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I tergicristalli rumoreggiano quando tornano in posizione supina, la pioggia lieve scende e dalla radio si diffonde un motivo orecchiabile che simpaticamente s’impone, distrae le difese intellettive. Poi la mente si riprende, schiva il tentativo manipolatorio del sound e con la forza della ragione si rimette a lavoro.

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Le parole della canzone di Tony Pitony giungono come uno schiaffo:

“Ma non mi chiedere di mettere De André
Voglio farti male e poi scoppiare da Don Raffaè”

Continua con una serie di frasi che rimandano all’idea dell’altro e di sé stessi equiparabili a oggetti da vendere, usare e consumare.

Le persone, le relazioni considerate in termini consumistiche oggettivizzano la realtà, la depauperano dall’umano, dall’emotivo portando l’incontro nell’area della sopraffazione e dell’affermazione del potere.

Chi è più forte prevarica; chi è più ricco economicamente umilia; chi è più debole si vende.

Queste parole veicolano un modo di stare al mondo di cui si impregnano le anime dei ragazzi.

“E non importa se non me la dai.

Ti distruggo il culo mentre dormirai.
E non importa”

Continua Tony in un’altra canzone dal tutt’altro che eufemistico titolo “Culo”

E invece “importa” caro Tony altroché se importa!

Le parole che utilizziamo non solo esprimono un messaggio e veicolano pensieri ma costruiscono la realtà, la rappresentano modificandola.

E chi ha il dono e l’ardire di appartenere al territorio dell’Arte non può non assumersi la responsabilità delle conseguenze del proprio operato. I ragazzi, anime in divenire, in evoluzione, pensano con il corpo e si nutrono di ciò che viene loro propinato, crescendo in termini umani ed empatici oppure intossicandosi.

La provocazione, la sollecitazione a mettere in discussione vecchi e stantii modelli culturali indubbiamente aiuta l’evoluzione dell’umano, potrebbe configurarsi come una “rivoluzione” …

  “Ma tu, bro, sei diversa, la mia rivoluzione
Non vado a lavorare, tuo padre è senatore”

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“Rivoluzione”? Sfruttare la condizione dell’altro solo per avere un proprio soddisfacimento configura una azione di impoverimento del mondo emotivo e mostra un modo di posizionarsi che inaridisce l’anima.

Oggi sempre più ragazzi presentano aspetti depressivi, caratterizzati da chiusura e ritiro, vuoto, senso di inadeguatezza e di inutilità. Non sarà una canzone a determinare il quadro di inquietudine che caratterizza gli adolescenti e i giovani adulti; certamente però non aiuta.

La mente ha necessità di cura, di bellezza, di gentilezza per poter esprimersi e manifestare il proprio potenziale.

Una società segnata dalla violenza, dall’aggressività verbale, dall’affermazione del forte sul debole, porta i ragazzi ad agire, a dare spazio più a Thanatos che a Eros.

Gli adolescenti hanno necessità di fare esperienza di relazioni che contengano e diano senso agli eventi e alla loro fatica nel costruire il proprio equilibrio psicofisico.

La scelta delle parole e del tono  utilizzato nelle conversazioni, nelle canzoni, nei libri, su tik tok, sui social in genere, hanno un peso sul tipo di umanità che vogliamo far crescere e sul futuro che vogliamo costruire.

"La gentilezza elude i clamori e può diventare una specie di basso continuo, capace di disinnescare i conflitti nelle relazioni di tutti i giorni. La gentilezza è discreta. È un antidoto all'indifferenza". (Eugenio Borgna)


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