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La domanda deriva sempre come una variazione da questa: “E adesso? Ora che ho riconosciuto che le mie esperienze infantili mi stanno facendo del male, cosa posso fare, ora, per evitarlo?”
La risposta è che una soluzione esiste, ci sono molte cose che si possono fare per vivere meglio e in modo diverso.

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La terapia è il percorso più veloce per uscirne, ma esistono aree di sofferenza cui si può imparare a prestare attenzione anche da soli.

Abbiamo a disposizione anche un corpus di ricerche e studi che aiutano a illuminare il processo di guarigione, e spiegano come ci si possa liberare da comportamenti e attitudini acquisite nell’infanzia. Non è un percorso facile, certo, è pieno di dossi e ostacoli. Di seguito indichiamo alcuni dei passi che dovrebbero essere compiuti, per rimettere insieme “i cocci” di una personalità ferita dall’infanzia.


Riconoscere le ferite

Può risultare totalmente controintuitivo, ma le ferite dell'infanzia possono essere molto difficile da vedere e riconoscere. E per molti è altrettanto difficile comprendere che i loro comportamenti, molti dei quali automatici e inconsci, hanno origine proprio dall'infanzia. Le ragioni di questo sono sia complicate, sia semplici allo stesso tempo.

In primo luogo, i bambini "normalizzano" i loro ambienti, credendo che ciò che accade nella loro casa, avvenga in tutte le altre case del mondo.

In secondo luogo, si adattano inconsciamente alle circostanze in cui si trovano. Un bambino cresciuto in un ambiente contrassegnato dal bullismo, o in uno in cui sia stato palesemente e continuamente ignorato, imparerà a ritirarsi in se stesso, a fare poche richieste, e a “blindarsi” emotivamente.

In terzo luogo, i bambini hanno costituivamente bisogno di amore e del sostegno della madre, e questo bisogno coesiste con il crescente riconoscimento delle loro ferite.

Spinti dai loro bisogni fondamentali, questi bambini tenderanno a negare o giustificare i comportamenti delle loro madri, perché il loro obiettivo è quello di strappare l'amore di cui hanno bisogno.

Questo atteggiamento, che torna di continuo su una negazione della realtà, spesso persiste molto al di là dell’infanzia e può continuare a lungo anche in età adulta. A volte persiste fino alla senilità. Riconoscere le ferite è dunque il primo passo da compiere.


Identificare il proprio stile di attaccamento

Comprendere le modalità generali e completamente inconsce in cui si pensa agli altri e alle relazioni, è uno strumento utile, in particolare proprio all'inizio del percorso. Occorre tenere a mente che queste categorie non sono scolpite nella pietra; e non sono nemmeno molto difficili da riconoscere, perché sono quelle che caratterizzano l'atteggiamento di una persona per la maggior parte del tempo.

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I bambini che vengono amati, sostenuti, affiancati da persone affidabili,  sviluppano uno stile di attaccamento sicuro. Tendono a vedere il mondo delle relazioni come un luogo sicuro, sono in grado di fidarsi e di contare sugli altri, e si sentono a loro agio con l'intimità.

Al contrario, quelli che hanno uno stile di attaccamento ansioso / preoccupato – risultato di una relazione con i genitori discontinua e inaffidabile – sono sempre in allerta, temono che la persona con cui stanno li lascerà o tradirà. Reagiscono d’impeto e si arrabbiano, e questo porta a relazioni che sembrano più delle montagne russe che altro.

Quelli che hanno avuto genitori emotivamente lontani o conflittuali, imparano a costruire un’armatura attorno a se stessi e a ritrarsi dalle relazioni già in giovane età, con un conseguente stile di attaccamento chiamato evitante - sprezzante.

Queste persone si considerano indipendenti, senza bisogno di sostegno emotivo e di connessione con gli altri, e preferiscono avere rapporti superficiali o non averli del tutto. Hanno un'alta opinione di se stessi e una bassa degli altri.

Quelli con un stile evitante - timoroso, al contrario, vorrebbero in realtà intimità, ma i loro problemi nel fidarsi li frenano.

Sapere come ci si rapporta inconsciamente agli altri – i modelli mentali che si hanno sul modo in cui funzionano le relazioni – è un primo passo a livello emotivo.


Imparare a dare un nome alle emozioni

I bambini non amati di solito hanno alterato la loro intelligenza emotiva per una serie di motivi. Spesso, sono scoraggiati dalle loro madri dal riferire le loro emozioni, oppure è stato detto loro che quello che stavano sentendo non era legittimo.

Crescono diffidando delle loro percezioni, spesso è stato detto loro che le loro reazioni emotive dipendevano dal fatto di essere “troppo sensibili” o di essere ancora “troppo infantil”.

I bambini che sono stati  ingannati dalle madri – che hanno cercato di convincerli che qualcosa che avevano vissuto semplicemente non era accaduto – trovano difficile usare le emozioni per alimentare i loro pensieri, fattore che è la pietra angolare dell’intelligenza emotiva.

Lavorare sulla denominazione delle emozioni – distinguendo, per esempio, la vergogna dalla rabbia –, aiuta l'adulto non solo a sedare la reattività (la ricerca mostra che dare un nome alle emozioni spegne in modo efficace le reazioni dell’amigdala), ma aiuta anche a governare preventivamente le emozioni.

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Cominciare a vedere il sé con una certa chiarezza

Con il riconoscimento delle ferite, arriva la prima occasione per vedere se stessi non come si era visti dalla propria madre, ma come si è.

Questo è un momento difficile per la maggior parte dei bambini non amati, perché ciò che è stato detto loro e su di loro – la litania ripetuta delle loro inadeguatezze e carenze, il continuo rimando di non essere all’altezza di qualcosa – viene spesso interiorizzato come autocritica.

L'autocritica è l'abitudine mentale inconscia di attribuire delusioni, sconfitte e fallimenti a tratti immutabili del proprio carattere. L’autocritica suona così: “Non ho avuto quel lavoro perché sono antipatico”, “Mi ha lasciato perché sono brutto e noioso e non divertente”, “Non riuscirò mai a ottenere nulla, perché io non valgo abbastanza".

Controintuitivamente, l'abitudine all’autocritica può anche coesistere con il successo e con traguardi importanti raggiunti nel mondo reale, e tuttavia mina il senso del sé e il valore di tali risultati.

Capire come si sia interiorizzato il punto di vista su di sé dei genitori, è la chiave per superare questo limite.


Comprendere i problemi riferiti alla fiducia

Riconoscere che la mancanza di fiducia negli altri è quasi automatica e inconscia e influenza quanto correttamente si vedano le relazioni interpersonali, è un importante e potenzialmente rivoluzionario momento evolutivo.

Si ha bisogno di vedere quanto si stiano costruendo quelle relazioni di cui tanto si ha desiderio e bisogno, mettendo a fuoco il correlato, e ansiogeno, bisogno di lottare con la propria reattività, iniziando a individuare i fattori che la scatenano.

Coloro che sono evitanti devono lavorare al comprendere che la loro visione del mondo non è così chiara e ragionevole come pensano.

Detto questo, gli insicuri devono lavorare sia su ciò che apportano alla relazione, sia sul considerare con attenzione come e perché scelgono amici e partner.


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