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Il confinamento può influenzare seriamente i ragazzi più giovani da un punto di vista psicologico, ma i genitori hanno l'opportunità, attraverso le loro azioni e la loro comunicazione, di aiutare a evitare il peggio.

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I genitori in questa situazione dovrebbero adattare la loro comunicazione per evitare le gravi conseguenze che la quarantena può avere sui bambini. 

In un articolo pubblicato sull'Open Pediatric Medecine Journal, una pubblicazione che presenta le ricerche più recenti in pediatria, Michele Roccella, professore di psichiatria infantile all'Università di Palermo, ha identificato una serie di problemi psicologici che possono sorgere nell’attuale situazione di confinamento in cui viviamo. Soprattutto nei più giovani. 

"Lunghi periodi di reclusione possono causare attacchi di ansia e paura di contagio," scrive il professor Roccella. Il confinamento può persino diventare un evento traumatico e portare a disturbo da stress acuto o disturbo da stress post-traumatico. 


Sintomi gravi

I sintomi, in questi casi peggiori, sono gravi e compaiono nei mesi seguenti. Possono essere una perdita di contatto con la realtà, incubi, disturbi del sonno, aggressività, ritardo dello sviluppo, difficoltà di concentrazione o insuccessi scolastici accademico. 

Vi sono, tuttavia, semplici azioni che possono essere intraprese dai genitori che possono ridurre l'impatto dell’isolamento sui ragazzi. 

Innanzitutto, afferma Roccella, "è importante parlare con calma e direttamente a loro". I più piccoli, già dall'età di tre anni, sono in grado di percepire i cambiamenti che si verificano e che influenzano il normale corso della vita. 

Occorre spiegare cos'è un virus e come proteggersi, dando esempio di persona di come si seguono le regole igieniche per evitare il contagio. 

Il professore ricorda che in genere stare a casa non è un problema per i figli più piccoli. Ci sono abituati, specialmente durante i periodi di vacanza. Il contenimento tuttavia è ben altra cosa. Occorre rassicurare i piccoli che la quarantena è utile per prevenire la diffusione del virus. 

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Lo strumento migliore per ridurre l’impatto psicologico, consiste nello stabilire una routine per strutturare la giornata giorno, dividendola in momenti e spazi che seguono più o meno lo stesso schema, spiega l’esperto. 


Dire la verità

Se uno dei genitori è infetto dal virus e deve essere posto in quarantena, lontano dal figlio piccolo, è importante dire la verità e non cercare di ridimensionare la situazione fingendo, ad esempio, che il genitore sia assente a causa del lavoro. Il piccolo deve capire che è per limitare la diffusione del virus che sta accadendo questo, sottolinea Roccella. 

È importante convincerli a evitare quanto possibile l’accesso ai social network, che diffondono ogni tipo di informazione falsa, specialmente per gli adolescenti, aggiunge il professore.

Né è consigliabile esporli senza interruzione a informazioni, soprattutto quando sono ancora piccoli e non in grado di gestirle criticamente.

“La continua trasmissione di informazioni sulla pandemia realizzata dai media, dai giornali o dai social network alimenta certamente la paura nei più giovani”.

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