Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Info: info@ubiminor.org  |  Segnalazioni: notizie@ubiminor.org  |  Proposte: redazione@ubiminor.org

 facebook iconinstagram iconyoutube icon

Ci sono dei politici, ma quel che è forse peggio ci sono alcuni giornalisti che ancora li chiamano “Taxi del mare”. Osano spiegare tale demenziale epiteto sostenendo che le imbarcazioni delle ong che salvano i naufraghi in mare funzionano da pull factor.

20191014 taxi 1

Un’attrazione, una giostra prima ancora che dei taxi. Come se le persone costrette ad abbandonare il proprio paese non partissero e rischiassero la vita tra deserti, lager libici e mare perché spinte energicamente da guerre, persecuzioni, povertà estrema, calamità naturali, ma perché attratte dalle navi delle ong.

Chissà che scafi colorati e scintillanti dovranno avere queste imbarcazioni / taxi per indurre tante creature a rischiare di annegare pur di salirci sopra! Dire che le navi di salvataggio sono un’attrazione per i naufraghi è uguale ad affermare che i vigili del fuoco istigano i piromani e che gli oncologi fomentano i tumori!

Chi sostiene questa demente e subdola teoria confonde ad arte la causa con l’effetto.

Le persone che scappano e si imbarcano dalle coste libiche, egiziane o tunisine, salgono su barche fatiscenti, siano gommoni o carrette del mare, non perché siano attratte da alcunché, ma perché sono evidentemente mosse da un naturale, irriducibile, istinto di sopravvivenza. Sanno che in mare forse moriranno ma quel “forse” per loro è già una speranza. Il forse è l’attrazione.

20191014 taxi 1a

Non c’è scelta quando, come direbbe Erri De Luca, non hai un indietro verso cui voltarti. Hai solo il mare davanti. E lo prendi comunque. Sperando e pregando di non morire tra le onde.

Allo stesso modo in cui nessuno si fa venire qualche male perché ci sono i dottori, ma quando ci si ammala si spera che un dottore ci curerà o almeno ci proverà.

Non è la speranza che ci fa ammalare semmai ci salva.

E nessuno oserebbe accusare i medici di attrarre le malattie! O la protezione civile di fomentare i terremoti! Perché, con chi salva vite tra le onde, obbedendo alle leggi di terra e di mare, a convenzioni internazionali e al dovere inderogabile di solidarietà imposto dalla nostra costituzione, ci si permette un simile infamante linguaggio?

Chi insinua che i salvatori del mare sarebbero simili agli scafisti e farebbero il gioco dei trafficanti non solo non ha capito nulla dei moti migratori e ignora che purtroppo per chi chiede protezione non esiste alternativa al mare in assenza di canali di ingresso regolari, ma non è neppure in grado di distinguere il male dalla cura.

Chi parla di taxi del mare sottintendendo anche una sorta di costosa comodità nel trasporto, non ha mai visto un migrante approdare, non sa cosa vuol dire stare in mare aperto, schiacciato insieme ad altri cento tra onde e buio.


articolo precedentemente pubblicato da Repubblica

L'autore.
Avvocato civilista specializzato in diritti umani e immigrazione