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"Il funzionario mi ha stretto la mano e mi ha detto ' benvenuta' come se prima fossi stata una persona invisibile. Ma io sono anni che vivo qua!». Già il mio amico Simohamed (così cittadino che si è anche candidato sindaco!) mi aveva raccontato anni fa lo stesso sgomento davanti alla medesima parola benaugurante. Benvenuto dove? Si era chiesto.

20140307 benvenuto

Io qui ci sono da quando ho memoria. Intanto centinaia di altri «stranieri», residenti in Italia da sempre, aspettano da anni che la loro domanda di cittadinanza venga quanto meno esaminata. Perché loro possano diventare cittadini e giurare di rispettare le nostre leggi occorre che i poteri dello Stato rispettino i tempi e gli obblighi (quanto meno quelli di trasparenza e non discriminazione) imposti dalla legge. Invece ci sono persone che attendono anche sei anni una risposta circa la propria domanda di cittadinanza dalla pubblica amministrazione, ed altre che se la vedono negare perché il reddiei è raggiante sotto il foulard colorato. Pochi giorni fa ha giurato in un anonimo ufficio del comune davanti a un funzionario con la fascia tricolore.

Ha giurato di essere fedele alla nostra Repubblica e di rispettarne la Costituzione e le leggi, dunque di essere una buona cittadina. Una buona cittadina lei lo è sempre stata (diversamente non avrebbe ottenuto la «concessione» della cittadinanza dopo dieci anni di regolare residenza in Italia ed altri tre di paziente attesa). Ma ora è anche una cittadina italiana.

Ha giurato. È felice perché avere la cittadinanza vuol dire non dover rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno, rischiare ogni volta di vederselo negato e diventare irregolare se il reddito non è abbastanza alto. Avere la cittadinanza vuol dire poter partecipare a tutti i bandi pubblici, avere accesso ai diritti pensionistici, poter votare e scegliere chi amministrerà i soldi versati in tasse, vuol dire, perché' no, candidarsi ed essere votati, scelti per contribuire a legiferare o governare il "suo" Paese. Oggi le comunico la notizia che anche sua sorella a breve riceverà la lettera di convocazione per il giuramento. Tra poco in famiglia le cittadine italiane saranno due. È felicissima! Ottenere la cittadinanza dona la gioiae il sollievo del traguardo di una corsa a ostacoli.

Ogni nuovo cittadino si è guadagnato e sudato quella convocazione e vive e s' immagina il giuramento come un matrimonio, la celebrazione di una promessa di rispetto e amore per un Paese che è anche loro. Scherziamo, un po' amare, sul fatto che ora cheè cittadina italiana tutti dovranno darle del lei, sapendo che sotto il suo velo in molti continueranno a vedere solo l' immigrata e non la persona. Prima di andarsene mi confida che la "cerimonia" del giuramento un po' l' ha delusa: «Alla fine il funzionario mi ha stretto la mano e mi detto: benvenuta. Come se fossi nata in quel momento. Come se prima fossi stata sempre invisibile. Eppure è una vita (letto in questi anni di attesa e di crisi economica si è nel frattempo ridotto, ed altre, ancora, "rifiutate" perché considerate pericolose (pur in assenza di qualsiasi sentenza o anche solo indagine penale) perché appartenenti ad associazioni culturali o religiose completamente pacifiche, ma evidentemente non apprezzate dal Ministero. Loro non saranno "benvenuti" fino a quando non lo stabilirà un giudice.

Intanto benvenuti sono i loro soldi nelle nostre casse (secondo il dossier statistico Unar del 2013 il bilancio costi/benefici per le casse statali equivale a un valore positivo di 1,4 miliardi di euro e a questi vanno aggiunti i mille euro versati da 135 mila persone per l' ultima sanatoria.) Nel frattempo, sono stati presentati 14 progetti di legge di riforma dell' attuale impianto normativo in materia di cittadinanza, tesi in particolare ad agevolare i termini di accesso per gli "stranieri" nati in Italia (dove vige ancora l' obsoleto ius sanguinis), ma restano tutti giacenti in Parlamento, seppure un' indagine condotta nel 2012 dall' Istat abbia attestato che il 72,1% degli italiani sarebbe favorevole ad una modifica legislativa.

E così, nell' attesa di nuove norme, chi nasce in Italia da genitori stranieri può avere la cittadinanza italiana solo al compimento del diciottesimo anno di età (e solo se propone domanda entro il compimento del diciannovesimo anno) e sempre che abbia avuto regolare e continua residenza nel nostro Paese (dal quale i giovani cittadini per sangue intanto, se possono, fuggono a gambe levate). Benvenuti in Italia

articolo pubbilicato sulle pagine di Genova de "La Repubblica"

 

L'autore.
Avvocato civilista specializzato in diritti umani e immigrazione