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Gli incontri sentimentali, gli appuntamenti finalizzati a trovare un partner (il cosiddetto “dating”), tra gli adolescenti prendono spesso una svolta violenta. Accade per un giovane su sei. Ragazzi di entrambi i sessi dichiarano di essere state vittime o responsabili di atti violenti come pugni, tirate di capelli, spintoni e lancio di oggetti, in occasione di incontri che avrebbero dovuto avere ben altri esiti.

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Le relazioni in adolescenza gettano le basi per quelle che saranno le relazioni tra gli adulti, ne diventano modelli, osserva lo studioso. Intervenire con adolescenti vittime di violenza è fondamentale per evitare che da adulti diventino protagonisti di episodi di violenza domestica.

 

Questo numero sorprendente viene indicato da un sondaggio realizzato dalla Scuola di Medicina dell'Università del Michigan, condotto sugli oltre 4000 ragazzi tra i 14 e i 20 anni che si sono rivolti all'ospedale in cerca di cure. Sono dati che sembrano dimostrare come la violenza che nasce da questo genere di incontri tra adolescenti sia un fenomeno molto comune, che riguarda sia maschi che femmine.

Andando più a fondo nell'analisi dei dati, lo studio rileva che i giovani affetti da depressione, o con una storia personale di uso di droghe o alcool, hanno una maggiore probabilità di essere l'aggressore e o la vittima di episodi di violenza.

I risultati, derivati da quello che a tutt'oggi è il più grande studio mai realizzato sulla questione in un contesto sanitario, suggeriscono la necessità per gli operatori sanitari di chiedere sia a giovani donne sia a giovani uomini che si rivolgano loro per cure da ferite e ematomi, se le loro relazioni affettive non siano contrassegnate da atti di violenza, in modo tale da poterli poi indirizzare a servizi di sostegno e di aiuto. I risultati sono stati pubblicati online da "Annals of Emergency Medicine".

"È importante pensare a entrambi i sessi, quando si cerca di mettere a fuoco l'incidenza degli episodi violenti nel corso degli incontri tra gli adolescenti, ed è opportuno, quando possibile, effettuare questo tipo di valutazioni all'interno di un contesto sanitario", dice Vijay Singh, principale autore dello studio e docente di clinica unificata nei Dipartimenti di Medicina di Emergenza e Medicina della Famiglia.

"Questi dati ci ricordano che le relazioni affettive tra adolescenti non sono immuni dalla violenza e dovrebbero incoraggiare i sanitari a effettuare domande cruciali ai ragazzi che si sottopongono alle loro cure", aggiunge. "Inoltre, potrebbero aiutarci a capire quale sarebbe il giusto target di giovani per effettuare uno screening, o cui riferirsi per un programma di aiuto e sostegno".

Le relazioni in adolescenza gettano le basi per quelle che saranno le relazioni tra gli adulti, ne diventano modelli, osserva lo studioso. Intervenire con adolescenti vittime di violenza è fondamentale per evitare che da adulti diventino protagonisti di episodi di violenza domestica.

Il dottor Singh e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di un’ampia rilevazione realizzata tra adolescenti e giovani adulti dai 14 ai 20 anni che si sono rivolti, per un qualsiasi motivo, al pronto soccorso del Dipartimento di Medicina dell'Università del Michigan, tra la fine del 2010 e l'inizio del 2013. I ragazzi hanno partecipando all’indagine in modo anonimo, rispondendo alle domande su un tablet messo a disposizione dall’università –  per i minorenni è stato necessario tuttavia il consenso dei genitori.

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"Potremmo fare domande come: 'In che modo ti sei fatta quella ferita?'. Tuttavia, chi è stato vittima di violenza non ne vuole parlare, è reticente, e questo rende necessario un approccio meno diretto e domande poste con sensibilità, per saperne di più"

 

Sebbene  i ricercatori non abbiano chiesto quale fosse il sesso del compagno del ragazzo intervistato, o se la violenza fosse conseguente a un episodio di abuso emotivo o sessuale, i dati forniscono una nuova visione della violenza presente negli incontri tra adolescenti, rispetto agli studi basati su indagini effettuate in contesto scolastico.

Complessivamente, una giovane donna su cinque ha riferito di essere stato vittima o aggressore in una situazione di violenza nel corso dell'ultimo anno con il proprio partner, e un giovane uomo su otto ha segnalato la stessa cosa, suggerendo la possibilità che pronto soccorsi e reparti di emergenza sanitaria possano collaborare all’individuazione degli episodi di violenza all’interno di rapporti affettivi tra ragazzi.

È interessante notare che le ragazze adolescenti che avevano cercato cure sanitarie d'emergenza per una lesione subita, nell'ultimo anno hanno fatto rilevare il doppio delle possibilità che la ferita avesse origini da una violenza scoppiata all’interno di un rapporto affettivo.

Tale constatazione, sostiene il dottor Singh, sembra avvalorare l’idea che la disfunzione erettile giochi un ruolo importante quale motore di episodi di violenza, e possa diventare oggetto di screening e di attenzione da parte dei sanitari, anche nella direzione della potenziale aggressività  che ne deriva.

"Potremmo fare domande come: 'In che modo ti sei fatta quella ferita?'. Tuttavia, chi è stato vittima di violenza non ne vuole parlare, è reticente, e questo rende necessario un approccio meno diretto e domande poste con sensibilità, per saperne di più".

Il dottor Singh osserva che il piano nazionale di prevenzione della violenza ha raccomandato di porre domande su possibili violenze nei rapporti interpersonali, a tutte le donne tra i 14 e i 46 anni, nel corso delle normali visite sanitarie.

La mancanza di dati sugli uomini, sia come vittime che aggressori, sta a indicare che non esiste una raccomandazione simile riferita a loro, nel corso delle normali attività di screening sanitario. Il nuovo studio, si spera, contribuirà a comprendere come la violenza nel corso di rapporti affettivi, sia un fenomeno che colpisce anche i giovani uomini.

"Siccome riguarda entrambi i sessi, allora effettuiamo una valutazione in tutte le direzioni", dice Singh. "Soprattutto negli anni dell'adolescenza, quando i giovani stanno cercando di capire quali siano i loro ruoli nella relazione, cambiando partner più spesso rispetto agli adulti, e probabilmente senza arrivare a vivere insieme al partner ".

I colleghi e co-autori del nuovo studio, stanno testando uno strumento di intervento comportamentale all’interno di pronto soccorsi in aree urbane, il quale si propone di aiutare i ragazzi a capire come si possa ridurre ogni tipo di violenza all’interno della loro vita.

Singh è anche co-autore di un saggio sulle modalità di rilevazione della violenza domestica da parte di operatori sanitari, pubblicato nel numero di giugno di “Primary Care: Clinics in Office Practice”.

Singh esorta tutti i ragazzi, e coloro che li amano, a essere coscienti di quante risorse esistano di consulenza e sostegno, contattabili sia telefonicamente che online, le quali possono aiutare i giovani a individuare e a reagire ai pericoli presenti nei loro rapporti interpersonali – ricevendo un aiuto immediato, nel caso in cui le situazioni stiano per prendere una piega violenta.

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