anche se poi per tempo si esce dalla gang. La ricerca è pubblicata nel Journal of Public Health.

"Da questa ricerca si scopre che, al pari della violenza, l'appartenenza a bande è un problema che riguarda la sanità pubblica tanto quanto la giustizia penale", ha detto Karl Hill, coautore dello studio e professore associato di ricerca presso la Scuola di Servizio Sociale.
"Far parte di una banda negli anni dell'adolescenza ha conseguenze durature sulla salute e sul benessere personale."


I dati sono stati forniti da un'organizzazione di Seattle che ha seguito 808 studenti di quinta elementare provenienti da 18 scuole elementari differenti presenti in quartieri con alto tasso di criminalità, a partire dal 1985. Più della metà degli studenti provenivano da famiglie a basso reddito. I ragazzi sono stati intervistati ogni anno fino all'età di 18 anni, poi ogni tre anni fino all'età di 33 anni.
Secondo l'autore principale dello studio, Amanda Gilman, una dottoranda presso la Scuola di Lavoro Sociale, unirsi a una banda per quei giovani ha significato un punto di svolta nella loro vita, con conseguenze a cascata in altre aree della loro esistenza, anche dopo anni.


"Pochissimi di loro hanno riferito di far ancora parte di una banda a 27 anni. La stragrande maggioranza aveva lasciato il gruppo molto tempo prima, ma le conseguenze si sono fatte sentire a lungo termine", ha detto Gilman. I ricercatori hanno utilizzato 23 fattori di rischio per calcolare la propensione di un ragazzo ad entrare in una gang, e poi hanno confrontato 173 giovani che avevano aderito a un gruppo deviante con 173 che non lo hanno fatto, ma i quali avevano manifestato una propensione analoga al farlo, in modo che l'unica differenza tra i due gruppi fosse solo il fatto di essere appartenuti a una banda. L'età media di quelli che sono entrati in una gang era di poco inferiore ai 15 anni. Nessuno in questo studio ha riferito di essersi unito a una gang dopo i 19, e la maggioranza (60 per cento) è rimasta in una banda al massimo per tre anni.

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Le 23 variabili utilizzate per confrontare i due gruppi hanno incluso fattori individuali come le opinioni antisociali, l'alcool e l'uso della marijuana, comportamento violento e iperattività, fattori familiari come la povertà, la struttura familiare, il comportamento dei fratelli e l'attitudine violenta dei genitori; fattori scolastici come l'aspirazione a proseguire gli studi e i risultati ottenuti; fattori di contesto di quartiere come la disponibilità di marijuana e la presenza nel vicinato ragazzi in condizioni di disagio, e se il ragazzo avesse amici con comportamenti socialmente problematici. I ricercatori hanno misurato tre aree di comportamento e di condizione degli adulti a 33 anni: il comportamento illecito, livello di istruzione e situazione lavorativa, condizione di salute fisica e mentale. Chi aveva fatto parte di una gang durante l'adolescenza aveva quasi il triplo delle probabilità, tra i 27 e i 33 anni, di aver commesso un reato, più del triplo probabilità di percepire un reddito da fonti illegali, e oltre il doppio delle probabilità di essere stato incarcerato nell'anno precedente.


Gli ex membri di gang hanno inoltre fatto riscontrare di avere quasi il triplo di probabilità di aver avuto problemi di abuso di droga, sono stati quasi il doppio di volte più propensi a dire che erano in cattive condizioni di salute, e il doppio di loro, rispetto ai compagni che non erano entrati in bande, riceveva sussidi dall'assistenza pubblica. La metà, in proporzione, si era diplomata alle scuole superiori.
Gilman spera che lo studio sia di stimolo alle scuole e alle comunità a sviluppare e attuare strategie preventive per evitare che i ragazzi si uniscano a gruppi devianti, nella speranza non solo di ridurre la criminalità, ma anche di aumentare i livelli di scolarizzazione e di ridurre i costi pubblici per l'assistenza alla salute fisica e mentale.


Hill ha aggiunto che tutti i cittadini, a modo loro, possono essere coinvolti nella prevenzione della formazione di gang giovanili, riducendo l'impatto delle 23 variabili che si sono dimostrate essere fattori di rischio. "Se sei un genitore, devi gestire la tua famiglia bene. Se sei un membro della comunità, devi essere coinvolto nella vita dei ragazzi. Se sei un insegnante, devi riuscire a coinvolgere i tuoi studenti nelle lezioni e riconoscere i loro meriti quando fanno un buon lavoro. Non possiamo da soli eliminare tutti i rischi cui sono esposti i ragazzi, ma se lavoriamo tutti insieme possiamo anche riuscirci".

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