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migranti

  • Questo articolo, uscito nell’2013 con il titolo “Nei CIE, in punta di dita” sul Corriere delle Migrazioni (www.corrieredellemigrazioni. it). Allora era lecito aspettarsi una definitiva rottura con un sistema di detenzione amministrativa che aveva portato solo lutti, desolazione e sofferenze, oltre che rivelarsi inutile. A maggior ragione, oggi che lo si intende riportare in voga ci pare utile rimetterlo in circolazione, perché la memoria aiuta a difendersi.

    20170118 CIE

  • Lo confesso subito a scanso di equivoci: lui è un caro amico, direi pure di lunga data, se si può considerare amicizia quella relazione nata a distanza tra persone che non si sono mai ancora incontrate ma in qualche misura si conoscono per le parole dette o scritte pubblicamente. 

    20161109 senza sponda 2

  • Natale con con i tuoi e Capodanno con chi vuoi. Io ho voluto passarlo a Ponte Galeria, assieme all’onorevole Fabio Lavagno (Sel), perché per entrare nei Cie abbiamo sempre bisogno di un parlamentare che ci faccia autorizzare dalla Prefettura come “collaboratori” e perché stare con un amico fa sempre piacere, specie se è preparato e attento. Insieme a noi Luigi Manconi (Presidente Commissione Diritti Umani del Senato), le instancabili professioniste dell’associazione A Buon Diritto, un po’ di giornalisti di carta e tv.

     20140128 Galeria

  • Sono 117, a volerli ridurre a numeri, i reclusi dell'hot spot di Lampedusa. Erano una quarantina di più il giorno prima, ma era un lunedì e, come tutti i lunedì — e i giovedi — qualche decina di loro ( presi a caso) sono stati condotti sul volo per Palermo per poi essere rimpatriati.

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  • 400.000 migranti sbarcati negli ultimi anni, di cui 15.000 morti nel mar mediterraneo,  l’isola di Lampedusa, di 20 km2, dista 70 miglia dalla costa nordafricana e 120 miglia dalla costa siciliana. Sono dati che fanno riflettere, quelli presentati nell’incipit dell’ultimo lungometraggio di Gianfranco Rosi, che ha vinto l’Orso d’Oro al Festival del Film di Berlino 2016.

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  • Sbadigliamo all’unisono. Fiaccati dalla fame e da differenti, ma ugualmente estenuanti, fatiche. Per lui ore di scuola: dunque regole da rispettare, un mondo da imparare, amicizie nelle quali impegnarsi e mettersi in discussione, giochi da inventare, ed in aggiunta, l’allenamento a pallacanestro: il difficile equilibrio tra la voglia di primeggiare e il gioco di squadra, il rapporto tra io e noi, la responsabilità e le emozioni condivise.

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  • Abbiamo il vizio con amici e amiche insegnanti, educatori o scrittori, di andare nelle scuole e parlare con gli alunni, meglio se ancora bimbi, dei temi che gli adulti di solito non amano affrontare: guerre, violazioni dei diritti, migrazioni e paure. I bambini sono la platea più impegnativa ed attenta che può capitare di avere.

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  • La sua voce è spaesata. Non è solo paura è anche confusione. La sua voce non me la ricordavo più a dire la verità. Sono passati troppi anni e di quelli, almeno per lui, cruciali.

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  • I bambini e gli adolescenti che hanno abbandonato il loro paese subiscono spesso traumi di natura diversa che si accumulano tra loro, meritano pertanto di ricevere particolare attenzione e benevolenza. Alcuni psicologi francesi si sono espressi in questi giorni sulla questione di come aiutare questi minori che hanno attraversato prove che nessun bambino dovrebbe mai vivere.

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  • Il dato più impressionante, e non è che ne manchino nel Dossier statistico immigrazione per il 2016 da poco presentato da Idos nelle principali città italiane, è rappresentato dal numero dei migranti forzati, ovvero da tutte quelle persone che, non avendo altra scelta, sono state costrette a lasciare la loro casa e il loro paese. 

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  • Essere migrante nella fortezza Europa e nell’Italia dei vari “pacchetti sicurezza” già di per sé non è una buona sorte. Se poi il colore della pelle non consente di celare la propria “extracomunitarietà” il minimo che possa capitare è di essere fermati con una certa frequenza per controlli dei documenti e/o possesso del biglietto dei mezzi di trasporto, oppure essere guardati con diffidenza o scostati per evitare contatto, o peggio venire esclusi da posti di lavoro o stipule di contratti di affitto.

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  • Tra il momento in cui un minore solo arriva a Parigi e quello in cui riceve supporto dai servizi sociali, dovrebbe giuridicamente passare un massimo di cinque giorni, il tempo di verificare il suo status. Nella realtà però non è così: trascorrono diversi mesi durante i quali il minore non ha un alloggio stabile e si viene a trovare a volte in situazioni di grande precarietà.

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  • Alcune vengono da sole, grazie al passaparola, col mio nome e l’indirizzo dello studio scritti confusamente, in una sorta di anagramma, su un lembo di carta. Alcune sono state indirizzate alla mia porta dalla mitica Comunità di don Gallo che non si volta mai dall’altra parte quando si imbatte in una richiesta di aiuto, altre dallo sportello degli avvocati di strada, altre ancora dalla Caritas di Ventimiglia o dalle varie quanto preziose associazioni di volontariato.

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  • Sono stata interpellata dal Tribunale minorile per una valutazione genitoriale di una coppia migrante mista: madre, padre e figlio di tre anni sono stati separati in seguito alla disperazione del signore che pare abbia minacciato di sacrificare il bambino se non fosse stato ascoltato dai servizi territoriali.

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  • Vorrei quasi presentarglieli alcuni e alcune dei seicentomila che, il redivivo Silvio vorrebbe riportare indietro, anzi, “ricacciare” al loro paese. Oppure, a quell’altro che si è inventato l’indegna espressione “taxi del mare” riferita a quegli straordinari equipaggi di eroi che salvano vite a largo delle nostre coste.

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  • Sarà, credo, capitato a tutti di sentirsi fuori posto, non solo e non tanto inadatti o inadeguati, ma proprio fuori luogo, o meglio, nel luogo sbagliato. In incontri, convegni o semplici cene, quando tutti sembrano legati da interessi comuni, o almeno fingono in maniera sublime, e noi vorremmo scomparire, essere ovunque ma non lì,

    20150928 Ballerini profughi 1

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