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Ubi minorubi-minor-progetto

accoglienza

  • Ci lamentavamo degli istituti, ci lamentavamo del clima freddo e autoritario che vigeva in quei contesti, ci lamentavamo del gran numero di bambini e ragazzi che erano costretti a stare tutto il giorno con le stesse persone a fare le stesse cose alle stesse ore. Ci lamentavamo, appunto, dell’istituzionalizzazione in quanto processo di assoggettamento di un minore ad una dimensione omogeneizzante e non centrata sui bisogni individuali dei singoli individui.

    20131208 zullo1

  • Lei la chiameremo Sara, perché i profughi, i dissidenti, i disertori e i perseguitati, devono, tra le tante perdite, rinunciare anche al nome, all'identità, di modo da non permettere mai al nemico dittatore o persecutore, dotato di buona memoria e maligna pazienza, di vendicarsi contro chi abbia osato ribellarsi e fuggire o contro la famiglia dei fuggitivi rimasti alla sua mercé.

    20141002 Ballerini

  • I più fantasiosi, con inconsapevole ironia, lo chiamano il foglio "vai via" Dicono proprio cosi: "mi hanno dato il vai via" sia che si tratti di un vero e proprio decreto di espulsione sia che gli sia stato notificato un più banale ma ugualmente allarmante rifiuto (oppure in certi casi addirittura revoca ) del titolo di soggiorno.

    20200224 espulsione 1

  • Dentro: l'immancabile guardiola della polizia, l'edificio adibito a Cpsa e ora ad Hot Spot dove stanno rinchiusi a centinaia i profughi del mare, il container di Frontex per le identificazioni "forzate" ed un blindato delle forze dell'ordine nostrane a chiudere fisicamente la porta del centro. Come a ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, che queste persone sono private della libertà, rinchiuse.

     20151028 Pozzallo 1a

  • La solita anticamera.
    Cambiano i governi, gli enti gestori, i funzionari e la denominazione giuridica dei luoghi di detenzione per migranti, ma l’attesa davanti alle sbarre e la disputa più o meno cordiale con le divise per poter visitare il centro è una costante irrinunciabile.

    20160208 hot spot 5

  • Provateci voi. Dopo un boato, un fragore di sangue, con ancora il bagliore della lama tra occhi e pelle. Il nemico alle spalle o alle porte. Mentre la terra trema o la tempesta si abbatte sulla tua casa.

    20190610 prova 2

  • Son gocce dentro al mare.

    I sorsi più salati

    li voglio dedicare

    a quelli mai arrivati.

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  • Ho lasciato la mia terra

    povertà e devastazione. 

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  • «Mi hanno rifiutato ». Dicono proprio così. Non ricevono solo il rifiuto ma ci si identificano. Non sono solo i destinatari ma l‘oggetto, o meglio il soggetto, di quel rifiuto. Loro sono il rifiuto che altri hanno incautamente decretato.

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  • Capita quasi ogni volta. Quando parli a un qualsiasi pubblico — ma molto meglio se giovane e non ancora irreversibilmente plagiato dalla massiccia disinformazione sul tema né viziato dall’ottundimento d’odio da tastiera (o da bar) — succede quasi sempre.

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  • Vede la videocamera ed esplode di frenetica gioia ed infantile narcisismo. Letteralmente la insegue, ci si piazza davanti offrendo il suo sorriso sdentato eppure perfetto e regala la sua intervista al mio amico giornalista.

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  • Decine di migliaia di minori rifugiati non accompagnati si imbarcano in viaggi pericolosi, mettendo in pericolo la loro vita.

    Il suo nome è Mary. È originaria di Benin City, in Nigeria. Quando aveva diciassette anni, Mary ha cercato di sfuggire a una vita senza prospettive per andare a lavorare in un ristorante in Italia. Invece è stata raggirata da trafficanti che volevano introdurla nell'industria del sesso.

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  • Venerdì 23 maggio, nell'ultima serata dedicata ai "dialoghi sull'accoglienza", in un'affollata e apertissima Chiesa del Gesù, ascolto l'amico Pino Petruzzelli recitare: "I malvagi sono astuti e arrivano sempre travestiti da bene, dicono di operare per il bene, parlano di necessità storica e sociale e soprattutto sono abili a mettere i poveri contro i poveri.

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  • Manca all’appello ancora l’ultimo treno, quello delle 23, e i profughi in stazione a Ventimiglia sono già almeno 400. Sudanesi, etiopi, eritrei, ghanesi, profughi del Togo, del Mali e della Guinea, tutti approdati sulle nostre coste nei giorni scorsi. La nostra piccola Africa ligure.
    Tra loro, numerose donne anche giovanissime, stremate, stese per terra con occhi e corpi quasi inermi. Bellissime, nonostante tutto.

    20150619 ventimiglia

  • I viaggi, ma ancor più gli incontri, ci cambiano. Forse, tra gli eventi che attraversano le nostre esistenze, gli incontri sono quelli che più forgiano il nostro carattere e interferiscono nel nostro destino.

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  • Principe di nome. Un nome avuto in sorte insieme ad un’esistenza in salita. Nato nel posto sbagliato, come molti altri. In un continente di una bellezza cosi struggente da fare ammalare di nostalgia persino gli occasionali visitatori e di una ricchezza invidiabile, depredata senza sosta dal cinismo e dall’arroganza di governi e multinazionali.

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  • “Volevo ringraziare gli italiani che mi hanno salvato la vita in mare. Chi ti salva ti ama”. “Volevo ringraziare perché quando ero in mare avevo dubbio che qualcuno mi potesse salvare. Io non posso dimenticare e devo ringraziare”.

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  • In fondo è l’unica cosa che chiedono.

    Come quando si va da un medico e si aspetta che esamini analisi e referti e che sollevi finalmente lo sguardo dalle carte e ci dica che va tutto bene o che comunque esiste una medicina per guarire.

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  • La luce del pomeriggio è caduta non appena ci siamo spinti fino alla parte anteriore di un gruppo di palazzi su un viale alberato di Atene, in un quartiere residenziale del centro. Dopo essere saliti al quinto e ultimo piano dell'edificio, abbiamo bussato delicatamente e la porta subito si è dischiusa, rivelando i sei volti raggianti di una famiglia di rifugiati musulmani che ci ha accolto nella sua casa.

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  • Ci sono dei politici, ma quel che è forse peggio ci sono alcuni giornalisti che ancora li chiamano “Taxi del mare”. Osano spiegare tale demenziale epiteto sostenendo che le imbarcazioni delle ong che salvano i naufraghi in mare funzionano da pull factor.

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