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Ubi minorubi-minor-progetto

accoglienza

  • Ci lamentavamo degli istituti, ci lamentavamo del clima freddo e autoritario che vigeva in quei contesti, ci lamentavamo del gran numero di bambini e ragazzi che erano costretti a stare tutto il giorno con le stesse persone a fare le stesse cose alle stesse ore. Ci lamentavamo, appunto, dell’istituzionalizzazione in quanto processo di assoggettamento di un minore ad una dimensione omogeneizzante e non centrata sui bisogni individuali dei singoli individui.

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  • Lei la chiameremo Sara, perché i profughi, i dissidenti, i disertori e i perseguitati, devono, tra le tante perdite, rinunciare anche al nome, all'identità, di modo da non permettere mai al nemico dittatore o persecutore, dotato di buona memoria e maligna pazienza, di vendicarsi contro chi abbia osato ribellarsi e fuggire o contro la famiglia dei fuggitivi rimasti alla sua mercé.

    20141002 Ballerini

  • Dentro: l'immancabile guardiola della polizia, l'edificio adibito a Cpsa e ora ad Hot Spot dove stanno rinchiusi a centinaia i profughi del mare, il container di Frontex per le identificazioni "forzate" ed un blindato delle forze dell'ordine nostrane a chiudere fisicamente la porta del centro. Come a ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, che queste persone sono private della libertà, rinchiuse.

     20151028 Pozzallo 1a

  • La solita anticamera.
    Cambiano i governi, gli enti gestori, i funzionari e la denominazione giuridica dei luoghi di detenzione per migranti, ma l’attesa davanti alle sbarre e la disputa più o meno cordiale con le divise per poter visitare il centro è una costante irrinunciabile.

    20160208 hot spot 5

  • Son gocce dentro al mare.

    I sorsi più salati

    li voglio dedicare

    a quelli mai arrivati.

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  • Ho lasciato la mia terra

    povertà e devastazione. 

    20150113 filastrocca per mare 3

  • Vede la videocamera ed esplode di frenetica gioia ed infantile narcisismo. Letteralmente la insegue, ci si piazza davanti offrendo il suo sorriso sdentato eppure perfetto e regala la sua intervista al mio amico giornalista.

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  • Decine di migliaia di minori rifugiati non accompagnati si imbarcano in viaggi pericolosi, mettendo in pericolo la loro vita.

    Il suo nome è Mary. È originaria di Benin City, in Nigeria. Quando aveva diciassette anni, Mary ha cercato di sfuggire a una vita senza prospettive per andare a lavorare in un ristorante in Italia. Invece è stata raggirata da trafficanti che volevano introdurla nell'industria del sesso.

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  • Venerdì 23 maggio, nell'ultima serata dedicata ai "dialoghi sull'accoglienza", in un'affollata e apertissima Chiesa del Gesù, ascolto l'amico Pino Petruzzelli recitare: "I malvagi sono astuti e arrivano sempre travestiti da bene, dicono di operare per il bene, parlano di necessità storica e sociale e soprattutto sono abili a mettere i poveri contro i poveri.

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  • Manca all’appello ancora l’ultimo treno, quello delle 23, e i profughi in stazione a Ventimiglia sono già almeno 400. Sudanesi, etiopi, eritrei, ghanesi, profughi del Togo, del Mali e della Guinea, tutti approdati sulle nostre coste nei giorni scorsi. La nostra piccola Africa ligure.
    Tra loro, numerose donne anche giovanissime, stremate, stese per terra con occhi e corpi quasi inermi. Bellissime, nonostante tutto.

    20150619 ventimiglia

  • “Volevo ringraziare gli italiani che mi hanno salvato la vita in mare. Chi ti salva ti ama”. “Volevo ringraziare perché quando ero in mare avevo dubbio che qualcuno mi potesse salvare. Io non posso dimenticare e devo ringraziare”.

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  • La luce del pomeriggio è caduta non appena ci siamo spinti fino alla parte anteriore di un gruppo di palazzi su un viale alberato di Atene, in un quartiere residenziale del centro. Dopo essere saliti al quinto e ultimo piano dell'edificio, abbiamo bussato delicatamente e la porta subito si è dischiusa, rivelando i sei volti raggianti di una famiglia di rifugiati musulmani che ci ha accolto nella sua casa.

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  • "Ho visto occhi colmi di disperazione fissarmi dietro le grate. Ho visto Zaccaria, rinchiuso a soli tre anni, soffrire di un dolore adulto, con un’espressione che un bambino non dovrebbe mai avere. Ho visto mani cercare un varco tra le sbarre, cercare altre mani, un contatto. Ho visto mani bruciate da manganelli elettrici.

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  • I giudici dovrebbero sapere. Di più, dovrebbero vederli. Dovrebbero assistere a quel pianto silenzioso, quel mormorio di labbra, quel grazie ripetuto increduli, dovrebbero, magari nascosti dietro una tenda, per non inibirli, ammirare quell’incontenibile esplosione di gioia che si tramuta, talvolta, in un improvvisato balletto.

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  • Se fossi un sudanese fuggito dal mio Paese, scappato dalla dittatura militare, se avessi attraversato deserti e prigioni e mare, se fossi miracolosamente scampato ad ogni invito di morte, se fossi approdato in qualche costa del sud Italia, se mi avessero intinto i polpastrelli

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  • Una mattinata densa di contenuti quella che ha visto impegnati amministratori locali, professionisti della cura, esponenti del Terzo settore, operatori sociali nella cornice dell’omonimo convegno che si è svolto il 26 gennaio a Palazzo Reale, in una Sala conferenze gremita di partecipanti.

    20170202 Melograno 2

  • Tra il momento in cui un minore solo arriva a Parigi e quello in cui riceve supporto dai servizi sociali, dovrebbe giuridicamente passare un massimo di cinque giorni, il tempo di verificare il suo status. Nella realtà però non è così: trascorrono diversi mesi durante i quali il minore non ha un alloggio stabile e si viene a trovare a volte in situazioni di grande precarietà.

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  • Ora come allora. Stessi luoghi, almeno in parte, stessa indecente sofferenza, stessa insensata burocrazia (con alcune varianti peggiorative), stessa, sperimentata ottusità dei poteri, stessa tenacia delle vittime e di chi le assiste.

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  • “Cercate di divertirvi, e basta” erano soliti dire i genitori di Arta Dobroshi a lei e ai suoi fratelli, quando erano piccoli e stavano attraversando gli anni più delicati della loro crescita. "Ce lo ripetevano ogni giorno: non preoccupatevi di niente, cercate solo di star bene e divertirvi". Quello che rendeva il loro atteggiamento straordinario era il fatto che vivessero in una zona di guerra.

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  • "Il funzionario mi ha stretto la mano e mi ha detto ' benvenuta' come se prima fossi stata una persona invisibile. Ma io sono anni che vivo qua!». Già il mio amico Simohamed (così cittadino che si è anche candidato sindaco!) mi aveva raccontato anni fa lo stesso sgomento davanti alla medesima parola benaugurante. Benvenuto dove? Si era chiesto.

    20140307 benvenuto

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