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Il lavoro in contesti residenziali (gruppi appartamento, residenze per l’autonomia, ecc) con neomaggiorenni “fuori famiglia” presuppone un intervento nettamente differente da quello che viene realizzato all’interno dei contesti residenziali per minori, quali le comunità e le case famiglia.

Ciò deriva principalmente dalla considerazione della intrinseca natura dell’intervento che passa dalla dimensione della protezione e della cura (aspetti specifici delle comunità per minori e dei contesti similari) alla dimensione della promozione della cittadinanza attiva e delle autonomie personali (costrutti più adatti a soggetti che devono orientarsi verso una risoluta indipendenza).

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Si tratta di uno spostamento da un approccio clinico/terapeutico ad un approccio di empowerment, teso alla promozione e valorizzazione delle risorse del singolo, che ormai si appresta alla vita autonoma.

Ecco quindi che la presenza calorosa e significativa degli educatori durante 24 ore giornaliere, tesa a favorire percorsi di superamento delle rappresentazioni di adulto inaffidabile e assente e a garantire la prevedibilità e la ripetitività del quotidiano (Bastianoni 2001), nei gruppi appartamento per neomaggiorenni decade per lasciare lo spazio a processi,  azioni e interventi differenti: si passa dall’intensità relazionale alla bassa presenza educativa, per cui l’intensità dell’intervento diminuisce in modo considerevole.

Diminuisce indubbiamente a causa della carenza di risorse ma diminuisce anche perché “deve” diminuire: il giovane deve aver già intrapreso e concluso, per quanto possibile, il proprio percorso di “terapia del quotidiano e della relazione” all’interno della comunità per minori. Ora il tempo è poco e va destinato alla propria formazione all’autonomia, alla conoscenza ed esplorazione del territorio, alla propria regolarizzazione, all’ingresso nel mondo del lavoro, alla creazione di relazioni amicali e di mutuo aiuto spontanee e durature.

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mpowerment
, resilienza, forza, coraggio, intraprendenza, lungimiranza sono le caratteristiche da rintracciare, promuovere e sviluppare nel lavoro educativo con questi ragazzi.

 

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I giovani neomaggiorenni più vulnerabili invece, poiché ancora fragili, necessitano di percorsi ad hoc, in contesti residenziali più specificatamente orientati ad offrire risposte terapeutiche con presenza educativa sulle 12/24 ore. Quei giovani in prosieguo amministrativo considerati ancora troppo giovani per sperimentare percorsi di autonomia rientrano, spesso, tra coloro che ancora vivono in comunità per minori. Con essi, se possibile, andrebbero progettati e costruiti moduli residenziali differenziati, sia rispetto alla comunità per minori sia rispetto al gruppo appartamento per neomaggiorenni.

L’associazione Agevolando, che abbiamo ideato e fondato con altri giovani ex-ospiti di percorsi residenziali “fuori famiglia”(Zullo 2011; 2012), opera facendo riferimento a queste considerazioni, alla luce di quattro  accorgimenti fondamentali:

  • i giovani in uscita dall’assistenza residenziale possono essere sostenuti anche in funzione di una loro più decisa partecipazione e protagonismo attivi;

    la promozione della solidarietà e del mutuo aiuto possono rappresentare una utilissima fonte di supporto 

  • la promozione della solidarietà (di cittadini volontari) e del mutuo aiuto (tra i ragazzi) possono rappresentare una utilissima fonte di supporto sostitutiva degli interventi specialistici e tradizionali;
  • la promozione, lo sviluppo e il consolidamento di reti sociali positive attente ai bisogni di giovani adulti che non vivono in famiglia può avere un ruolo strategico in funzione dell’accompagnamento all’autonomia di questi ragazzi/e;
  • l’accompagnamento all’autonomia deve iniziare molto prima dell’uscita dalla comunità.

 

L'autore.
Educatore e formatore. E' responsabile dell'area neomaggiorenni dell'Istituto Don Calabria di Ferrara e presidente di Agevolando, associazione che si occupa di neomaggiorenni usciti dalle comunita'.

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