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accoglienza

  • Bambini e adolescenti “fuori famiglia”: riflessioni attorno al tentativo di smantellare il sistema di accoglienza.

    Ci lamentavamo degli istituti, ci lamentavamo del clima freddo e autoritario che vigeva in quei contesti, ci lamentavamo del gran numero di bambini e ragazzi che erano costretti a stare tutto il giorno con le stesse persone a fare le stesse cose alle stesse ore. Ci lamentavamo, appunto, dell’istituzionalizzazione in quanto processo di assoggettamento di un minore ad una dimensione omogeneizzante e non centrata sui bisogni individuali dei singoli individui.

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  • Il calvario di Sara e della sua famiglia se il ricongiungimento è impossibile

    Lei la chiameremo Sara, perché i profughi, i dissidenti, i disertori e i perseguitati, devono, tra le tante perdite, rinunciare anche al nome, all'identità, di modo da non permettere mai al nemico dittatore o persecutore, dotato di buona memoria e maligna pazienza, di vendicarsi contro chi abbia osato ribellarsi e fuggire o contro la famiglia dei fuggitivi rimasti alla sua mercé.

    20141002 Ballerini

  • 8 ottobre 2015. Report da pozzallo. In attesa dell’hot spot che verrà

    Dentro: l'immancabile guardiola della polizia, l'edificio adibito a Cpsa e ora ad Hot Spot dove stanno rinchiusi a centinaia i profughi del mare, il container di Frontex per le identificazioni "forzate" ed un blindato delle forze dell'ordine nostrane a chiudere fisicamente la porta del centro. Come a ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, che queste persone sono private della libertà, rinchiuse.

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  • A Lampedusa l’hot spot non ci può essere

    La solita anticamera.
    Cambiano i governi, gli enti gestori, i funzionari e la denominazione giuridica dei luoghi di detenzione per migranti, ma l’attesa davanti alle sbarre e la disputa più o meno cordiale con le divise per poter visitare il centro è una costante irrinunciabile.

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  • Filastrocca delle lacrime e dei naufragi

    Son gocce dentro al mare.

    I sorsi più salati

    li voglio dedicare

    a quelli mai arrivati.

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  • Filastrocca di chi arriva per mare

    Ho lasciato la mia terra

    povertà e devastazione. 

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  • Il pellegrinaggio dei profughi accolti nella parrocchia di don Rito

    Vede la videocamera ed esplode di frenetica gioia ed infantile narcisismo. Letteralmente la insegue, ci si piazza davanti offrendo il suo sorriso sdentato eppure perfetto e regala la sua intervista al mio amico giornalista.

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  • Il racconto di una ragazza rifugiata sfuggita ai trafficanti

    Decine di migliaia di minori rifugiati non accompagnati si imbarcano in viaggi pericolosi, mettendo in pericolo la loro vita.

    Il suo nome è Mary. È originaria di Benin City, in Nigeria. Quando aveva diciassette anni, Mary ha cercato di sfuggire a una vita senza prospettive per andare a lavorare in un ristorante in Italia. Invece è stata raggirata da trafficanti che volevano introdurla nell'industria del sesso.

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  • L'ultimo viaggio di Aroon, da Ronco a Calais

    Venerdì 23 maggio, nell'ultima serata dedicata ai "dialoghi sull'accoglienza", in un'affollata e apertissima Chiesa del Gesù, ascolto l'amico Pino Petruzzelli recitare: "I malvagi sono astuti e arrivano sempre travestiti da bene, dicono di operare per il bene, parlano di necessità storica e sociale e soprattutto sono abili a mettere i poveri contro i poveri.

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  • L'umanità a Ventimiglia

    Manca all’appello ancora l’ultimo treno, quello delle 23, e i profughi in stazione a Ventimiglia sono già almeno 400. Sudanesi, etiopi, eritrei, ghanesi, profughi del Togo, del Mali e della Guinea, tutti approdati sulle nostre coste nei giorni scorsi. La nostra piccola Africa ligure.
    Tra loro, numerose donne anche giovanissime, stremate, stese per terra con occhi e corpi quasi inermi. Bellissime, nonostante tutto.

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  • La storia di una famiglia siriana fuggita dalla guerra

    La luce del pomeriggio è caduta non appena ci siamo spinti fino alla parte anteriore di un gruppo di palazzi su un viale alberato di Atene, in un quartiere residenziale del centro. Dopo essere saliti al quinto e ultimo piano dell'edificio, abbiamo bussato delicatamente e la porta subito si è dischiusa, rivelando i sei volti raggianti di una famiglia di rifugiati musulmani che ci ha accolto nella sua casa.

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  • La vita ti sia lieve. Storie di migranti e altri esclusi

    "Ho visto occhi colmi di disperazione fissarmi dietro le grate. Ho visto Zaccaria, rinchiuso a soli tre anni, soffrire di un dolore adulto, con un’espressione che un bambino non dovrebbe mai avere. Ho visto mani cercare un varco tra le sbarre, cercare altre mani, un contatto. Ho visto mani bruciate da manganelli elettrici.

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  • Migranti, quella rete di persone solidali che sa sempre da che parte schierarsi

    Se fossi un sudanese fuggito dal mio Paese, scappato dalla dittatura militare, se avessi attraversato deserti e prigioni e mare, se fossi miracolosamente scampato ad ogni invito di morte, se fossi approdato in qualche costa del sud Italia, se mi avessero intinto i polpastrelli

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  • Minori non accompagnati: storie di legami e migrazione esperienze a confronto

    Una mattinata densa di contenuti quella che ha visto impegnati amministratori locali, professionisti della cura, esponenti del Terzo settore, operatori sociali nella cornice dell’omonimo convegno che si è svolto il 26 gennaio a Palazzo Reale, in una Sala conferenze gremita di partecipanti.

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  • Parigi creerà centri di accoglienza per i minori non accompagnati in attesa di valutazione da parte del tribunale

    Tra il momento in cui un minore solo arriva a Parigi e quello in cui riceve supporto dai servizi sociali, dovrebbe giuridicamente passare un massimo di cinque giorni, il tempo di verificare il suo status. Nella realtà però non è così: trascorrono diversi mesi durante i quali il minore non ha un alloggio stabile e si viene a trovare a volte in situazioni di grande precarietà.

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  • Profughi, un'odissea senza fine la resistenza diventa atto di fede

    Ora come allora. Stessi luoghi, almeno in parte, stessa indecente sofferenza, stessa insensata burocrazia (con alcune varianti peggiorative), stessa, sperimentata ottusità dei poteri, stessa tenacia delle vittime e di chi le assiste.

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  • Quando ero una rifugiata

    “Cercate di divertirvi, e basta” erano soliti dire i genitori di Arta Dobroshi a lei e ai suoi fratelli, quando erano piccoli e stavano attraversando gli anni più delicati della loro crescita. "Ce lo ripetevano ogni giorno: non preoccupatevi di niente, cercate solo di star bene e divertirvi". Quello che rendeva il loro atteggiamento straordinario era il fatto che vivessero in una zona di guerra.

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  • Quel benvenuto che sa di beffa ai "nuovi" cittadini italiani

    "Il funzionario mi ha stretto la mano e mi ha detto ' benvenuta' come se prima fossi stata una persona invisibile. Ma io sono anni che vivo qua!». Già il mio amico Simohamed (così cittadino che si è anche candidato sindaco!) mi aveva raccontato anni fa lo stesso sgomento davanti alla medesima parola benaugurante. Benvenuto dove? Si era chiesto.

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  • Si ammalano di viaggio e di speranza in attesa di un asilo

    Sarà, credo, capitato a tutti di sentirsi fuori posto, non solo e non tanto inadatti o inadeguati, ma proprio fuori luogo, o meglio, nel luogo sbagliato. In incontri, convegni o semplici cene, quando tutti sembrano legati da interessi comuni, o almeno fingono in maniera sublime, e noi vorremmo scomparire, essere ovunque ma non lì,

    20150928 Ballerini profughi 1

  • Un buon modo per aiutare i giovani senzatetto, quasi mai utilizzato

    Gli adolescenti senza fissa dimora, molti dei quali hanno subito violenze per mano di coloro cui erano stati affidati affinché prestassero loro cure e gentilezza, spesso si rifiutano di cercare calore e accudimento in luoghi protetti, troppo vincolati da regole e a contatto con un personale con cui non riescono a mettersi in relazione.

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 4 settembre.
A tutti i lettori, auguriamo buone vacanze!

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