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Ubi minorubi-minor-progetto

La chiamata arriva alle due di  pomeriggio , appena dopo pranzo, ed interrompe la sensazione di rifiuto  che prova di fronte  ai compiti che lo attendono e la ricerca di un auspicabile cambio di priorità che lo sposti dallo schermo del computer.
Il display del cellulare s'illumina  ad intermittenza e sembra suggerire una certa urgenza in termini d'attenzione e questo lo sollecita; pertanto tasta  il pacco di sigarette nel taschino laterale della giacca, e poi esamina la scrivania in una ricerca vana dell'accendino, che difatti ha nella tasca dei jeans.

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Appena uscito dall' ufficio con la sigaretta infilata in bocca, e il telefono portato all'orecchio, viene immediatamente intercettato da uno degli ospiti della struttura che in  infradito pascola in giardino, cogliendo l'occasione dell'apparizione  del responsabile per dar voce alla sua fame d'attenzione, di richieste, di essere visto. Ma ottiene un rapido gesto con la mano a indicargli di fare della strada,  ed uno successivo che indica il telefono. Tanto basta  perché il giovane  cambi traiettoria allargando le braccia. Riportando la sua  figura  alla panca dove due ragazzacci già sorridono e lo beffano per il rifiuto ricevuto.

Jamie, minore autore di sei rapine aggravate , nel bel mezzo del suo impeccabile percorso di riabilitazione, ha sottratto un paio di occhiali da sole sul posto di lavoro, dove eppure  gli hanno appena proposto un'assunzione a brevissimo termine.
Una delle disgustose abitudini che ha sviluppato in un decennio di lavoro in comunità è quella di spegnere le sigarette tra l'indice ed il pollice, eliminando la brace, per poi infilarsi la cicca nella tasca dei jeans. Questo tic traeva origine da un principio sano, quello di non gettare moccini a terra nel bel giardino antistante la struttura, si era poi trasformato in una perversione.
Ora l'informazione sarebbe rapidamente circolata per quella che viene chiamata rete degli operatori.  Pensa ad alcuni termini  abusati dagli operatori sociali - empatia, cura, rete -  alcuni esempi .
Adesso va di moda resilienza ad esempio e  gli saltavano i nervi ogni volta che qualcuno  pronunciava questa parola.

La notizia sarebbe circolata nella rete: ci sarebbe  stata una moltiplicazione esponenziale di conversazioni a tema, e  ognuno dei partecipanti lo avrebbe contattato per informarsi, aggiungere un particolare, inventare un particolare, interpretare, farsene una ragione. E chiedere a lui conferma.

Avrebbe dovuto parlare con l'operatrice di riferimento, raccoglierne  il vissuto di fallimento oppure lo stupore, o la sensazione di tradimento insostenibile. Il desiderio di espulsione.
Poi di seguito lo  avrebbe chiamato l'operatore con cui Jamie aveva costruito un legame privilegiato.

Ma siamo sicuri?
In che senso?
Che sia stato lui.
Cosa non ti è chiaro nella frase "ripreso dalle telecamere”?
Si ma mi dici che è stato un gesto rapido, quasi non si capisce bene.
Lo abbiamo rivisto al ralenti.
Eh?

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Il sarcasmo a volte è inopportuno, ma inevitabile.

Poi, di seguito, ecco l'operatore diffidente, che ha sempre percepito  l'adesione di Jamie al suo progetto come strumentale, viscida. Ora di fronte ad un sentimento che di certo nasce da una antipatia naturale piuttosto che da una logica stringente, la sua chiamata è un canto di vittoria petulante  e lagnoso, condito da un tono dispiaciuto, questo si peloso, viscido.

E adesso cosa facciamo?

Aspirare con troppa voracità il fumo da una sigaretta, comporta che questo arrivi ai bronchi con un volume ed un calore eccessivi, che contribuiscono in maniera sostanziale ad aggravare i danni dovuti all'assunzione. il responsabile  associa questa modalità di consumo all'ansia ed in parte quest'ansia è dovuta alle circostanze, ma ad essere onesti è un sintomo  coltivato nel privato.

E adesso cosa facciamo?

Bisognerebbe sempre avere una risposta . Di un qualsiasi tipo. Bisognerebbe essere capaci di tollerare l'incertezza adesso, l'unica risposta è questa. Ma non è sufficientemente rassicurante, per cui

Adesso, quando torna facciamo un colloquio, vediamo cosa dice. Non sa delle telecamere.
Speriamo che si renda conto.
Mah!
Ci sentiamo più tardi.
Ci vediamo domani per l'équipe.

Quando finalmente il telefono tace il responsabile si siede sopra il muretto dell'aiuola in fronte all'ufficio. Gli ospiti più anziani e consapevoli  sono in grado di riconoscere quale sia il suo stato d'animo in questo momento. La stasi attuale contrasta con il continuo movimento mantenuto durante le conversazioni.  Il tono che aveva durante la telefonata , il fatto che non stia osservando niente di particolare, ma un punto lontano al di là del campo di calcio, il modo di arricciarsi la barba. Direbbero: è arrabbiato. Il responsabile sospetta che per gli ospiti esitano due sole emozioni : rabbia e felicità. tutto il resto non fa parte del loro mondo. e ora pensano che sia arrabbiato. Per cui non si avvicinano.
Uno degli ultimi arrivati, invece viene incontro con un inconsapevole entusiasmo. Ha la faccia fresca delle prime settimane di inserimento, dove tutto sembra poter essere utile e  sano e gli ospiti si sorprendono loro stessi di come possano riuscire ad essere bravi, o rispettosi delle regole della casa. ma davvero tutto è più complesso, non solo per loro.

Hai una sigaretta?
No.
No perché?
Perché sì invece?
Sei arrabbiato?
No.
Tu?
Neanche.
Bene allora. Vai adesso.

Il responsabile sorride, pensa ad altro.
Il ragazzo sorride e se ne va.
Non è affatto arrabbiato.
La responsabilità viene restituita a chi  appartiene. Non vuole essere una condanna, neanche un giudizio. pensa che ad ognuno spetti  la sua fatica, e il suo destino. Una cosa che non ha niente a che fare con l'amore e nemmeno  con la giustizia.

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Jamie guarda fuori dal finestrino e schifa la campagna . Dal treno è abituato a vedere il mare, a riconoscerne bellezza e profondità e non riesce a fare cambio con questo panorama piatto. Soprattutto il cielo padano. È importante avere aria in testa, un cielo azzurro, brezza sulla faccia.  I pensieri sono dolore a volte. Ma Jamie riesce  a metterli a parte. L’ importante non è quello che pensi, è quello che accade . Farci i conti. Essere presenti quando si fanno i conti. Limitare i danni. Campagna, ancora campagna.
I finestrini dei treni fanno sintesi. Inquadrano i paesaggi.
Jamie pensa a quanto siano belli, puliti e poco affollati questi vagoni  del passante ferroviario di  Milano. Pensa e confronta gli stessi con i corrispondenti affollati e sudati, trenini da far west, della linea regionale Sestri- Genova Principe.

La gente accalcata e stanca, ammassata e stanca e distratta . La gente che non ha resistenza, ne attenzione, a cui è facile infilare le mani nelle tasche . Una specie di scherzo.
Pensa alla soddisfazione e all'eccitazione che prova quando diventa invisibile.
Ma la signora che ha di fronte, per esempio .
Troppo spazio tra di loro.
Troppa distanza.
L'importante nel furto con destrezza rimane il contatto. Una breve effimera pressione sul corpo, seguita dalla sottrazione dell'oggetto riposto in un altro punto. La folla poi , il tempo, fa si che potremmo essere stati tutti . Quindi di certo non io. Se possiamo essere stati tutti. Vuol dire che non è stato nessuno. Di certo non io.
Jamie guarda la signora e pensa agli ultimi mesi.
Pensa al carcere. Pensa alla comunità . Pensa alla precarietà. Questo ragazzo non ha niente a che fare con la nostra soglia di tolleranza, con la nostra cultura, con il nostro modo di intendere valori ed istituzioni. Non ha niente a che fare con la psicoanalisi, ne con la pedagogia in senso occidentale. Ne con la nostra generazione, neppure con le esperienze che abbiamo avuto da ragazzi. Ne con in luogo in cui viviamo, siamo cresciuti.
La sua storia è una narrazione che cerchiamo  di diagnosticare, relazionare e catalogare.
È già stato in carcere.
Ha passato parte dell’infanzia in comunità.
I suoi coimputati sono tutti agli arresti domiciliari.
Quello che Jamie non sopporta davvero, è lo sguardo che adesso gli punteranno addosso gli operatori . La delusione oppure il giudizio. Persone a cui vuole bene, ma questa situazione non ha niente a che fare con l’affetto, neppure con la giustizia.
La fiducia e la trasparenza, il legame tradito con la comunità.
Mentre cerca per l’ennesima volta di chiamare l’avvocato di fiducia - il quale rappresenta la voce più onerosa del bilancio familiare e che sospetta non essere reperibile per il consistente debito insoluto che ha nei suoi confronti- passa lungo il corridoio un quindicenne con un taglio fresco, non un pelo di barba. Alto, bello. Felpa Carhatt, 120 euro. Occhiali Okley 120 euro. Jeans Levis anti-form 150 euro. Jordan ai piedi. ultimo modello, 170 euro. In mano I Phone 6, 900 euro. Zaino Eastpack, un brutto disegno fatto a mano sulla tasca posteriore. 80 euro. Un saldo finale di 1540 euro, tutto per portare in giro una testa di cazzo inconsapevole da quindicenne bianco ben nutrito.

A chi ostenta. dargliene mai tante. Perché noi non abbiamo, ma ugualmente vogliamo.

L 'operatrice, dopo il turno del pranzo, ha parlato qualche  minuto con il responsabile. È stato uno scambio rapido, in cui lo ha sentito distratto e ancora immerso nei dettagli di una situazione poco chiara. L’operatrice in turno si sente  stanca e appassionata.
In verità è stanca e anche appassionata.
Perché è vero che in testa ha il compagno da cui si sta  separando e il figlio che ne patisce e pure tutti i cazzi  gravosi di questo mondo, ma. Le  interessa tanto di quanto sta facendo ora. Perché, è qualcosa che ha a che fare con chi è lei, con la testa che tiene alta, con il mestiere che fa da diversi anni ormai, e in cui si riconosce.
La fatica di ognuno  ha un valore.
E il valore si rivela nelle situazioni.
Quando guarda dalla finestra della cucina  lo sguardo  gli cade sul responsabile seduto sul muretto dell'aiuola. Dovrebbe fumare di meno.

L'operatrice in turno è forte perché in grado di dare direttive precise all'ospite e adolescente e in quanto adolescente reticente a compiere il suo prescritto compito. In questo si sente perfettamente  sicura. E altrettanto, l' ospite percepisce le sue direttive come sicure e dunque oneste. Che si tratti di pulire con lo spray per l'acciaio inossidabile i fornelli della cucina, oppure il forno con l'apposito prodotto. Lei sente,  di potere esercitare un potere sereno in virtù della propria serena competenza, quanto l'ospite di accogliere la sua competenza in quanto sincera e opportunamente espressa.

Sara, così si chiama, ama riordinare la cucina quando in turno c'è Ahmed, per un motivo in particolare. Il ragazzo egiziano, non conosce una parola di italiano, ma lei, a differenza degli altri operatori, non pensa che questo debba essere necessariamente un limite . Le parole vengono utilizzate dagli ospiti adolescenti per mettere continuamente in discussione le indicazioni e i rimandi degli operatori. Questo , di fatto, rende le risposte degli operatori irritate e petulanti, perché essere a lungo a contatto con la sfida ed  il conflitto può portare a questo. Ciò rende i dialoghi sterili, vuoti. Invece con Ahmed può limitarsi semplicemente a mostrare come va eseguito il compito, poi dirgli:

Ok?
Ok.

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Il silenzio è impagabile in un lavoro dove si fanno tante parole.
Ahmed indossa  un cappellino dei New York Yankees vecchio stile, una maglietta dei Ramones e un brutto sbrego sulla guancia, incomprensibile in una faccia da bimbo, con la pelle delicata. Ahmed non ha la più pallida idea di dove si trovi New York, né conosce una sola regola del baseball. Non ha idea di chi siano i Ramones, nemmeno di cosa sia la musica punk . Eppure non toglie mai il cappello. L’unica cosa che davvero gli appartiene e lo rappresenta è la cicatrice. Sara pensa che arriverà un giorno in cui potranno parlare della cicatrice : ha l'impressione che il ragazzino sorrida apertamente ogni volta che lo si guarda appunto per quella cicatrice.
Sara sa di dover mantenere una distanza corretta, di non essere un surrogato di genitrice, sa bene quanto sia importante per non inquinare il rapporto; tuttavia vorrebbe abbracciarlo quando le sorride .

Cambia l'acqua prima di passare il moccio.

Sorriso.
Hai ragione. Vieni.
Gli fa segno di seguirlo in bagno.
Sorriso.

Si accorge di aver macchiato la maglietta che indossa  con la candeggina. Pensa che cambiarsi ogni volta che fa il turno in comunità sia un abitudine molto tutelante nei confronti del suo guardaroba. Questo luogo ha un potere distruttivo notevole, pertanto meglio cautelarsi.

Quando Jamie entra in cucina , Sara è di spalle. il ragazzo sa di essere invisibile . Per quanto sia nero, alto un metro e novanta è sottile, leggero. C'è ma non si vede. Il responsabile lo dice spesso nelle riunioni di èquipe. Fate attenzione quando un ragazzo diventa invisibile non è un buon segno.
Quando Jamie entra in cucina , Sara è girata di spalle e sta cercando di sturare il lavello, che come al solito si è riempito degli avanzi del pranzo. Esiste un divieto esplicito di mangiare fuori dagli orari consentiti, ma Jamie ha aperto e richiuso il frigo sottraendo un pezzo di frittata, poi si è recato nella piccola dispensa affianco al locale e ha preso un pezzo di pane . Con le mani ha divelto la pagnotta,  dunque ha infilato la frittata al suo interno ed è tornato  ad appoggiarsi al refrigeratore. Ha finito il panino di spalle a Sara, in un paio di minuti, osservandola e masticando.
Le vuole bene.
Le piacciono le persone che parlano poco, ma che si sanno spiegare. gli operatori spesso parlano e fanno grandi discorsi che iniziano senza avere un obiettivo preciso. Sospetta che abbiano parole in bocca che non sono le loro, ed è un po’ come quando , lungo tutta la sua infanzia e oltre lui indossava vestiti ereditati, smessi da altri. Non vanno mai bene, non calzano mai bene.
Sara si accorge di Jamie solo quando gli si affianca al banco , mette mano al lavello, estrae con le dita ciò che ottura il lavello. Compie questo gesto in pochi secondi mentre con l'altra mano digita sullo smartphone un messaggio.
Ha gli occhi lucidi. Ha un filo di barba.  Jamie è sempre molto curato. Sara pensa che sia bello. Non è esatto. è elegante, questo lo differenzia da tutti gli altri ospiti della struttura. È elegante nei movimenti, ed ha dei modi posati. Non alza mai la voce. Prende parola dopo aver ascoltato, senza sovrapporsi.  Si accorge di come stai , chiede come stai.

Come va?
Chiede Sara.
E come vuoi che vada?
Te lo chiedo Jamie.
Pensi anche tu che sia stato io.

Sara, ogni tanto avrebbe voglia di piangere. Spesso. Vorrebbe piangere per motivi suoi personali, ma sente che c' è qualcosa di personale ogni volta che entra in relazione con questi ragazzi. Vorrebbe piangere perché pensa a questa stupida testa di cazzo piena di bellezza e talento, lo immagina caposala nel miglior ristorante possibile, lo pensa vestito in nero, con giacca e papillon e sorridente versare champagne in un calice con delicatezza, e sorridere all'ordinazione. E vorrebbe piangere di rabbia.

Sono triste.
Perché pensi che sia stato io.
Perché questa situazione, mi rende triste. Tu come stai?
Come vuoi che stia.
Jamie sorride.
Da sconfitto.
Dimmelo se pensi che sia stato io.
Smettila.

Sara sa che è stato lui. Ha alzato la voce. Non lo sopporta impalato davanti a lei con gli occhi lucidi mentre le chiede questa cosa, lo stesso non avrebbe dovuto.

Vai a cambiarti, poi devi fare il colloquio.
Già che ci sei porta al gabbiotto il sacco nero che c'è fuori dalla porta

Jamie si piega per afferrarlo  e Sara ritrova la macchia biancastra  al di sotto del suo gomito sinistro.  Allargandosi sfuma in  rosa pallido in contrasto con la pelle nera del ragazzo. Sarà lunga circa quattro centimetri in orizzontale. Non è un taglio, benché la ferita debba  essere stata certamente profonda. È scarnificata. È una ferita autoinflitta.  Sara spera che Jamie non si faccia del male, e in automatico pensa che dovrà comunicare questo suo pensiero sul diario giornaliero, e riferirlo con attenzione al passaggio di consegne con gli altri operatori.

Che cazzo fai, levatili di lì!

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Ecco cosa Jamie non sopporta della comunità. Su dieci ragazzi trovi di sicuro 1-2 teste di cazzo prive di ogni minimo rispetto. E questo finisce per appesantire ogni forma di convivenza, complicarla. Lava le lenzuola  una volta alla settimana, ed ogni mattina rifà il letto, prima di uscire, alle sei, per andare a lavoro. Ogni giorno trovava Gabriel steso sul suo letto, ascoltando l' I-Pod o peggio mangiando qualcosa da un sacchetto unto. Lo trova con una sua foto in mano oppure chiuso nel suo cesso.
Ma non alza la voce , basta un gesto per cacciarlo.  Forse i ragazzi già sanno quanto è successo.

Stai calmo frà.
Gabriel si sposta subito.

Più tardi quando Jamie è già sotto la doccia, il latino alto un metro e cinquanta e baffuto, va a bussargli alla porta. Vuole sincerarsi di come stia, o forse è solo curioso. Dopotutto questo è il fatto del giorno. Comunque non riceve alcuna risposta.

Per Jamie è il momento più importante della giornata. In tutta la vita, trascorsa in appartamenti sovraffollati, in strutture di accoglienza, di detenzione, in comunità religiose eccetera aveva avuto sempre un grande problema con i servizi igienici, o meglio aveva avuto pochissima fortuna.  Era per lui scontato che dovessero essere frequentati da un numero eccessivo di persone, di cui alcune prive delle nozioni minime di igiene sanitaria. Che dovessero essere sempre e comunque privi di misure limitanti l'accesso degli altri in caso di urgenze di vario tipo, una notevole limitazione della privacy. Che dovessero essere pertanto pieni di materiale cosmetico e di igiene personale arrangiato , sporco e consumato e che i rifiuti e i contenitori dovessero essere abbandonati nell' incertezza se il prodotto fosse del tutto esaurito oppure no. Come se la responsabilità di fare pulizia fosse insostenibile per chiunque. Quando era arrivato in struttura l'idea che avrebbe potuto condividere il bagno con un'unica altra persona, lo aveva fatto sorridere. In seguito si era addossato in pieno, mantenendo un piglio piuttosto autorevole con il convivente, la responsabilità di quel bagno che aveva persino una vasca.

Jamie si trova sotto un flusso di acqua che tanti troverebbero eccessivamente caldo . Rimane appoggiato al muro tenendo la testa sopra entrambi  gli avambracci incrociati. Il getto voluminoso e compatto che gli sbatte sulle spalle, sulla nuca,   gli da una sensazione di piena soddisfazione, che lo restituisce alla concretezza dell'esperienza di avere un corpo, di respirare. Avere spazio per lasciare andare i pensieri uno per uno con le gocce d'acqua come potessero sparire insieme al vapore. Prende in considerazione il fatto di poter lasciare quel bagno e quella camera,  quel letto e quelle lenzuola pulite e le foto, e le abitudini, e le persone.
E lascia che di nuovo il getto si abbatta sulla nuca , facendo oscillare il capo come per raccogliere un massaggio. Ha gli occhi chiusi. Preferisce insaponarsi solo dopo essersi risciacquato con questo rito.

Il fatto che l'ufficio, isolato dal resto della struttura abbia  un'ampia vista dalle vetrate, comprensiva di orto, giardino e parte del cortile è un vantaggio, ma anche elemento di distrazione . Capita che nel pieno di una discussione al telefono, con un assistente sociale , si trovi ad essere testimone di un bisticcio tra gli ospiti o di un uso anomalo degli strumenti – delle macchine - dei laboratori; questo lo costringeva ad un intervento attivo ed immediato. La sua soglia di tolleranza era  bassa, almeno quanto era alta l'attrazione verso le vicende, gli impegni, le storie dei ragazzi. Il responsabile attende Jamie e nel frattempo sgombra la scrivania da carte, relazioni, scontrini, agenda, cancelleria, dalla tazzina vuota del caffè. Gli ospiti durante i colloqui hanno l'abitudine di giocare con qualsiasi cosa si trovino sottomano.
A volte quello che vede dalle vetrate lo riappacifica.
Il ronzio che proviene da fuori è un sottofondo costante nel pomeriggio, una continuità che ha un che di rassicurante. Marco ha quasi diciannove anni. Il tipo muscolare e mal tatuato, sui bicipiti, sul petto, sulle spalle. L'inchiostro bluastro di china, il tratto stentato dei tatuaggi fatti in carcere ricorda i graffiti brutti e-o sgrammaticati dei muri dei palazzi in periferia.
Marco usa il decespugliatore con attenzione , seguendo un percorso logico, lineare, che lo porta a dedicarsi ad ogni spazio del giardino senza avere fretta; le braccia robuste ammortizzano la vibrazione della macchina. Non si ferma per fumare, non si interrompe per la battuta di un altro ospite. Ogni tanto sostituisce il filo. Indossa scarpe e tuta da lavoro, gli occhiali protettivi. Rispetta gli orari e ripone gli attrezzi nel capanno. C'è silenzio, e questo ronzio costante in sottofondo mentre aspetta che Jamie arrivi per il colloquio.

Il ragazzo si siede e sprofonda . Veste una t-shirt Disegual che addosso a qualcun altro farebbe pensare ad un calciatore su una spiaggia della costa Smeralda. Pantaloncini, infradito. Le caviglie di Jamie, che devono sostenere una notevole altezza , sono sorprendentemente sottili , come un suo polso, viene da pensare al responsabile. Ha i capelli ancora bagnati, non si è rasato.

Questa è casa mia.
Questa è casa nostra.
Le regole della casa.
Entrambi stanno pensando alle regole della casa.
E stanno zitti.
Bè come stai?
Come vuoi che stia.
Cosa facciamo adesso?  Mi mandate via.

Tutto si riduce sempre a questo. Viene sempre prima della paura di una pena da scontare, di avere mandato a monte un progetto di vita, un'occasione.

 Non ho fatto niente . Ma tu mi credi?

In quel momento il responsabile prova un desiderio fortissimo di credere all'impossibile,  negando in sostanza principi elementari dell'ottica, quanto ha visto nelle riprese. Jamie, nello stesso momento sente di non avere alcuna voglia di essere creduto.

Non è importante.
Prova a dirmi se tu ti credi adesso.

L'autore.
Responsabile della comunità educativa maschile "Casa Camillo" della Cooperativa Sociale Arimo

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