In una fase di profondi cambiamenti psicologici, sociali e relazionali, la capacità di riconoscere e gestire le emozioni, collaborare con gli altri e affrontare le difficoltà può rappresentare una risorsa importante. Ma non tutti gli adolescenti rispondono nello stesso modo agli interventi pensati per rafforzare queste competenze.

Un nuovo studio condotto dall’Université de Genève, in collaborazione con UniDistance Suisse, l’Université de Fribourg e gli Hôpitaux Universitaires de Genève, suggerisce proprio che l’efficacia delle attività socio-emotive svolte a scuola può dipendere dal livello di vulnerabilità psicologica degli studenti. Teatro d’improvvisazione, meditazione mindfulness e giochi da tavolo incentrati sulle emozioni non hanno prodotto un miglioramento generalizzato delle competenze socio-emotive nell’intero campione, ma sembrano avere avuto un'importante funzione protettiva negli adolescenti che presentavano livelli moderati o elevati di ansia.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Social and Emotional Learning: Research, Practice, and Policy, ha coinvolto circa 300 studenti di età pari o superiore ai 15 anni provenienti da tre scuole ginevrine di istruzione secondaria superiore e preprofessionale. Si trattava di adolescenti che, in diversi casi, affrontavano già vulnerabilità emotive e difficoltà scolastiche e alcuni dei quali erano considerati a rischio di abbandono scolastico.
Ansia persistente, difficoltà emotive e scarsa fiducia nella propria capacità di affrontare le situazioni possono compromettere non soltanto il benessere psicologico, ma anche il rapporto con la scuola e con gli altri.
Tre attività diverse, un contesto comune
Lo studio ha messo a confronto tre attività differenti, accomunate dall'essere esperienziali e dal richiedere una partecipazione attiva degli studenti: teatro d’improvvisazione, meditazione mindfulness e giochi da tavolo socio-emotivi.
Per nove settimane, gli studenti hanno partecipato a una sessione settimanale di 90 minuti dedicata a una delle tre attività. Un quarto gruppo ha seguito, nello stesso periodo, un corso di competenze professionali e ricerca del lavoro, utilizzato come condizione di controllo attiva. In questo modo, anche gli studenti del gruppo di confronto partecipavano a un’attività strutturata, ma priva di un contenuto specificamente sociale o emotivo.
Le tre attività sono state scelte proprio perché permettevano di mettere a confronto modalità differenti di apprendimento. Il teatro d’improvvisazione rappresentava la proposta più intensa sul piano sociale: gli studenti dovevano interagire continuamente, costruire insieme situazioni e rispondere in tempo reale alle azioni e alle emozioni dei compagni. La mindfulness aveva invece un'impostazione più orientata ai processi individuali, attraverso esercizi guidati di attenzione e consapevolezza accompagnati da momenti di condivisione. I giochi da tavolo occupavano una posizione intermedia, combinando regole strutturate, cooperazione, competizione e interazione diretta tra pari.
Prima e dopo il programma sono stati valutati diversi aspetti del funzionamento psicologico e sociale, tra cui difficoltà emotive e comportamentali, autoefficacia, capacità di regolare le emozioni, empatia, riconoscimento delle emozioni e disponibilità a collaborare.
Un elemento metodologico importante consisteva nell’analizzare non soltanto l’effetto medio delle attività, ma anche il possibile ruolo dell’ansia presente all’inizio dello studio. In altre parole, i ricercatori si sono chiesti non solo se un intervento funzionasse, ma per chi potesse risultare maggiormente utile.
L’effetto più importante è stato quello protettivo
I risultati hanno in parte smentito l'ipotesi iniziale. Non è emerso, infatti, un miglioramento complessivo delle competenze sociali ed emotive nell'intero gruppo di studenti. Il dato più consistente riguarda invece l'interazione tra attività e livello di ansia iniziale.
Quasi un adolescente su tre presentava, all’inizio della ricerca, livelli di ansia da moderati ad elevati. Tra questi studenti, coloro che avevano seguito il corso di controllo hanno mostrato nel corso delle nove settimane un aumento delle difficoltà emotive e comportamentali accompagnato da una diminuzione dell’autoefficacia. Negli adolescenti che avevano partecipato al teatro d’improvvisazione, alla mindfulness o ai giochi socio-emotivi, invece, queste dimensioni sono rimaste sostanzialmente stabili.
Il risultato va interpretato con precisione, spiegano gli autori. Non significa che le tre attività abbiano prodotto un miglioramento psicologico generalizzato. Significa piuttosto che, nel gruppo di adolescenti più vulnerabili, le attività sembrano aver contribuito a impedire il peggioramento osservato nel gruppo di controllo.
La mindfulness ha mostrato inoltre una possibile tendenza a ridurre le difficoltà emotive e interpersonali negli adolescenti maggiormente ansiosi, anche se il risultato viene descritto dagli autori come una tendenza e non come una prova definitiva di efficacia.

Il teatro d’improvvisazione
Tra le tre attività, il teatro d’improvvisazione ha mostrato un effetto specifico particolarmente interessante. Dopo nove sessioni, gli studenti che vi avevano partecipato hanno evidenziato un miglioramento dell’empatia cognitiva, cioè della capacità di assumere la prospettiva di un'altra persona e comprendere le sue intenzioni.
L’analisi ha rilevato un miglioramento significativo nella capacità di assumere il punto di vista altrui nel gruppo di teatro d’improvvisazione. Il cambiamento non è stato osservato nei gruppi mindfulness, giochi o controllo e, soprattutto, non dipendeva dal livello iniziale di ansia.
Anche la tendenza alla collaborazione è risultata maggiore nel gruppo di teatro d’improvvisazione. L'effetto, tuttavia, non era significativamente modulato dal livello di ansia: il potenziale beneficio sulle capacità interpersonali sembrava quindi riguardare gli studenti nel loro complesso, non soltanto quelli maggiormente ansiosi.
Il motivo potrebbe risiedere nella natura stessa dell'improvvisazione teatrale, spiegano i ricercatori. Durante un esercizio improvvisato, nessuno studente può controllare completamente ciò che accadrà: occorre ascoltare, osservare, interpretare rapidamente le intenzioni dell’altro e adattare la propria risposta. L'errore, inoltre, non viene necessariamente vissuto come un fallimento, ma può diventare parte della costruzione della scena.
In questo senso, il teatro può funzionare come una sorta di “laboratorio sociale”, nel quale le competenze relazionali vengono esercitate concretamente anziché soltanto spiegate. La situazione richiede contemporaneamente espressione emotiva, riconoscimento delle emozioni altrui, flessibilità, ascolto e cooperazione.
La prevenzione può significare anche evitare un peggioramento
I ricercatori definiscono il successo di un intervento scolastico indicando che, se si considerasse efficace soltanto ciò che produce un miglioramento immediatamente visibile in tutti gli studenti, la ricerca potrebbe apparire deludente. Ma osservando i risultati attraverso la lente della vulnerabilità iniziale emerge un quadro diverso.
Gli adolescenti con livelli moderati o elevati di ansia che non hanno partecipato alle attività socio-emotive hanno mostrato un peggioramento delle difficoltà emotive e comportamentali e una riduzione dell'autoefficacia. Quelli che hanno partecipato a una delle tre attività, invece, sono rimasti sostanzialmente stabili. L'intervento sembra quindi aver funzionato soprattutto come un contesto protettivo per gli studenti più vulnerabili.
L'autoefficacia, in particolare, rappresenta la fiducia nella propria capacità di affrontare le difficoltà e di agire efficacemente. Una sua diminuzione può avere ripercussioni sul modo in cui l'adolescente affronta le richieste scolastiche, sociali e personali. Preservare questa risorsa può quindi avere un valore preventivo anche quando non si osserva un suo aumento.
Da questo punto di vista, la scuola può assumere una funzione che va oltre l'insegnamento tradizionale. Creare ambienti nei quali gli adolescenti possano sperimentare sicurezza, partecipazione, relazione e capacità di agire può contribuire a proteggere le risorse psicologiche durante una fase particolarmente delicata dello sviluppo.
La ricerca suggerisce dunque che gli interventi socio-emotivi scolastici potrebbero essere più utili se progettati non come programmi universali destinati a produrre lo stesso cambiamento in tutti, ma come strumenti capaci di rispondere a differenti livelli di vulnerabilità e a differenti bisogni.
Il risultato più generale è quindi duplice, affermano gli autori. Da una parte, offrire agli adolescenti vulnerabili occasioni regolari di partecipazione sociale ed esperienziale può contribuire a preservare il loro equilibrio emotivo in una fase critica dello sviluppo. Dall'altra, alcune attività possono possedere caratteristiche particolarmente adatte a sviluppare competenze specifiche: nel caso del teatro d'improvvisazione, soprattutto empatia cognitiva e collaborazione.
Non si tratta, dunque, secondo i ricercatori, di sostituire gli interventi clinici con il teatro, la meditazione o i giochi, né di considerare queste attività una cura per l'ansia. Il loro possibile valore risiede piuttosto nella prevenzione e nella costruzione quotidiana di contesti scolastici capaci di sostenere il benessere psicologico.






