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Tecnicamente definiamo Cyberbullismo l’insieme di atti di molestia, da parte di un individuo o di un gruppo, effettuati tramite mezzi elettronici ( email, blog, social network, chat, telefono cellulare etc) compiuti con l’intenzione di danneggiare l’altro.

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Gli adolescenti oggi vivono moltissimo collegati, la loro realtà è per lo più irreale agli occhi ma concreta nella violenza delle parole come in quella delle reazioni. In un mondo sempre più online, se non funzioni in rete, non funzioni e basta. Il vissuto delle vittime è di solitudine, pressati da una violenza nuova che viaggia veloce a tempo di click. 


Le tipologie di violenza in questo caso sono molteplici, si passa dai messaggi volgari (flaming), alle molestie con messaggi ripetuti, dal denigrare la persona che si vuole colpire con gossip e simili allo stalking, dal pubblicare informazioni non vere al sostituirsi alla persona che si vuole colpire, entrando nel proprio account o creandone di simili. Non solo foto compromettenti ma anche messaggi offensivi sulla vittima, informazioni non vere, insulti. Nell'epoca del “mi piace” come misura del piacere, quando i ragazzi, con il loro bisogno di essere apprezzati, sentono i coetanei contro, vedono crollare la fiducia in sé e negli altri. Non è più un fenomeno nuovo che porta ad episodi straordinari. Troppe giovani vite arrivano al suicidio per quanto vivono sulla loro pelle. Storie come quelle di Amanda Todd, 15 anni, o Felicia Garcia, 15 anni, o Carolina, 14 anni o Megan e molti altri, ragazze e ragazzi che sono riusciti a superare le loro ferite.

Gli adolescenti oggi vivono moltissimo collegati, la loro realtà è per lo più irreale agli occhi ma concreta nella violenza delle parole come in quella delle reazioni. In un mondo sempre più online, se non funzioni in rete, non funzioni e basta. Il vissuto delle vittime è di solitudine, pressati da una violenza nuova che viaggia veloce a tempo di click.

Per il Cyberbullo, la vittima è ad ogni attacco meno una persona e più altro, che non soffre, che non ha emozioni, che è risibile anche nelle sue manifestazioni di sofferenza. La distanza sociale ed emotiva che si crea, rende difficile una presa di consapevolezza delle proprie azioni, essendo la comunicazione tutta sul web, manca quanto rende l’altro una persona, manca la voce, il linguaggio del corpo, le mani, gli occhi. Sentendosi garantito l’Anonimato, almeno in prima istanza, il cyberbullo fatica a sentirsi responsabile, mostra meno remore morali e la mancanza di limiti al suo agire ( di tempo e spazio) permette di colpire.

L’abuso di internet è un fattore importante nel provare a capire come possano, i cyberbulli essere così deresponsabilizzati nel commettere i loro atti di violenza, ma certamente è importante dare spazio anche all’analisi della relazione che si crea ogni giorno tra i ragazzi e la rete. E’ in quella relazione che è possibile trovare gli elementi per capire un fenomeno che non si arginerà solo con le denunce, quando ci sono, ai moderatori della chat o alla Polizia.

Le tipologie di vittime e carnefici sono molteplici. Molti cercano nel mondo virtuale le soddisfazioni negate dalla più complessa vita off line. In rete si è potenti, si costruisce un mondo dove basta una tastiera per lasciare il segno, per soddisfare i propri impulsi.

Rendere di nuovo il mondo offline abbastanza affascinante da spingere i ragazzi a vivere il reale, da voler imparare a camminare in un mondo pericoloso ma altrettanto fantastico che non sempre è riproducibile online ma che può ancora regalare emozioni altrettanto buone, se non migliori. Ma questa è una sfida che tutta la comunità deve accettare.

 

Oggi comunicare passa attraverso chat, tweet, Irc, emails, Comunity, Forum questo permette di entrare velocemente in relazione con l’altro e di provarsi in un contesto fortemente carico di emozioni. Persone con disagio psicologico, fragilità, bisogno di essere accettati dalla comunità possono incontrare forti rischi.

Internet, il web, non è più solo uno strumento ma diventa sempre più un non-luogo fortemente presente nella quotidianità dei ragazzi, che sono cresciuti dentro questo ininterrotto fiorire di tecnologia. La rete è una comunità dove si vede e si viene visti, dove il controllo è l’arma che si esercita con più leggerezza, senza spesso la consapevolezza del proprio potere. Si è vulnerabili entrando sul web, ma spesso, cercando notorietà, conferma, appartenenza, non è facile avvedersene subito, tanto più che non esiste una educazione a questo. Io ti guardo e vedo che mi guardi, tirarsi via dal gioco non solo è impossibile, ma spesso indesiderato, restarne fuori rappresenterebbe per molti, comunque una condanna alla non esistenza, perché il web è diventata la piazzetta dove si incontrano gli amici, dove si hanno le prime esperienze sessuali, dove si costruisce il proprio modo di stare con gli altri. E su quella piazzette, anche per farsi maltrattare, molti ragazzi non possono fare a meno di andare.

Fare attenzione potrebbe non bastare. Insegnare a fare attenzione potrebbe aiutare. Ma se la prevenzione è sempre la migliore arma, in questo caso bisogna che nelle famiglie, nelle relazioni entri una maggiore conoscenza della rete, allontanare i ragazzi da internet, sequestrare i pc, non avrà effetto. Insieme al monitoraggio, all’attenzione ai comportamenti dei figli e degli studenti, c’è un grande lavoro da fare.

Rendere di nuovo il mondo offline abbastanza affascinante da spingere i ragazzi a vivere il reale, da voler imparare a camminare in un mondo pericoloso ma altrettanto fantastico che non sempre è riproducibile online ma che può ancora regalare emozioni altrettanto buone, se non migliori. Ma questa è una sfida che tutta la comunità deve accettare.

L'autore.
Psicologa, Psicoterapeuta di formazione sistemico relazionale.

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