Avere un figlio tranquillo, educato e accomodante è forse il sogno di ogni genitore, soprattutto nel caso di un adolescente. Ma dietro a un comportamento sempre gentile e compiacente potrebbe nascondersi qualcosa di più complesso e problematico.

Gli esperti lo chiamano fawning: una risposta allo stress che porta alcuni adolescenti a mettere da parte se stessi pur di piacere agli altri o evitare conflitti.
La psicologia spiega che, quando un adolescente sorride sempre, annuisce anche se è in disaccordo, o tace per non creare tensioni, potrebbe non trattarsi solo di buona educazione.
In realtà, il cervello del ragazzo sta reagendo a una situazione percepita come minacciosa, cercando protezione attraverso il compiacimento. Col tempo, però, questo comportamento può impedire di sviluppare fiducia nelle proprie emozioni e opinioni, rendendo il ragazzo dipendente dal giudizio altrui per capire cosa pensare o sentire.
Cos’è il “Fawning” e perché è pericoloso
Alcuni psichiatri lo descrivono come una risposta allo stress simile a quella di lotta, fuga o immobilizzazione, che indicano le tre risposte fisiologiche e psicologiche automatiche e innate del corpo di fronte a una minaccia percepita.
Il cosiddetto “fawning” avrebbe tuttavia ma con una sfumatura in più: invece di scappare o reagire, chi lo esercita cerca di piacere all’altro per sentirsi al sicuro. A prima vista, può sembrare maturità o cortesia; in realtà spesso nasce da ansia, paura o dolore emotivo.
Molti ragazzi che si comportano in questo modo vivono con l’angoscia di non essere accettati o ascoltati. E, se questo schema si consolida, può aprire la strada a problemi di salute mentale, ansia, depressione o abuso di sostanze.
Riconoscerne i segnali in anticipo, spiegano gli esperti, è fondamentale per intervenire prima che diventi un modello di comportamento difficile da cambiare o evitare.
Come si riconosce il “fawning”
Secondo i terapeuti esperti di adolescenza, il fawning è spesso una risposta al trauma, più diffusa di quanto si pensi. Gli adolescenti che lo mettono in atto fanno di tutto per accontentare gli altri, non per gentilezza, ma per paura di perdere l’approvazione o scatenare rabbia.
Tra i comportamenti più comuni che caratterizzano questo comportamento, si trovano il chiedere scusa di continuo, il cercare costantemente conferme, il reprimere le proprie emozioni, l’anteporre i bisogni altrui ai propri, l’evitare di dire “no”, l’avere difficoltà a stabilire limiti e confini.
Fawning o “compiacere gli altri”?
Gli esperti distinguono chiaramente le due cose. Chi si dimostra compiacente cerca approvazione, chi fa “fawning” cerca sicurezza. Nel secondo caso, il bisogno di proteggersi è talmente forte da annullare completamente i propri desideri e quelle che potrebbero essere le proprie volontà.
Negli adolescenti, questo meccanismo è subdolo perché in questa fase della vita l’appartenenza al gruppo dei pari è vissuta come una questione di sopravvivenza. Pur di essere accettati, alcuni ragazzi si spingono a comportamenti rischiosi o contrari ai propri valori per non contrastare i compagni o essere esclusi.

Le conseguenze nascoste
Vivere costantemente in modalità fawning, a detta degli esperti, è estenuante. Questi ragazzi restano in allerta per cogliere gli umori altrui, reprimono i propri sentimenti e si sentono responsabili della felicità degli altri. Col tempo, questa tensione può sfociare in ansia cronica, depressione o difficoltà relazionali.
Molti genitori, vedendo un figlio “tranquillo e collaborativo”, tendono a lodarlo senza capire che dietro quella calma si può nascondere sofferenza. A volte persino in terapia, spiegano gli esperti del fenomeno, i ragazzi evitano di contraddire il terapeuta per non “ferirlo”. Questo mostra quanto sia radicato in loro il bisogno di non deludere.
Alcuni adolescenti finiscono per usare alcol o droghe per alleviare la pressione di dover essere sempre perfetti o simpatici. All’inizio le sostanze servono per rilassarsi o sentirsi più sicuri nei contesti sociali, ma con il tempo possono diventare una vera e propria dipendenza.
Quando il fawning porta all’abuso di sostanze
L’abitudine a ignorare i propri bisogni può far perdere contatto con se stessi, alimentando bassa autostima, ansia e relazioni squilibrate.
Chi vive costantemente per compiacere gli altri può arrivare a usare le droghe o l’alcol come “interruttore” per spegnere il disagio, spiegano gli psicologi. Un campanello d’allarme è quando il ragazzo beve o si droga prima di uscire, per sentirsi più disinvolto o “adatto”.
Cosa possono fare i genitori
La prima reazione di un genitore può essere quella di spronare il figlio a “farsi valere”, ma forzarlo ad agire diversamente rischia di farlo ricadere nello stesso schema: accontentare anche il genitore.
Secondo gli esperti, è invece più utile aiutare l’adolescente a riconoscere e fidarsi delle proprie emozioni, mostrando che i suoi sentimenti contano davvero.
Perché questo accada, occorre che gli adulti convalidino le sue emozioni, anche quando sono diverse dalle loro, dando poi l’esempio di confini sani, mostrando che dire “no” non significa perdere l’amore o l’approvazione.
I genitori devono quindi incoraggiare l’autonomia del figlio, permettendogli di prendere decisioni e di sperimentare le proprie volontà seguendo i propri desideri, senza esitare a chiedere un aiuto professionale se emergono segnali di ansia, tristezza o comportamenti a rischio.
Molti genitori, in definitiva, possono restare sorpresi quando capiscono che un atteggiamento troppo accondiscendente non è sempre positivo. Ma una volta riconosciuto il fawning per quello che è, diventa possibile aiutare un proprio figlio a costruire relazioni più autentiche e sane con gli altri in generale e, soprattutto, con i propri compagni.





