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Ubi minorubi-minor-progetto

Sì, il computer… è della mia bambina.

E in quel filmato c'è una ragazzina.

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Io l'importante l'ho individuato,

è che mio figlio sia un bimbo educato.

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La filastrocca è scaturita dalla storia di ragazze costrette alla prostituzione dai propri genitori. 

Immerse nel Dixan

le mamme maman

e il marito pappone

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Gli incontri sentimentali, gli appuntamenti finalizzati a trovare un partner (il cosiddetto “dating”), tra gli adolescenti prendono spesso una svolta violenta. Accade per un giovane su sei. Ragazzi di entrambi i sessi dichiarano di essere state vittime o responsabili di atti violenti come pugni, tirate di capelli, spintoni e lancio di oggetti, in occasione di incontri che avrebbero dovuto avere ben altri esiti.

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Gli adolescenti possono avere reazioni da stress post-traumatico, anche se non hanno vissuto direttamente esperienze di coinvolgimento in attacchi terroristici o in eventi violenti dai quali non siano stati colpiti in prima persona,

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Quali sono le risorse dei bambini?

Prima di tutto il desiderio di crescere, l’apertura al futuro. L’investimento nello studio nonostante tutto, l’avvio di relazioni importanti con coetanei o adulti dentro e fuori dalla famiglia o dai servizi, l’espressione artistica, la capacità di credere o costruire un proprio mondo interiore sono espressione di questa meravigliosa energia.

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Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Elena Buccoliero nel quaderno "Riconoscere la violenza o negarla" (maggio 2014). ll quaderno raccoglie gli atti di un ciclo di incontri proposto dalla Scuola della Nonviolenza. Scopo del percorso era mettere a fuoco i meccanismi di negazione della violenza maschile nelle relazioni d’intimità, meccanismi presenti in tutti gli attori coinvolti: gli uomini maltrattanti per giustificare i loro comportamenti, le donne maltrattate per rimanere nella relazione nonostante tutto, i figli per giustificare i genitori e infine questi ultimi, per non intaccare la propria immagine di “bravo papà” e “brava mamma”.  L’iniziativa era inserita nell’ambito del progetto “Violenza di genere e rete locale” coordinato dal Comune di Ferrara, partecipato da Centro Donna Giustizia, Centro di ascolto uomini maltrattanti e Movimento Nonviolento, e realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità. 

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Il 21 marzo, primo giorno di primavera, ricorre la Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.
Preparando materiale per le scuole di Ferrara, la città nella quale lavoro, mi sono resa conto che si sa poco delle vittime più innocenti: i minori. È nata così una ricerca in rete che mi ha portata a constatare l'assenza di un elenco completo e affidabile.
I siti che ricordano le vittime sono molti e di taglio diverso, generalisti o specifici, ortodossi sulla definizione di vittima della criminalità organizzata o tendenzialmente inclusivi. Proseguendo nell'indagine si è composto via via un testo che comprende tutti i minori e i ragazzi uccisi dalle mafie "e dintorni" dal 1980 ad oggi - non per un motivo, il 1980, ma perché da qualche parte bisognava pur iniziare -, rinunciando, per ragioni di tempo e possibilità di approfondimento, ad un approccio storiografico rigoroso.

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Un bambino di tre anni, Domenico detto Cocò, viene ucciso insieme al nonno e alla fidanzata e i loro corpi lasciati nell’auto e carbonizzati in un agguato di ‘ndrangheta: cattivi giudici, perché non lo hanno allontanato dalla famiglia?

Una mamma si rivolge ai giornalisti raccontando la triste storia del bambino che le è stato portato via: cattivi giudici, perché lo hanno allontanato dalla famiglia?

A quanto pare l’opinione pubblica si esprime al meglio nella tifoseria, nelle fazioni pro o contro, spesso con poche informazioni a sostegno e in modo facilmente contraddittorio e irragionevole, a seconda di chi più le agita le viscere.

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Il fatto è semplice: la Corte di Cassazione ha annullato una condanna a 5 anni di reclusione per violenza sessuale e ha chiesto di ripetere il processo perché la parte offesa era, invece, consenziente. Detta così, niente di strano. E allora? È presto detto: lui ha 60 anni, lei 11. La questione sollevata dalla Cassazione non riguarda, né può riguardare, la sussistenza del reato in quanto tale, ma il riconoscimento delle attenuanti. Nonostante questo, c’è di che riflettere.

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